Origine dei prodotti in etichetta: l’Italia ci riprova

Origine dei prodotti in etichetta: l’Italia ci riprova

Per il primo tentativo dobbiamo risalire a quasi cinque anni fa (legge 204 del 3 agosto 2004, articolo 1-bis).

Allora le cose non andarono troppo bene: dapprima una serie di circolari «esplicative», poi i richiami dell’UE finirono per convincere il legislatore a metterci una pezza, tentando di abrogare l’articolo in questione (definito «in contrasto con la normativa comunitaria») con la Legge Comunitaria 2007. (Si veda il mio precedente articolo: Etichettatura: Cronaca di una morte annunciata)

Il tentativo di abrogazione dell’1-bis non ebbe successo (il Governo ritirò l’articolo della Comunitaria che lo abrogava), ma le sue prescrizioni restarono comunque lettera morta.

Questa premessa è utile poiché, per cercare di valutare le caratteristiche del disegno di legge recentemente presentato dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, la cosa migliore ci pare quella di confrontare il citato articolo 1-bis con quello che, all’interno del disegno di legge in discussione, ne riprende gli argomenti.

legge 204/04, articolo 1-bis: Al fine di consentire al consumatore finale di compiere scelte consapevoli sulle caratteristiche dei prodotti alimentari posti in vendita…

DDL 2008, articolo 6: Al fine di assicurare un elevato livello di tutela dei consumatori finali…

Si passa dalla «scelta consapevole» all’«elevato livello di tutela dei consumatori»: sulla prima, dirò tra poco, mentre sulla seconda avrei qualche perplessità.

E’ mia opinione, infatti, che l’indicazione dell’origine dei prodotti in etichetta non abbia particolari effetti sulla sicurezza del prodotto, la quale è ben più legata, ad esempio, alla corretta gestione della rintracciabilità interna degli ingredienti.

legge 204/04, articolo 1-bis: l’etichettatura dei prodotti medesimi deve riportare obbligatoriamente, oltre alle indicazioni di cui all’art. 3 del D.L.vo 27.1.92, n. 109, l’indicazione del luogo di origine o provenienza.

DDL 2008, articolo 6: l’etichettatura dei prodotti alimentari, nei casi in cui l’omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore circa l’origine o la provenienza del prodotto alimentare, deve riportare l’indicazione del luogo di origine o provenienza.

L’articolo 3 del 109/92 elenca le indicazioni che devono figurare sulle etichette dei prodotti preconfezionati.

Alcune di queste sono obbligatorie solo in determinati casi; tra queste vi è proprio l’indicazione del luogo d’origine o provenienza, che deve essere riportato in etichetta «nel caso in cui l’omissione possa indurre in errore l’acquirente circa l’origine o la provenienza del prodotto».

Tale precisazione, come si vede, è ripresa in modo praticamente identico dal DDL, mentre il testo del 2004 la ignora del tutto: vi si legge «deve riportare obbligatoriamente» e, quindi, in tutti i casi.

Questa prima differenza mi pare fondamentale.

Facendo, infatti, riferimento esplicito al D.to Leg.vo 109/92 (che, come è noto, costituisce il recepimento nazionale della norma comunitaria), il DDL evita affermazioni che risultino in contrasto con le disposizioni UE, cosa che, invece, caratterizzava l’articolo 1-bis con il quale l’Italia tentava di darsi regole di etichettatura diverse da quanto stabilito in sede comunitaria.

legge 204/04, articolo 1-bis: Con decreti del Ministro delle politiche agricole e forestali di concerto con il Ministro delle attività produttive sono individuate, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le modalità per la indicazione del luogo di origine o di provenienza.

DDL 2008, articolo 6: Con decreti del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del Ministro dello sviluppo economico, tenuto conto delle valutazioni delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative della filiera, sono determinati, relativamente a ciascuna filiera, i prodotti alimentari soggetti all’obbligo di indicazione …

Questa seconda differenza risulterà, a mio giudizio, utile nel momento in cui il testo del DDL verrà valutato dall’UE.

Nel 2004 venivano individuate semplicemente «le modalità», mentre oggi ci si dispone a valutare, caso per caso, quali siano i prodotti per i quali l’omissione dell’indicazione di origine e provenienza possa realmente «indurre in errore il consumatore». La cosa è realmente significativa in quanto, attualmente, tale valutazione è lasciata alla libera interpretazione del singolo produttore.

Altrettanto importante mi pare la chiamata in causa della associazioni di categoria, assenti nel testo precedente.

Rimangono a questo punto aperte alcune questioni.

Innanzitutto, cambierà l’atteggiamento, attualmente contrario, di Federalimentare?

Il presidente Gian Domenico Auricchio, lo scorso mese di maggio, affermava:

«In tale contesto (indicazioni in etichetta dell’origine delle materie prime), fermo restando la facoltà per gli operatori di definire norme tecniche settoriali volontarie dirette a valorizzare alcune produzioni nazionali sulla base di intese di filiera, non possiamo che ribadire la nostra contrarietà ad una norma nazionale volta ad introdurre l’obbligo generalizzato di indicazione dell’origine della materia prima in etichetta».

E ancora, in un dossier dal titolo «Origine delle materie prime in etichetta?» si legge:

«Introdurre l’obbligo di indicare nelle etichette l’origine dei prodotti e dei relativi ingredienti – secondo la Federazione aderente a Confindustria – non aggiungerebbe nulla in fatto di sicurezza degli alimenti, snaturerebbe il concetto stesso di «made in Italy» alimentare, che si basa non tanto sull’origine delle materie prime impiegate, quanto sulla «ricetta», sulla capacità di lavorazione, sulla cultura della produzione di qualità e farebbe lievitare i costi di produzione, per la continua modifica delle etichette, con inevitabili riflessi negativi sui consumatori».

In merito a questo particolare argomento (origine delle materie prime nei prodotti trasformati) i due testi sono simili:

legge 204/04, articolo 1-bis: Per luogo di origine o provenienza di un prodotto alimentare non trasformato si intende il Paese di origine ed eventualmente la zona di produzione e, per un prodotto alimentare trasformato, la zona di coltivazione o di allevamento della materia prima agricola utilizzata prevalentemente nella preparazione e nella produzione.

DDL 2008, articolo 6: Per i prodotti alimentari trasformati l’indicazione riguarda il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale ovvero il luogo di origine o provenienza della materia prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione o produzione dei prodotti. Per luogo di origine o provenienza si intende la zona di coltivazione o di allevamento della materia prima agricola stessa ovvero il luogo di ultima trasformazione sostanziale.

«Materia prima prevalente», «ultima trasformazione sostanziale» sono concetti su cui si discuterà certamente…

E infine, quale sarà la risposta dell’UE?

Leggiamo da un’agenzia:

Le resistenze dell’Unione europea sul disegno di legge che prevede l’etichettatura d’origine degli alimenti non preoccupano il ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia: «Non ci preoccupiamo delle possibili resistenze dell’UE la cui visione è legata agli accordi di Doha e al Wto, cioè all’apertura totale dei mercati e della libera circolazione delle merci. I nostri rapporti con l’Europa sono buoni e siamo riusciti a riposizionare l’Italia al tavolo dei negoziati».

Staremo a vedere.

vedi anche:

«Etichettatura: Zaia illustra le novità del ddl sulla competitività del settore
agroalimentare»

 

 Disposizioni per il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare

 

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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