Pantelleria, dammuso di Toni Capuozzo – Intervista di Mascia Maluta

Pantelleria, dammuso di Toni Capuozzo – Intervista di Mascia Maluta

Pantelleria, agosto 2017

Mascia Maluta
per Newsfood.com
(Pubblicata in anteprima su Pnl News il 27/8/2017)

Incontro Toni Capuozzo a Pantelleria; da un piccolo paese  sul mare ci inerpichiamo per mille stradine, curve, salite, discese, fino ad arrivare in una piccola radura, immersa nella quiete di una campagna verde e dolcissima, da cui si vede il mare.

Mi sorprendo, credo di conoscere ogni angolo di quest’isola dove vengo fin da bambina e invece scopro ancora scorci e angolature nascoste e sconosciute. La casa è una antica dimora, così diversa dai dammusi liftati e patinati di famosi architetti e fotografi che trionfano sulle pagine di Dove. Autentica, vissuta, riconosco attrezzi tipici di una vita pantesca. Non poteva essere diversamente, abitata da chi è stato sempre rincorso dalle guerre, in cerca forse adesso di un po’ di pace.
Toni Capuozzo è il contrasto in persona, già il nome tipico delle campagne del friuli, nato a Udine da una mamma triestina, e il cognome, tipico della Campania, il padre era napoletano.
Mentre parla e mi racconta di quanto si senta legato a questo luogo, i movimenti sono schietti e lo sguardo è diretto, ma la voce vela una leggera emozione degli occhi che brillano.

Come sei arrivato a Pantelleria?

 

“Conoscevo tutte le isole italiane, per lavoro ho cominciato presto da Lampedusa, le Eolie e le Egadi, ma non conoscevo Pantelleria. Mi considero una persona aperta, ma ognuno cade nei pregiudizi e mi ero fatto un’idea sbagliata. Ero convinto che questa fosse un’isola frequentata da VIP e non rientrasse nei miei orizzonti.
Ci andò in vacanza mia figlia che mi disse: – è un’isola per te, ci devi andare assolutamente perché è bellissima -.
Così sei anni fa arrivai la prima volta sull’isola e nonostante il tempo non fosse bello, erano i giorni di Pasqua, mi piacque subito e mi sono sentito come a casa. Pensai “prima o poi voglio prendere casa”. È un po’ come quando cerchi casa in una città che non conosci e dopo averne viste a decine, entri in una e capisci che è quella. Non posso dire di averla conosciuta ancora tutta, ci sono posti che mi tengo per il futuro e prima o poi ci andrò. Mi piace perché non è mondana, si è salvata per mille ragioni da un turismo che è omologatore. Mi affascina la natura e mi trovo bene con la gente. Col mio lavoro capita spesso che mi fermino, qui invece trattano tutti allo stesso modo. In qualche modo i panteschi mi assomigliano: io sono friulano, persone un po’ dure al primo contatto, ma poi molto aperte e sobrie. Qui sono diretti, a volte aspri ma autentici. Ho già molti amici, persone semplici che fanno lavori come il muratore, l’ elettricista e l’agricoltore. Penso che la solidità della loro cultura derivi dal forte rapporto con la terra, che ha precedenza su tutto. Come l’elettricista, che anche se deve finire un lavoro mi dice – domani non posso venire perché devo andare in campagna -. Non sono contro il turismo, anzi se i voli fossero meno cari quest’isola meriterebbe una frequentazione fuori stagione. Questo è preziosissimo, se pensi che oggi trovi ovunque le stesse cose, gli stessi piatti, gli stessi accenti. Qui invece si preservera una base molto solida di cultura locale e semplice, e per questo di un valore ineguagliabile.”
Sei un uomo che ha girato il mondo, sempre in movimento in attività molto rischiose. Pantelleria è un isola che impone di fermarsi, come ti senti in questa dimensione?
“Penso che dipenda dalle diverse stagioni della vita. Se fossi venuto qui quando avevo venticinque anni mi sarebbe piaciuto, ma sarei passato e andato. Questo accade in genere anche nelle coppie, a quarant’anni apprezzi una persona che a venti non avresti neanche guardato e viceversa. Così anche per i luoghi. Per la vita che ho fatto mi piace che questo posto sia al centro del Mediterraneo. Ho un rapporto lungo e intenso col Medioriente e con il mondo arabo, e qui questo si respira non solo geograficamente, ma anche dal dialetto, dai nomi delle contrade, dalla cucina e questo per me significa dare continuità. Ci sono cose che ho portato qui da Gerusalemme e dal Libano. Ho portato una piastrella antica dalla Tunisia e   l’ho avvicinata su un muro a una Pantesca: si vedeva che una parlava all’altra. Pantelleria rappresenta per me il luogo dove mi concilio con tutto quello che è stato nella mia vita, ma in pace e serenità.”

