OSSERVATORIO VINO EUROPEO – VINO ITALIANO IN CRISI?

OSSERVATORIO VINO EUROPEO – VINO ITALIANO IN CRISI?

OSSERVATORIO VINO EUROPEO. VINO ITALIANO IN CRISI?

 

Devo dire, “finalmente”, avremo un osservatorio economico-statistico-mercantile del vino dell’Unione Europea  come è già avvenuto nel tempo per lo zucchero (ahimè!), il latte (ahimè!), per i cerali e la carne.

Come #OVSE ( www.ovse.org ) sono anni che chiediamo ai diversi commissari, politici e dirigenti la necessità di istituire un osservatorio completo del vino europeo,  dei vini che entrano in Europa e come sono gli andamenti (e prezzi) delle bottiglie di vino sui vari mercati.

Identico a quello che Ovse e Ceves svolgono per i vini spumanti e vini frizzanti italiani dal 1991. Sono però importanti alcuni aspetti tecnici perché in base a come viene redatto il regolamento, l’osservatorio può avere efficacia o no, può essere un importante strumento oggettivo di lavoro, può essere un valido studio di previsione e di analisi del mercato.

Se resta una raccolta di dati astratti che già sono fruibili grazie ai diversi Enti Statistici Nazionali o a enti pubblici (e privati) operanti nei vari Paesi europei, la creazione si ridurrebbe all’ennesimo ufficio burocratico con qualche funzionario dedicato allagando ancor più la platea di addetti negli uffici comunitari.

Per il latte e lo zucchero abbiamo già visto a cosa hanno portato i rispettivi osservatori. Sottolineiamo quindi che la raccolta dati deve essere fatta con identici parametri, su stessi codici merceologici e non cifrati, uguali calcoli da un paese all’altro altrimenti l’osservatori europeo risulta l’ennesimo elenco telefonico e di voci, divisi e separati, non paragonabili, non analizzabili, non utili agli operatori, cioè i contribuenti dell’Europa.

Un altro aspetto importante è la fonte dei dati: bisogna lavorare sull’origine e sulla trasparenza per dare prova di certezza, realtà. Altri aspetti importanti sono quelli dei report semestrali (per esempio secondo i mesi solari o secondo i mesi vegetativi e tecnici del vino?) e annuali che devono essere pubblicati velocemente, in tempi stretti, con indicazioni chiari e leggibili…..non quelle tabelle da 20 colonne con parametri interpretabili. Il vino in Europa vale il 5,4% di tutta le economia agricola della UE. Un altro aspetto importante sarebbe anche quello di conoscere non solo la produzione interna, ma soprattutto la esportazione e la importazione, dove e come arriva il vino da Paesi terzi e come sono gli scambi fra i vari paesi europei. Gli attuali dati generali tutti i vini italiani, riferiti all’andamento commerciale dell’intero anno 2018, a mio avviso, non sono confortanti e non fanno presagire nulla di buono.

I dati ufficiali dei vari soggetti pubblici confermano quanto già scritto da Ovse-Ceves, ovvero che senza le bollicine  (e anche i vini frizzanti) il mercato italiano e l’export italiano sarebbero entrambi stazionari, fermi se non con qualche minimale segno negativo davanti. Ancora più sotto il dato dell’anno 2017, non certo anno mirabilis, eppure il mercato mondiale cresce in volumi e in numero di consumatori, ma l’Italia fatica a trarne benefici.

Non benissimo neanche per Francia e Spagna, ma sicuramente hanno fatto entrambi meglio. Oggi la distribuzione e il consumo del vino non è più lineare come anni fa: prodotti di nicchia pe certi canali, il vino nella GDA soddisfa altri canali e consumatori. L’E-Commerce ha modificato questi binari, ha spostato il baricentro, ha modificato la filiera del consumo, ha aperto il mercato, forse ha anche favorito una migliore concorrenza libera e più internazionalizzazione dei mercati. L’Italia soffre e paga  una “NON” voglia e capacità di usare e fidarsi della tecnologia. Il sistema commerciale italiano è ancora concentrato sulla lotta fra negozio retail e negozio fisico sulla strada della GDA.

Il consumatore è più avanti del venditore e molte aziende vitivinicole italiane piccole stanno modificando il sistema commerciale di impresa. Sono anni che come OVSE-CEVES evidenziamo i due grandi temi-problemi del vino italiano ( ma certe aspetti applicabile anche per altri alimenti bevande di qualità):  A)  un certo lassismo sul mercato nazionale sicuramente accompagnato da un non impegno e voglia pubblica di assecondare e sostenere il processo di diffusione, conoscenza, formazione e informazione al consumo (troppe insegne e ognuna posiziona le proprie allodole e con i prezzi finali che schizzano, mese su mese e anno su anno, dal 2 al 3% in più facendo lievitare l’inflazione e una riduzione drastica dei consumi); B) nessuna azione efficace, sia Comunitaria che in accordo con gli Stati membri, per ridurre la concentrazione dell’export del vino italiano oramai oltre il 65-68% in Europa con il problema di embarghi, dazi, protezionismo, paura della Brexit e eventuali cali naturali da minor consumo (si veda il calo del 4-5% in un anno delle spedizioni e consumi di vino in Germania, ma segnali negativi anche da Svizzera e Austria) cercando nuovi mercati, nuovi consumatori, nuovi paesi terzi. Ecco il cuore della nuova economia agricola italiana.

 

 

Giampietro Comolli
Newsfood.com

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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