Olio di Palma: Cosa c’è dietro. Intervista verità dalla Malesia

Olio di Palma: Cosa c’è dietro. Intervista verità dalla Malesia

Federica, imprenditrice italiana, che vive e opera in Malesia: complotti e guerra economica senza esclusione di colpi

Kuala Lumpur, Malesia, 1 dicembre 2015

La abbiamo incontrata nel nostro albergo, il Shangri-La, pieno centro della foresta di grattacieli, nel triangolo d’oro. Per ora vi diciamo solo che si chiama Federica, è un’imprenditrice milanese che dal 2010 vive in Malesia.

A breve metteremo on line la lunga video-intervista dove Federica ci parla anche di tanti altri aspetti di questo Paese che noi Italiani conosciamo solo attraverso i racconti avventurosi di Emilio Salgari. Ma la vera Malesia non è più così, non c’è più Sandokan, non ci sono più i tigrotti della Malesia e nemmeno la Principessa di Labuan (n.d.r. qui Labuan, un’isola tra il Brunei e le Filippine, conosciuta come porto franco, pare che sia considerata come una giovinetta un po’ leggera dedita ai piaceri della vita…). Ci sono però ancora i pirati, predoni del mare che attaccano e scompaiono.

La Malesia è uno Stato “federale” dove diverse etnie di diverse religioni convivono con grande rispetto tra loro. Ben diverso dagli stati confinanti o limitrofi come la Indonesia.

Secondo un recentissimo report di Credit Suisse c’è un solo Paese al mondo dove i milionari in dollari sono destinati a più che raddoppiare nei prossimi cinque anni: la Malesia. Ed è proprio sotto l’ombra delle Petronas Towers di Kuala Lumpur che ruggiscono le vere tigri del denaro, insomma, e non nella confinante Singapore, che vedrà il numero dei ricchi aumentare “solo” del 50% (meno della metà).

Per scendere nel dettaglio, in appena un lustro i milionari residenti in Malesia passeranno da 31 mila a 64mila. Ma in generale è l’intera area Asia-Pacifico che dovrebbe mettere a segno un’ottima performance quanto a numero di ricchi (+64%), trainata dalla Cina (+74%). Tra i continenti, secondo il Global Wealth Report 2015 solo l’Africa è destinata a fare meglio (+73%) della macroregione asiatica.

Federica: “- C’è tutto un complotto contro il Palma, è solo una questione di grandi interessi, in particolare contro la Malesia, tra i maggiori produttori del mondo, secondo per quantità solo alla Indonesia, ma primo in assoluto per esportazione (18.000.000 di tonnellate nel 2011 verso la Cina, il Pakistan, l’Unione Europea, l’India e gli Stati Uniti).

Principali competitors del Palma sono l’olio di colza, l’olio di girasole, l’olio di soia …

La Malesia è riconosciuta a livello mondiale per la qualità del suo olio di Palma – grazie ad un istituto governativo che ne controlla tutta la filiera – MPOB Malesia Palm Oil Board- e ne garantisce la qualità.”

La Indonesia invece produce di più ma il suo prodotto è di qualità inferiore. Per fare una equazione di esempio: l’olio di palma della Malesia sta all’olio extravergine italiano DOP come quello dell’Indonesia sta all’olio di oliva di media qualità.

Malesia

Malesia

Da quanto dice Federica, la Malesia non ha nemmeno necessità di deforestare e/o bruciare in quanto le piantagioni di palme da olio coprono già una superficie notevole di terreno coltivato.

L’accusa precisa è rivolta all’Indonesia che, in particolari momenti, quandi il vento è complice…, brucerebbe appositamente le proprie foreste e i vecchi impianti di palme da olio per danneggiare proprio la Malesia e il suo olio di palma. Per diversi giorni i malesiani sono costretti a respirare col le mascherine.

