L’annuncio di un gruppo di ricercatori israeliani che ha messo a punto un particolare prodotto geneticamente modificato desta allarme nella Cia. Così si stravolgono le qualità
naturali e organolettiche e si ingannano i consumatori. Ribadito il fermo “no” agli organismi “biotech”.

Il pericolo Ogm è sempre in agguato. E ora sulle nostre tavola rischiano di arrivare anche i pomodori alla rosa e al limone, frutto di una manipolazione genetica in laboratorio che ne
stravolgono le qualità naturali e organolettiche, a cominciare da una proprietà ritenuta fondamentale dal mondo scientifico: l’antiossidante. A lanciare l’allarme è la
Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alla notizia, riportata dalla rivista britannica “Nature Biotechnology”, secondo la quale un gruppo di ricercatori israeliani ha messo a punto
dei pomodori geneticamente modificati nei quali è sensibilmente ridotto proprio il “fattore antiossidante” che, invece, è molto presente, e quindi benefico, nei pomodori rossi, di
cui l’Italia è tra i più grandi produttori al mondo.

Gli antiossidanti -ricorda la Cia- sono sostanze, in gran parte di origine vegetale ed in alcuni casi di provenienza minerale o animale, indispensabili per la difesa dell’organismo contro
l’aggressione dei radicali liberi.

Il pomodoro -rileva la Cia- è un alimento povero di calorie (solo 17 kcal/100 g) ed è, al contrario, ricco di sostanze antiossidanti importanti per la salute, come il licopene, il
beta-carotene (vitamina A) e la vitamina C. I pomodori ed i prodotti lavorati, quali la passata, la polpa, i “pelati”, il concentrato, il succo, il sugo, sono buone fonti di licopene e
rappresentano circa l’85 per cento del licopene ingerito con la dieta. Il contenuto di licopene nei pomodori varia a seconda del genere ed aumenta con la maturazione del frutto.

Il licopene -sottolinea ancora la Cia- è uno dei più potenti antiossidanti presenti in natura e sembra contribuisca a prevenire la carcinogenesi e l’aterogenesi proteggendo dalla
degradazione lipidi, lipoproteine Ldl, proteine e Dna.

La notizia di questa muova manipolazione desta, dunque, preoccupazione e conferma la necessità di una sempre maggiore attenzione nei confronti dei prodotti “biotech”, davanti ai quali
-sottolinea la Cia- occorre porre punti fermi e irrinunciabili: sicurezza alimentare e principio di precauzione; tutela dei consumatori e dei produttori agricoli; salvaguardia e valorizzazione
dell’agricoltura italiana diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle nostre variegate realtà rurali; qualità e difesa delle nostre sementi
e colture produttive; certezze per gli agricoltori.

I pomodori alla rosa o al limone, ottenuti in laboratorio, rafforzano, quindi, la posizione e le convinzioni della Cia rispetto al problema Ogm, per la quale si deve puntare sempre più
sulla qualità e la tipicità della nostra agricoltura. Un’agricoltura forte perché attinge la sua linfa vitale da un patrimonio di esperienze e di sapienze antiche che ha
permesso ai prodotti delle nostre campagne, e di conseguenza pomodoro, prodotti simbolo della cosiddetta “dieta mediterranea”, di diventare emblema del “made in Italy” a livello internazionale.
Ed è per questo che la Cia riafferma la sua netta contrarietà agli Ogm che non servono al mondo agricolo italiano e ribadisce l’esigenza di non abbassare la guardia di fronte a
manipolazione biotech che possono provocare rischi e ingannare i consumatori.

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