Per salvare il biologico italiano dalle contaminazioni è necessaria subito l’emanazione di un decreto legge di immediata attuazione che preveda anche il marchio del biologico italiano e
possa colmare così il ritardo del nostro Paese nei confronti di Francia, Germania, Austria, Belgio, Svizzera, Olanda, Svezia e Danimarca che hanno da tempo fatto questa scelta. E’ quanto
afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che i tempi lunghi del disegno di legge (DDL) in discussione in Parlamento rischiano di essere incompatibili con la
necessità di tutelare con urgenza la leadership italiana nel settore. Dopo la grave sconfitta a livello comunitario per evitare di favorire le lobby del biotech, occorre – afferma il
Presidente della Coldiretti – cogliere i margini di manovra presenti nella legislazione comunitaria per introdurre norme tecniche che evitino la contaminazione del biologico italiano, ma anche
rendere riconoscibili le specificità e le garanzie offerte dalla produzione Made in Italy con il marchio nazionale. La decisione del Consiglio dei Ministri agricoli europei con la
fissazione di una soglia di contaminazione dello 0,9 per cento per il biologico ha respinto la proposta di azzeramento del Parlamento Europeo. Si tratta di un duro colpo per un settore che
rischia, secondo una stima della Coldiretti, un crollo del 60 per cento nei consumi per una crisi di fiducia nei confronti di alimenti scelti e pagati con un differenziale di prezzo proprio
perché garantiscono sicurezza e naturalità nel metodo di produzione. Nel 2007 – riferisce la Coldiretti – sono aumentati del 10 per cento i consumi familiari di alimenti biologici
con valori record per i prodotti per l’infanzia ( 51 per cento) e per riso e pasta ( 26 per cento), sulla base dei dati del panel Ismea – Ac Nielsen sui consumi domestici di prodotti biologici
confezionati relativi al primo trimestre, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I maggiori consumatori di prodotti biologici – precisa la Coldiretti – risiedono al Nord con il 73 per
cento del totale degli acquisti, mentre il 19 per cento nel centro e in Sardegna e appena l’8 per cento al Sud e in Sicilia. Il settore dei prodotti biologici in Italia realizza un fatturato
complessivo stimato pari a 1 ,5 miliardi di euro. L’Italia, quarto produttore mondiale e primo nella UE, con un terzo delle imprese biologiche europee e un quarto della superficie bio
dell’Unione, ha la responsabilità – continua la Coldiretti – di svolgere un ruolo di avanguardia a livello comunitario per difendere il settore dai rischi concreti di perdita di
credibilità e mercati. Peraltro, ha la leadership nel Vecchio Continente e aumenta del 12 per cento i terreni coltivati che superano il milione di ettari ( 1.067.101,66 ettari ) e del 22
per cento il numero di imprese agricole coinvolte (49.859). Secondo l’ Eurostat – conclude la Coldiretti – la superficie dedicata all’agricoltura biologica in Europa, nel 2005, rappresenta il
3,9%, pari a 6,1 milioni di ettari, del totale della superficie agricola utilizzata dell’UE a 25. La maggior parte di questa si trova in Italia (1,1 milione di ettari, ovvero il 17% del totale
del UE25), seguita dalla Germania e dalla Spagna (0,8 milione di ettari ciascuno, ovvero 13% del totale dell’UE a 25).

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