Roma – “Nel lavoro pubblico l’accordo separato significa la fine della contrattazione sugli aspetti salariali e un grave attacco al potere di acquisto delle
retribuzioni dopo i tagli prodotti dalla manovra governativa”. Così il responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil Nazionale, Michele Gentile, alla luce degli
effetti del nuovo accordo sugli assetti contrattuali per il pubblico impiego, risponde agli annunci del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta.

Sul merito dell’accordo siglato lo scorso 22 gennaio, Gentile sostiene: “L’indice in base al quale dovrebbe esservi la dinamica delle retribuzione, per il settore
pubblico assume un mero valore di riferimento, alla luce del fatto che deve muoversi ‘nel rispetto e nei limiti della programmazione di bilancio’ che avviene preventivamente
con il Dpef””.

In sostanza, dice il sindacalista, “si torna alle ‘concessioni’ e non alla certezza degli incrementi retributivi per i quali non vi è alcuna chiara
previsione”. Inoltre, afferma, “l’eventuale incremento derivante dall’adozione dell’Indice sarebbe però calcolato solo sulle ‘voci
stipendiali’, che equivalgono nel settore pubblico mediamente al 70% delle retribuzioni complessive, mentre oggi il livello di inflazione si calcola sull’intera
retribuzione”. Ad esempio, spiega Gentile, “il 3,2% che il governo ha assunto a base per il rinnovo del contratto ‘separato’ dei Ministeri, equivalente ad un
incremento di 70 euro, passerebbe a 49 euro, con una riduzione secca delle retribuzioni e degli assegni previdenziali pari a 273 euro anni che si ripercuoterà anche negli anni
successivi”.

“L’eventuale calcolo dello scostamento tra il valore dell’indice revisionale e quello dell’indice effettivo – aggiunge -, verificatane la significatività,
avverrebbe a fine triennio, ma la corresponsione avverrebbe solo ‘nell’ambito del triennio successivo’: cioè per i contratti del prossimo triennio la previsione
avverrebbe nel 2009; la verifica dello scostamento il 31.12 2012; la corresponsione entro il 2015 (ferme rimanendo le compatibilità di bilancio)”. Ma soprattutto, continua,
“la corresponsione dello scostamento poi avverrebbe ‘tenuto conto dei reali andamenti delle retribuzioni di fatto dell’intero settore pubblico’”. Quanto
alla detassazione della contrattazione decentrata, “questa – dice il dirigente sindacale – avverrebbe nei settori pubblici solo ‘gradualmente e compatibilmente con i vincoli
di finanza pubblica’”. Tutto ciò, conclude Gentile, “rende evidente come continui la politica del governo per la divisione del mondo del lavoro e contro il
lavoro pubblico e come l’accordo rappresenti solo una forte e certa riduzione della retribuzione”.