Firenze, 23 Giugno 2007 – Un nuovo centro per ospitare convegni e iniziative di formazione culturale nel cuore del Casentino, a Soci, in provincia di Arezzo. E’ la Villa La Mausolea,
importante esempio di architettura seicentesca recentemente restaurato e che oggi, alla presenza del presidente della Regione Claudio Martini, ha riaperto i battenti.

‘Grazie ad un attento lavoro, e anche al sostegno finanziario della Regione – ha dichiarato il presidente – è stato possibile restituire alla Toscana un altro pezzo della sua storia.
Perché abbiamo dato il nostro contributo? In primo luogo perché abbiamo altissima considerazione e rispetto per la comunità di Camaldoli, una delle più grandi
ricchezze culturali e spirituali della nostra regione. E poi perché ridare nuova vita a un luogo così stupendo è il compito normale per una Regione come la Toscana che fa
della bellezza, dell’arte e del proprio patrimonio uno dei suoi punti di forza’.

‘E’ un’offerta in più – ha aggiunto Claudio Martini – per questa splendida terra che è il Casentino: terra in cui abbiamo investito risorse ed energia e che crede in sé
stessa perché punta a svilupparsi con le proprie forze, le proprie idee, la propria progettualità. La Mausolea è in una delle più belle zone della nostra regione, un
piccolo capolavoro che finalmente potrà spalancare le proprie porte e mostrare i suoi preziosi tesori.’.

Durante il suo breve saluto, il presidente coglie l’occasione per togliersi un sassolino. ‘Finiamo sulle prime pagine per una notizia assolutamente inesistente ma poi, quando viene fatto
qualcosa di positivo, non ci dedicano neanche una riga’.

I lavori di restauro, a villa La Mausolea, sono iniziati nel 2004. 1 milione e 250mila euro la spesa complessiva, 750mila euro li ha messi la Regione.

La Mausolea è una delle più antiche fattorie della zona: se ne hanno notizie fin dal 1287. In passato serviva soprattutto come centro per l’amministrazione dei possedimenti
fondiari camaldolesi presenti nella campagna circostante, ma anche come foresteria per i pellegrini diretti all’eremo e per il soggiorno di monaci anziani. Distrutta alla metà del ‘600,
nel 1682 secolo venne ricostruita assumendo il caratteristico assetto ‘a blocco compatto’, con vaste superfici intonacate interrotte da semplici cornici in arenaria. Il restauro che ne ha
permesso la riapertura è stato promosso dalla Casa Generalizia della Congregazione degli Eremiti Camaldolesi in Toscana.

Federico Taverniti

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