Pantelleria è un isola dolce e aspra allo stesso tempo, a volte difficile

 

“Io sono abituato ai posti difficili, nel peggiore dei casi lo vivo come un prezzo da pagare per la quiete e l’isolamento. Se fosse comoda e avesse una spiaggia, come l’isola dei conigli, avresti gli ombrelloni, se fosse a sette miglia dalla terra ferma, avresti gli sbarchi tutti i giorni. Ogni tanto vado a Stromboli, che ha un paesino molto più curato di quelli su quest’isola, ma anche in presenza di una cultura stromboliana, il turismo e’ corruttore e fa dimenticare i vecchi mestieri. La pizza surgelata è al taglio, i gelati non sono più quelli artigianali, qui invece si mantiene ancora quell’ originalità dei prodotti fatti a mano.”
Ti piace il rapporto con la terra?
“Mi piace partecipare alla vendemmia e quando si è finito con il mosto mi dicono  – peccato che non ci sei, perché ottobre è il mese migliore per andare a pesca -. La figura del “tonno Nostromo” qui manca, anche se c’è qualche bravo pescatore, ma sicuramente predomina la figura del contadino. Capisci che il mare è stato da sempre una risorsa, ma ha rappresentato anche una minaccia. Dagli antichi insediamenti è evidente come gli abitanti di quest’isola dovessero proteggersi da incursioni e conquistatori, tutto questo è affascinante. Pantelleria resta un luogo fedele alla propria natura così ricca di contrasti; passi dalle colate laviche, dove ti sembra di essere sulla luna, a un’orto pantesco che dentro è un piccolo paradiso di profumi e di colori. Ancora adesso quando torno mi si apre il cuore.”

Quando sei lontano senti il desiderio di tornare?

 

“Sempre, lo vedo anche dalle cose più banali. Sento il desiderio di guardare  il meteo di Pantelleria e seguo sempre le notizie on-line, per sapere cosa succede, tutto questo mi fa sentire più vicino. Per il mio lavoro il tempo produttivo è quello che passo a Milano o in giro per il mondo,  ma se devo dire quale sia oggi il luogo dove mi sento a casa, questo è Pantelleria. Un’isola aspra e dolce allo stesso tempo, e soprattutto vera. Le contraddizioni per me sono il sale della vita: un posto monolitico, che non abbia doppi volti, sarebbe noioso, qui invece c è una realtà combattuta e per questo così interessante.
Anche se gli abitanti di quest’isola si sforzano per accogliere il turista, non si sono trasformati in qualcosa di replicabile, come fanno in altri luoghi, dove si inventano mille artifici per venderti un mare che non vale molto. La vocazione al turismo qui non c’è, senza alcuna ostilità​. Spero che Pantelleria rimanga sempre fedele a se stessa e alla sua storia, un posto dove le culture si sono incontrate per mescolarsi ed evolvere in un luogo unico e ricco di contrasti che ne caratterizzano la sua originalità e la sua bellezza.”
Mascia Maluta
Inviata Speciale a Pantelleria
Newsfood.com

====== Chi è Toni Capuozzo =====

Nato da padre napoletano e madre triestina a Palmanova, ha vissuto per un anno a Cervignano del Friuli, dove risiedeva la famiglia all’epoca.

Consegue la maturità classica presso il Liceo Paolo Diacono di Cividale; si laurea in sociologia all’Università di Trento. Inizia l’attività di giornalista nel 1979, lavorando a Lotta Continua, per la quale segue l’America Latina, e diviene professionista nel 1983. Dopo la chiusura di Lotta Continua scrive per il quotidiano Reporter e per i periodici Panorama Mese ed Epoca. Durante la Guerra delle Falkland (1982) ottiene un’intervista esclusiva al grande scrittore Jorge Luis Borges[1].

Successivamente, si occupa di mafia per il programma Mixer di Giovanni Minoli. È inviato per la trasmissione L’istruttoria. In seguito, collabora con alcune testate giornalistiche del gruppo editoriale Mediaset (TG4, TG5, Studio Aperto), seguendo in particolare le guerre nell’ex Jugoslavia, i conflitti in Somalia, in Medio Oriente e in Afghanistan.

Vicedirettore del TG5 fino al 2013, dal 2001 cura e conduce Terra!, settimanale del TG5 per dieci anni e poi in onda su Retequattro, sotto la direzione di Videonews. Ha tenuto inoltre, su Tgcom24, la rubrica Mezzi Toni. (leggi tutto)

 

Redazione Newsfood.com

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