Trovano conferma le preoccupazioni espresse da Fare Verde ai tempi della nomina del Prof. Paolo De Castro al Dicastero delle Politiche Agricole in merito alla posizione, favorevole alla
coesistenza in tema di Ogm e di apertura arrendevole verso questa forma di coltivazione seriamente compromettente per le specificità agricole italiane, in passato assunta dal ministro e
recentemente ribadita.

La conferenza stampa avvenuta venerdì 11 maggio presso il Ministero delle Politiche Agricole e riguardante «il nuovo indirizzo dell’industria agrobiotecnologica italiana e le
sperimentazioni genetiche sulle colture agricole», e’ stata l’occasione di una preoccupante retromarcia del Ministro, che ha scatenato reazioni in tutto il mondo del biologico e
dell’ambientalismo italiano. De Castro si e’ dichiarato soddisfatto dell’intento di Assobiotec (l’associazione delle aziende biotecnologiche italiane presente all’incontro) di rinunciare alla
sperimentazione di geni provenienti dall’uomo e dagli animali per modificare geneticamente le colture, definendola una scelta che «permette di dire no al Frankenstein Food e sì
alla ricerca scientifica verso gli Ogm di seconda generazione»: un sì contrastante con la posizione aggiunta in conclusione dal ministro che ”resta di rigore e ispirata alla
massima precauzione” riguardo al mondo transgenico.

Posto che la sperimentazione su geni umani e animali riguardi essenzialmente l’industria farmaceutica e non quella agroalimentare, “la rinuncia” di Assobiotec alla sperimentazione su geni
provenienti dall’uomo e dagli animali in cambio dell’approvazione di Ogm di “seconda generazione”, suona come una presa in giro neanche troppo occultata, un depistaggio dovuto alla poca
chiarezza del ministro che parla di rigore, ma nei fatti inverte la posizione assunta con coerenza dagli ultimi due ministri (Pecoraro Scanio e Alemanno).
Se, invece, provando a fare chiarezza sulla differenza tra i due tipi di Ogm, scopriamo, come dice Luca Colombo, esperto di Ogm per il Consiglio dei diritti genetici, che «si tratta di
una definizione dai caratteri molto sfumati, in quanto non esiste una classificazione ufficiale che stabilisca cosa sia di prima o di seconda generazione», l’unico aspetto inequivocabile
e’ che di prima o di seconda generazione rientrano tutti nella gamma di quegli organismi il cui fallimento e’ testimoniato su piu’ fronti, dal rapporto di Friends of the Earth al recente
annullamento del brevetto Monsanto sulla soia GM.

In conclusione, al Ministro De Castro chiediamo una maggiore chiarezza nei confronti dei cittadini e il rispetto degli intenti del programma esposto agli elettori, in cui si diceva di voler
«custodire i valori della biodiversità e privilegiare la naturalità dei processi incentivando realmente l’agricoltura biologica anche ai fini della difesa e valorizzazione
ambientale e adottando verso gli Organismi geneticamente modificati il principio di massima precauzione». Nessuna retromarcia o depistaggio, quindi, ma la ricerca di una maggiore
qualità nella produzione e la rinuncia a scelte eticamente sbagliate.

Gabriella Meroni

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