L’associazione internazionale Slow Food sostiene il movimento che si è costituito in Spagna in appoggio a Josep Pàmies, leader del Convivium Slow Food di Balaguer (Catalogna) e
agricoltore da sempre impegnato nella difesa del patrimonio agroalimentare e della biodiversità agricola (per leggere l’appello e aderire alla campagna visitare il sito www.freepamies.org).

Lo scorso lunedì è stata emessa la sentenza del secondo processo a carico di Pàmies, per il quale l’accusa aveva chiesto 4 anni di prigione e il pagamento di una multa di
50 000 Euro. Il verdetto del primo processo, tenutosi due anni fa, era stata la piena assoluzione. Al secondo grado di giudizio, Pàmies è stato dichiarato innocente dell’accusa di
attentato all’autorità ma è stato chiamato a pagare un indennizzo di 22 000 Euro per lesioni, oltre alle spese processuali.

I fatti risalgono al 13 settembre 2003, quando una cinquantina di membri dell’Assemblea Pagesa e della piattaforma Transgenics Fòra si è recata in un campo sperimentale coltivato
a BT176, mais transgenico della Sygenta già proibito negli Stati Uniti dal 2001 perchè genera resistenza agli antibiotici negli esseri umani. Seguendo un appello internazionale di
Via Campesina, gli attivisti hanno tagliato simbolicamente una piccola quantità di mais e un gruppo di 13 persone, compresi alcuni bambini, si è recato al Municipio di Lleida per
consegnare alle autorità competenti un manifesto di protesta contro le sperimentazioni incontrollate di ogm nella regione. Trovando chiusa la porta del Municipio, i cittadini l’hanno
spinta per entrare e hanno atteso l’arrivo del responsabile all’interno dell’edificio, abbandonandolo poi pacificamente. Un anno dopo questa vicenda, Pàmies è stato denunciato da
un agente della guardia civil spagnola con l’accusa di attentato all’autorità e lesioni. Le accuse sono dure, ma il movimento in difesa di Pàmies ha rivelato la loro infondatezza,
dimostrando, grazie a una perizia medica, che le lesioni denunciate dall’agente sono antecedenti al 2003.

La vicenda personale di Pàmies è diventata il simbolo della lotta delle associazioni agricole e della società civile contro la coltivazione di organismi gm in Spagna. Nei
giorni scorsi i sostenitori di Pàmies hanno costituito una nuova piattaforma dal nome Somos lo que sembramos il cui scopo è raccogliere 50 000 firme, necessarie a portare
in Parlamento una legge di iniziativa popolare e dichiarare così la Catalogna libera da ogm.

Nel 1998 il Governo spagnolo ha autorizzato la coltivazione a fini commerciali di piante gm. Fino all’ingresso della Romania nell’Ue, la Spagna è stato l’unico Paese in cui gli ogm sono
coltivati su vasta scala e oggi sono 31 le varietà di mais autorizzate. Dal 1998 le superfici coltivate a ogm sono state in continua crescita e la Catalogna e l’Aragona sono le regioni
che presentano le più grandi estensioni di campi sperimentali. La legge prevede che sia segnalato il numero di campi sperimentali in ogni località, ma che non siano localizzati
precisamente. I campi sono all’aria aperta, non controllati e sono stati registrati numerosi casi di contaminazione. Le organizzazioni della società civile denunciano la coltivazione di
varietà illegali, l’esistenza di campi sperimentali non autorizzati, il mancato rispetto delle distanze minime tra i campi e la scarsità se non la completa assenza di dati,
informazioni, analisi e controlli.

L’avanzare degli ogm in Spagna sta causando enormi problemi di contaminazione alle altre colture, minacciando sia la biodiversità agricola che la libertà di scelta dei
consumatori. Esporus, un centro di conservazione della biodiversità catalana, ha lamentato che l’unica varietà di mais autoctono catalano, il mais del queixal, è stata
contaminata dalla varietà gm coltivata nella regione e si è ormai persa.

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