Omega 3 e 6: gli acidi grassi che aiutano

Gli omega vengono definiti 3 o 6 perché hanno la caratteristica di possedere un doppio legame che può essere in posizione 3 o in posizione 6 nella catena che li forma e vengono
rispettivamente definiti EPA, acido eicosapentaenoico, e DHA, acido docosaesaenoico.

Questi sono acidi grassi essenziali, composti cioè che il nostro organismo non è in grado di produrre e che deve, quindi, necessariamente introdurre attraverso il cibo. L’omega 3
è presente nel pesce e per raggiungere una quantità sufficiente è opportuno consumarne dalle 2 alle 3 porzioni settimanali, la cui tipologia potrà variare tra le
seguenti: sgombro, merluzzo, pesce spada, tonno, trota, sardina e aringa. Altre fonti di questo acido grasso essenziale sono i cereali, le noci, i legumi e l’olio di lino. Per ciò che
concerne le funzioni biologiche del corpo umano tra gli effetti protettivi dell’acido EPA i più rilevanti sono :

1) effetto antitrombotico – riduzione della possibile formazione di coaguli nel sangue;

2) controllo del livello plasmatico dei lipidi; controllo della pressione arteriosa- mantenendo fluide le membrane delle cellule e dando elasticità alle pareti arteriose;

I principi benefici sono quindi legati soprattutto alla protezione del cuore e del sistema circolatorio, ma recentemente gli studi si stanno estendendo anche nell’ ambito della nutrizione
neonatale, dove un’introduzione quantitativamente adeguata di questa molecola sarebbe importante per favorire lo sviluppo del bambino. In particolare, la quantità di omega 3 nella dieta
delle donne in gravidanza aiuta a determinare l’intelligenza del nascituro, le sue capacità motorie e determinate tendenze sociali.

Il dibattito
Negli ultimi anni si è acceso però un lungo dibattito tra scienziati, nutrizionisti e medici riguardo agli effettivi curativi di questi acidi grassi nel nostro organismo. Alcuni
infatti hanno fervidamente sostenuto come la particolare molecola in determinati casi potesse essere addirittura dannosa proprio per le funzioni cardiovascolari. A mettere fine a questa
diatriba recenti acquisizioni che hanno dimostrato come, anche se con una bassa percentuale, tali acidi aiutino realmente il nostro organismo e, nei casi in cui si sono verificati effetti
nocivi, la causa non era dipendente dall’omega 3. Trea i sostenitori della teoria il Prof. Cannella e il Dott. Andrea Poli, segretario della Nutrition Foundation of Italy, che affermano: ”
recentemente è stato pubblicato un articlo sul British Medical Journal, che smentisce gli effetti positivi dell’Omega 3 sulla mortalità totale e la mobilità
cardiovascolare. Noi riteniamo che un solo studio, anche se quantitativamente significativo, non può screditare gli effetti positivi dell’omega 3 riscontrati nel contesto generale degli
studi fin qui riportati. Inoltre, l’esperimento condotto, come riconoscono gli autori stessi, viene considerato a rischio “medio o alto” d’errore per il suo impianto strutturale. Si presume
infatti che la particolare popolazione scelta per lo studio possa aver influenzato il risultato ottenuto.”

di Flaminia Savelli

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