«Una coalizione per fermare concretamente l’uso dei bocconi avvelenati» questa la motivazione che ha determinato Legambiente, Arcicaccia e Cia-Confederazione italiana agricoltori ad
avviare i lavori per dar vita ad unità cinofile in grado di individuare la presenza di esche avvelenate lasciate in aperta campagna.

Il progetto che Legambiente, Arcicaccia e Cia intendono mettere da subito al servizio della Regione Abruzzo pesantemente colpita dall’uccisione di ben 5 orsi bruni, è aperto a tutte le
altre Regioni e nasce in cooperazione con l’esperienza spagnola condotta nella regione Andalusa dalla Fundacìon Gypaetus, insieme alla Junta de Andalucia Consejerìa de Medio
Ambiente, la Upa – Unìon de Pequenos Agricultores y Ganaderos de Andalucìa e la Fac-Federacìon Andaluza de Caza che saranno ospiti nei prossimi giorni ad un incontro
organizzato dalle tre associazioni in Abruzzo.

«Intendiamo avviare un vero e proprio programma contro l’uso delle esche avvelenate -dichiara Antonino Morabito, responsabile nazionale conservazione e gestione della fauna di
Legambiente- una campagna d’informazione e di sensibilizzazione operata congiuntamente, per mettere fine ad una vergogna che purtroppo trova ancora spazio in Italia a causa di ignoranza, scarso
controllo e assenza di unità cinofile specifiche in grado di prevenire i danni».

Sono diverse decine le unità cinofile già operanti in Andalusia, formate soprattutto con cani di razza labrador, pastore tedesco e razza andalusa che hanno operato negli ultimi
anni numerosi controlli, consentendo di aprire alcune centinaia di procedimenti per individuare i colpevoli. In Spagna l’abbandono di esche avvelenate è considerato reato e la sanzioni
amministrative arrivano a diverse decine di migliaia di euro di multa.

«Faremo tesoro dell’esperienza spagnola -dichiara Osvaldo Veneziano, presidente nazionale di Arcicaccia- nella quale i cacciatori si sono messi al servizio dell’intera comunità per
contrastare chi commette illegalità».

«Il ruolo dell’agricoltura -dichiara Rosanna Contri, responsabile Territorio e ambiente della Cia- è sempre più legato alla capacità di offrire, insieme a prodotti di
qualità, servizi alla collettività legati alla conservazione e al mantenimento del grande patrimonio naturale presente in Italia, patrimonio che vede gli agricoltori tra i
principali custodi».