Pandemie ed epidemie… balliamoci su!

Pandemie ed epidemie… balliamoci su!

Di fronte all’avanzata dell’epidemia di influenza suina, e più ancora per l’ondata di ansia che la precede, l’Africa trattiene il respiro. E’ giovedì 30 aprile, individuati due
potenziali casi in Sud Africa, poca cosa per un continente così vasto.

L’ Unione africana sta preparando un piano d’azione, tanto che aumentano le iniziative degli stati africani:

Il Mozambico ha annunciato un maggiore controllo dei propri porti, anche se il collegamento tra l’Oceano Indiano e il virus non è del tutto chiaro, dato che la trasmissione sembra
verificarsi principalmente tra gli esseri umani che viaggiano in aereo.

In Egitto ci si concentra sugli eventuali disordini a carattere religioso e, anche se gli animali non sono coinvolti nella diffusione dell’epidemia, si sta preparando ad abbatere 250 000 suini
egiziani (che finora erano sopravvissuti senza dare nell’occhio).

In Etiopia, si è tenuta martedì una riunione, che già era stata prevista da lungo tempo, del coordinamento per i paesi del Corno d’Africa sulle epidemie.

Né la Somalia, già afflitta da altri problemi, né l’Eritrea, senza dubbio paese abbastanza chiuso al mondo da essere protetto dal virus, hanno inviato rappresentanti.

La Nigeria è particolarmente preoccupata, ancora non si sa se il presidente americano, Barack Obama, sia sfuggito all’epidemia, quando strinse la mano di un archeologo, durante il
suo viaggio in Messico, fatto sta che poco dopo si ammalò, come riportarono i giornali locali.

In Kenya, il governo per un’istante ha perfino dimenticato le diatribe politiche per controllare le scorte di farmaci antivirali, guardandosi bene dal rivelare le quantità. Prima
ancora di sapere se esiste davvero motivo di preoccupazione, l’Africa è in ogni caso molto avanzata in materia di epidemie, pandemie e malattie, a cominciare con l’AIDS (22 milioni di
persone infette HIV), i cui fondi per la ricerca di un vaccino e le stesse campagne di distribuzione di farmaci antiretrovirali rischiano di essere erosi dalla crisi globale.

L’Africa occidentale, nel frattempo, è colpita da un’insolita epidemia di meningite, segnalata da Medici Senza Frontiere. La ONG, che ha lanciato, in collaborazione con le
autorità locali, in questa regione la più grande campagna di vaccinazione nella sua storia, ha individuato 50000 casi nel nord della Nigeria dall’inizio dell’anno. Sono già
avvenuti più di 1500 decessi. I paesi vicini, Ciad e Niger, sono anch’essi interessati dal fenomeno.

A differenza dell’influenza suina, che finora ha provocato circa un centinaio di decessi, la meningite non è in grado di saltare gli oceani a bordo degli aerei. In materia di epidemie,
pandemie o afte epizotiche, niente ci obbliga a disperarci in anticipo. E chi meglio dei musicisti ivoriani potrebbe aiutare il continente a evitare le drammatizzazioni?
Coupe décalé“, il genere musicale che mescola stili provenienti dai più diversi paesi a sequenze elettroniche e ritmi tradizionali, si è specializzato nella
sdrammatizzazione delle grandi tragedie. Dimostrando che, se siamo in grado di ridere su (quasi) tutto, non è meno possibile danzare su (quasi) tutto, il “Coupe
décalé
“, dopo la sua invenzione nel 2003, mette nel calderone i temi più leggeri con quelli più gravosi e pesanti, facendo in maniera drammatica o comica
l’epidemiologia della malattia sociale che colpisce l’umanità.
Sulle piste da ballo di “Baby” (che sta per Babilonia, soprannome dato dagli abitanti di Abidjan alla loro città), ci si è incatenati mimando i detenuti di
Guantanamo con Didier Drogba (Aile de Pigeon); inoltre è stata inventata una procedura speciale per evitare di camminare sulle mine (Prudencia). Siamo interessati
alla situazione del pollame malato (influenza aviaria), cercando un modo flessibile per evitare l’agonia dei polli colpiti dalla malattia.
Puoi scommettere che se la situazione è propizia, il genio prolifico del DJ ivoriano è pronto per lanciare una danza dell’influenza suina in minor tempo di quello di cui avranno
bisogno per inventare un vaccino.

Ma anche altri pericoli minacciano il continente africano. Si sta infatti diffondendo una malattia della banana, alimento base in molte parti dell’Africa dell’est e nella regione dei Grandi
Laghi. Il BXW non è un virus, ma l’acronimo di Banana Xanthomonas Wilt malattia causata da un batterio che non ha nulla da invidiare in termini di potenza distruttiva al
virus influenzale A/H1N1. In Uganda, dove la peste apparve per la prima volta nel 2001, il matoke, il purè di banana platano, è un alimento base e si stima che il Paese abbia
già perso l’equivalente di 8 a 10 miliardi di dollari di colture.

Per sbarazzarsi di questo problema, bisogna scegliere tra la distruzione in vasta scala di piantagioni di banane e lo sviluppo di specie resistenti. Questo è ciò su cui lavorano
gli scienziati dell’Istituto Internazionale di Agricoltura Tropicale (IITA) a Ibadan, in Nigeria. Creato per migliorare le colture vitali africane, IITA ha già salvato la manioca da una
malattia mortale nel 1980. Ora, la banana è in pericolo, ma i fondi, naturalmente, sono limitati.
E se il vero dramma fosse questo?

[email protected] – traduzione a cura di De toni Valentina

Leggi Anche
Scrivi un commento