Una riforma poco coraggiosa, così l’ha definita il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, parlando a Bruxelles a margine dell’ultimo Consiglio dei ministri agricoli
della Ue, la proposta di riforma dell’Organizzazione comune di mercato del settore ortofrutta era stata presentata lo scorso 24 gennaio dalla commissaria Ue all’Agricoltura, Mariann Fischer
Boel.

Il 29 gennaio in occasione della sessione del Consiglio agricolo la proposta ha ricevuto un primo giro di tavolo da parte dei 27 ministri agricoli.

Una prima valutazione politica per prendere visione delle future strategie negoziali. E l’Italia, insieme con la Spagna e la Francia, sembrano convergere nelle loro posizioni. Lo stesso
ministro francese Domenique Bussereau, è d’accordo con le dichiarazioni del ministro De Castro sottolineando la mancanza di ambizione e le risorse finanziarie insufficienti della
proposta comunitaria.

Pur commentando che la riforma contiene elementi apprezzabili De Castro rimarca che l’Italia si aspettava qualcosa di più in termini finanziari. E su questo aspetto la posizione del
ministro è quanto mai ferma. Difenderemo le risorse con le unghie e i denti ha dichiarato, parlando con i giornalisti a Bruxelles. E non si tratta certamente di una manciata di euro. Per
la produzione e la gestione del mercato dei prodotti freschi e trasformati i produttori italiani percepiscono dalla Ue un miliardo di euro.

Entrando nel dettaglio della proposta comunitaria il ministro ha parlato di tre fronti negoziali. Il primo è relativo al ruolo delle organizzazioni dei produttori e al loro
consolidamento, un punto della riforma che non sembra realistico di fronte al persistere del contributo comunitario al 4,1% della produzione lorda vendibile delle organizzazioni dei produttori.
Una seconda problematica è legata alle gestione delle crisi. Su questo aspetto il ministro ha precisato capiamo che la Commissione europea voglia lasciare la gestione alle organizzazioni
dei produttori ma in questo caso non si può lasciare lo stesso bilancio, ce ne vuole uno specifico.

Infine il disaccoppiamento. Per De Castro ci vorrebbe una graduale attuazione del disaccoppiamento totale. Il ministro chiede tempo, fermo restando che anche l’ortofrutta debba incamminarsi su
questa strada pensiamo a cinque anni. Un’ipotesi che si scontra con le intenzioni della Fischer Boel che puntualizza De Castro vuole togliere ogni riferimento al disaccopiamento parziale
già nel 2008-2009.
Il ministro italiano intende rafforzare il fronte dei paesi mediterranei anche per quanto riguarda il dossier ortofrutta. L’intesa con i produttori mediterranei può infatti rappresentare
una minoranza di blocco all’interno del Consiglio dei ministri della Ue, ha fatto intendere De Castro. Nella ricerca di compattare ancora meglio il blocco mediterraneo egli ritiene molto
importante il dialogo con il Portogallo. Jaime Silva, il ministro agricolo portoghese, tra l’altro, è stato invitato in Italia ad aprile. Un contatto che potrebbe acquistare anche
maggiore peso se il dossier dovesse chiudersi definitivamente durante la presidenza portoghese.