Ribadisce che l’olio di palma malese è sinonimo di qualità e controllo su tutta la filiera, mentre in Indonesia si produce più quantità ma senza alcuna organizzazione… un mercato libero, ogni produttore è libero di produrre e vendere a chi vuole, senza alcuna regola.

Alla domanda: Da dove arriva l’olio di palma usato dalle aziende alimentari italiane?

Federica: -“La Ferrero e molte altre che sono attente a non giocarsi il loro buon nome, e ovviamente a tutelare la salute dei loro clienti consumatori, acquistano dalla Malesia perché può fornire un prodotto certificato e “garantito”… che significa pulizia, igiene, informazioni dettagliate su tutta la filiera (n.d.r. il press tour di fine novembre 2015 con la dozzina di giornalisti dei principali media italiani, tra i quali Newsfood, dimostra ampiamente che MPOB e l’olio di palma malese non hanno nulla da nascondere. Nota: in una settimana ci hanno portato a vedere alcune piantagioni, anche nel Borneo a 3 ore di volo da Kuala Lumpur, abbiamo visto come vivono i piccoli e grandi coltivatori, come si raccolgono i caschi di semi e la loro lavorazione, le industrie dove vengono trasformati in olio alimentare e/o bio diesel e/o altri prodotti senza produrre residui con grande rispetto verso l’ambiente. Anche la parte legnosa viene utilizzata per produrre semilavorati impiegati in varie lavorazioni di manufatti industriali).

Ma non basta acquistare un buon prodotto, bisogna curarne tutta la filiera di consegna e lo stoccaggio… possiamo acquistare un bel branzino pescato all’amo e freschissimo ma se lo mettiamo in frigo dopo ore, lo cuciamo dopo due giorni e lo bruciamo in padella … non possiamo dare la colpa al pescatore, tanto meno al pesce…

Il consumatore attento però ha il diritto di sapere se l’olio di Palma fa male alla salute o no.

Le nostre conclusioni:

Indubbio che l’olio extra vergine di oliva (quello spremuto a freddo da olive -sane-, colte nel dovuto modo da non più di 24 ore, senza alcune altre lavorazioni e/o misture, sia più salutare ma la differenza la fa il prezzo. Non tutti possono permettersi di spendere almeno 10 Euro/litro… e la popolazione mondiale continua a crescere e quindi anche la domanda di oli alimentari… in quantità astronomiche.

Dati e documentazione corposa a breve… (Contatti)

L’olio di oliva di qualità -per la sua modesta produzione- è destinato ad essere (almeno per l’Italia) un prodotto per pochi e non potrà mai competere con gli altri oli che derivano da coltivazioni intensive industrializzate.

In conclusione: è preferibile un buon olio di palma certificato che un olio “extra vergine” da 2 Euro/litro come possiamo trovarlo nei nostri supermercati. Come in tutte le cose la differenza sta nella qualità e nella quantità. Sta nelle istituzioni vegliare sulla qualità. Sta ai tecnici stabilirne le percentuali, gli abusi…

C’è Olio di Palma e … olio di palma, Vino e… vino, Salumi e… salumi.

Diamo quindi per scontato (finchè studi seri e affidabili non dovessero dimostrare il contrario) che l’Olio di palma non è velenoso, non procura il cancro, non è un alimento pericoloso per la salute. Almeno non lo è più di quanto lo possono essere la cioccolata, il burro, gli additivi alimentari consentiti, i conservanti, l’alcol, il caffè… gli sport estremi, (o lo sport “dopato”), la sedentarietà, il sesso sfrenato, lo stress… e tutto ciò che fa parte della vita umana. L’importante è poter scegliere la nostra vita (e la nostra fine…) sulla base della conoscenza di ciò che ci viene proposto!

Le merendine industriali non fanno male ma fare colazione in famiglia coi nostri figli con latte fresco, pane, burro e marmellata … senza telefonini e/o aggeggi infernali… è molto più salutare.

Giuseppe Danielli
Direttore newsfood.com

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