Origine dei prodotti in etichetta: protezione o protezionismo?

Origine dei prodotti in etichetta: protezione o protezionismo?

Alcune considerazioni inserite in un nostro precedente articolo (“Origine dei prodotti in etichetta: l’Italia ci riprova”) sono parse, a qualche cortese lettore, un poco maliziose, in quanto evocanti una sorta di volontà protezionistica.

Scrivevamo, tra l’altro: “Certo, se noi fossimo produttori di materie prime italiane o anche Associazioni aventi il compito di tutelarne gli interessi, le ragioni per richiedere l’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta le avremmo.”

Rispondiamo volentieri, grazie anche alle recentissime dichiarazioni del ministro Zaia, apparse il 16 dicembre sulle agenzie.

Cominciamo, però, a riprova del fatto che non siamo i soli a pensarla in un certo modo, riportando quanto ebbe ad affermare, già nel lontano 1985, la Corte di giustizia delle Comunità Europee: “Essa [l’indicazione obbligatoria dell’origine, ndr] mira di fatto e per natura a consentire al consumatore di distinguere queste due categorie di prodotti [nazionali e importati, ndr], il che può indurlo a dare la preferenza alle merci nazionali, e nessun motivo tassativo attinente alla tutela dei consumatori la giustifica, di guisa che essa dev’essere considerata una misura d’effetto equivalente a una restrizione quantitativa vietata dall’art. 30 del Trattato [Sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all’importazione nonché qualsiasi misura di effetto equivalente, ndr].

Ma veniamo alle dichiarazioni del ministro:

“Il disegno di legge significa che se il prodotto è italiano deve esserci scritto “prodotto italiano”. Cosa che oggi non accade. Non vogliamo chiudere le frontiere. Pero’ vogliamo che il consumatore sia messo nelle condizioni di scegliere. Dobbiamo difendere l’agricoltura italiana che è seria, di qualita’ e non ha nulla a che vedere con tutte queste porcherie che arrivano dal resto del mondo. Posso dire con tranquillita’ ai consumatori che la produzione italiana è garantita. Noi italiani, in quanto a garanzia e controlli sulla catena alimentare, siamo su un altro pianeta. Per questo abbiamo costi di produzione piu’ elevati, per la qualita’ che sappiamo erogare.
Finitela di comprare prodotti esteri e fate lo sciopero dell’ananas, non dello zampone. Aiutiamo i nostri agricoltori, costruiamo il pranzo di Natale con la nostra agricoltura“.

Honi soit qui mal y pense? Decidete un po’ voi…

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

 

Leggi Anche
Scrivi un commento