Caro Carlo, come molti altri operatori dell’agricoltura biologica italiana ed europea presenti all’inaugurazione della fiera Biofach 2007 lo scorso febbraio, la più grande manifestazione
mondiale del settore, mi sono emozionato nel sentire le tue parole, scandite forte e con enfasi davanti ai Ministri e alla Commissaria europea all’agricoltura, parafrasando addirittura Kennedy:
“ich bin ein biobauern”. Io sono un agricoltore biologico.

L’emozione era duplice. Per il tuo appello deciso contro gli Ogm e per una scelta politica netta anzitutto dei governanti europei a favore del futuro del Pianeta, ovvero per l’agricoltura
biologica, ma anche per l’approdo di un lungo percorso del movimento da te promosso, lo Slow Food, verso un’agricoltura capace non solo di produrre alimenti buoni ma anche sani e giusti. E
saperti poi in prima linea nella formazione del Partito Democratico ha confortato me e molti altri sulla possibilità che questo percorso contamini anche la politica italiana, così
bisognosa di contenuti all’altezza delle sfide del tempo che viviamo.

E’ quindi con stupore che ho letto alcuni passaggi del tuo articolo su La Repubblica, consapevole dello smarrimento che possono aver provocato nei confronti dei tanti consumatori che sempre
più numerosi si orientano verso i prodotti dell’agricoltura biologica italiana anche grazie alla tua instancabile testimonianza. Siamo infatti il principale Paese produttore in Europa e
le nostre 50 mila imprese, assieme a tutti i protagonisti del settore e agli enti di certificazione autorizzati dal Ministero agricolo, rischiano di essere travolti da un’informazione che non
corrisponde alla verità dei fatti.

Il nuovo Regolamento europeo sull’agricoltura biologica non apre agli Ogm, il cui impiego in ogni fase del processo di coltivazione, allevamento e preparazione rimane severamente vietato. Il
biologico rimane dunque l’unico sistema di agricoltura e di allevamento in Europa che ha norme così severe. Un divieto simile non vige, ad esempio, per le produzioni tipiche che pure
sono un patrimonio così importante per il nostro made in Italy alimentare e che ormai da anni sono interessate da un uso massiccio di alimenti Ogm per il bestiame (soia e mais) di cui
nessuno scrive o dibatte.

E’ vero, per la prima volta dal 1991 l’Unione Europea ha definito una soglia per poter distinguere una contaminazione accidentale, dunque un fatto eccezionale, da una presenza voluta e stabile
di Ogm nei prodotti biologici, esattamente come da anni esiste per gli alimenti convenzionali e tipici. Appunto perché esiste un divieto d’impiego esiste la necessità di
regolamentare quelle contaminazioni che accadono come fatto eccezionale e il limite stabilito, lo 0,9%, non significa che saranno ammesse presenze anche assai più contenute se non
sarà provata l’inevitabilità del fatto.

Purtroppo l’agricoltura biologica non si fa solo sotto serra o in cima a montagne incontaminate ma è anch’essa vittima di una diffusione di prodotti Ogm nelle filiere zootecniche e
alimentari che non possiamo, come settore che rappresenta attualmente solo il 9% dell’agricoltura italiana, arrestare da soli. E non avrebbe nemmeno senso smettere di fare agricoltura biologica
in Italia in attesa che la battaglia epocale contro gli Ogm e la coesistenza obbligatoria venga vinta. Se mai lo sarà.

Gli organismi di certificazione del biologico italiano dal 2003 si sono autoregolamentati per non certificare prodotti che abbiamo una presenza anche accidentale di Ogm superiore al limite
tecnico di rilevabilità dello 0,1%, verificando comunque e sempre l’accidentalità dell’evento. Tutto ciò senza che alcuna Autorità pubblica fino ad oggi appoggiasse
questa decisione ed affrontando anche in prima persona responsabilità e vertenze di natura legale. Per questo è ingiusto accusare il sistema di certificazione nazionale di
indifferenza o addirittura di complicità con i nemici del settore.

Hai ragione, tuttavia, la battaglia non possiamo vincerla solo in Italia perché vogliamo essere cittadini di un’Europa che sia libera dagli Ogm e dove l’agricoltura biologica che non li
usa sia sempre più diffusa e per questo saremo ancora al tuo fianco. Ma perché questo accada c’è anzitutto bisogno che il biologico italiano non venga ucciso da poca
informazione e troppo amore. Con stima e affetto.

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