PANTELLERIA VERSO L’UNESCO – intervista al Prof. Pier Luigi Petrillo

PANTELLERIA VERSO L’UNESCO – intervista al Prof.  Pier Luigi Petrillo

PANTELLERIA VERSO L’UNESCO di Mascia Maluta

Incontriamo Pier Luigi Petrillo a Pantelleria dove è intervenuto a Passitaly per illustrare nel dettaglio la candidatura della “Alberello di Pantelleria”, ovvero la coltivazione della vite di uva Zibibbo. Professore di Diritto comparato all’Università Unitelma Sapienza di Roma. Consigliere giuridico dei Ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente, ha coordinato, in queste vesti, le candidature delle Dolomiti, della Dieta Mediterranea e delle Langhe-Roero e Monferrato nelle liste dell’UNESCO. E’ l’autore del dossier di candidatura della pratica agricola dello Zibibbo di Pantelleria nella lista dell’UNESCO.

Come nasce la candidatura Unesco?

La pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria rappresenta la cultura e l’identità di una comunità straordinaria, quella pantesca, e deve essere preservata e valorizzata.

Con questo spirito, nel maggio 2010 ho promosso la candidatura di questa tradizionale tecnica di coltivazione dello Zibibbo nella Lista del Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Si tratta di una Lista che riunisce le tradizioni, le pratiche, le conoscenze, gli stili di vita considerati rappresentanti di eccellenze, massima espressione della cultura di un popolo. A luglio 2010 venni a Pantelleria per incontrarmi con le Autorità locali, gli agricoltori, i viticoltori e le associazioni culturali dell’isola. Trovai in loro un sostegno immediato ed iniziammo così a redigere il dossier di candidatura in inglese e francese, secondo le indicazioni dell’UNESCO. Fin da subito il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali sostenne questa idea, istituendo una specifica task force di esperti, da me coordinati, selezionati dal CUEIM, un consorzio universitario con sede presso l’Università Sapienza di Roma.

A marzo 2011 il Ministero dell’Agricoltura presentò ufficialmente all’UNESCO la candidatura di Pantelleria. A molti sembrò scelta azzardata; ad altri perfino assurda: cosa c’entra, dissero, l’agricoltura con la cultura? cosa c’entra una tecnica di coltivazione con l’identità culturale di un popolo? Era difficile, per molti, accettare la connessione tra agricoltura e cultura. Rispondemmo che senza quella pratica agricola, il paesaggio di Pantelleria così come la storia e la vita del popolo pantesco sarebbe stato completamente diverso. Nonostante le detrazioni, sempre con il supporto del Ministero dell’Agricoltura, avviamo un complesso negoziato internazionale, cercando di spiegare ai rappresentanti di 161 Stati (il numero degli Stati parte della Convenzione UNESCO) il significato di questa pratica tradizionale. Due anni dopo, a marzo 2013, la Commissione Nazionale per l’UNESCO, grazie anche al convinto sostegno del suo presidente, il professor Gianni Puglisi, deliberò di presentare all’UNESCO quale unica candidatura italiana per il ciclo 2013-2014 la pratica della coltivazione dello Zibibbo di Pantelleria.

In questi anni il lavoro di redazione del dossier di candidatura è stato svolto quasi in solitaria dagli esperti del Ministero dell’Agricoltura, aiutati, fortunatamente, da alcuni agricoltori panteschi come Graziella Pavia e Salvatore Murana, che qui voglio pubblicamente ringraziare. Con il cambio dell’amministrazione regionale nell’ottobre 2012 e di quella comunale, il Ministero ha finalmente trovato interlocutori sensibili e attenti. Preziosa, al riguardo, sia la collaborazione dell’Istituto regionale della vite e dell’olio, iniziata solo alla fine del 2013 con la realizzazione di un video esplicativo della pratica agricola, sia questa iniziativa, PassItaly, che evidenzia l’unicità dello Zibibbo di Pantelleria, così fortemente voluta dal Sindaco Gabriele la cui attenzione a questo percorso di candidatura è decisamente unica.

A che punto è la candidatura Unesco?

Dopo 4 anni siamo ora alla fase finale del percorso di candidatura. In questi giorni si riunirà a Parigi l’organo ristretto di valutazione, composto dai rappresentanti di 5 Stati: Peru, Kirghizistan, Grecia, Tunisia, Lettonia e Nigeria. Quest’organo dovrà proporre al Comitato intergovernativo della Convenzione UNESCO l’iscrizione o meno della pratica di Pantelleria nella prestigiosa Lista dei Patrimoni Culturali dell’Umanità. La decisione finale sarà assunta a Parigi, nel quartiere generale dell’UNESCO, nei giorni dal 24 al 28 novembre prossimi da parte dei 161 Stati parte della Convenzione.  Nei giorni scorsi il Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha annunciato che sarà presente agli ultimo giorni di negoziato, proprio per sottolineare l’importanza di questa storica candidatura.

Quali sarebbero gli effetti dell’iscrizione dello Zibibbo nella Lista dell’UNESCO?

Qualora l’UNESCO dovesse iscrivere tale elemento, la pratica dello Zibibbo di Pantelleria sarebbe la prima pratica agricola al mondo ad ottenere il prestigioso riconoscimento. Fino ad ora, infatti, nessun Paese è mai riuscito ad iscrivere nella Lista una pratica agricola.

Essa diventerebbe un attrattore culturale e turistico: secondo una ricerca condotta dalla Università IULM di Milano e uno studio successivo realizzato dall’Università Unitelma Sapienza di Roma, su un campione rappresentativo di cittadini europei, il 98 per cento degli intervistati conosce cosa è e cosa fa l’UNESCO e l’85 per cento attribuisce al “marchio” dell’UNESCO un valore aggiunto. In altri termini, vi è una netta maggioranza di persone che ritiene che un sito o una pratica iscritti nelle Liste dell’UNESCO rappresentino una eccellenza che vale la pena conoscere e visitare. Di più:  2 persone su 3 scelgono un luogo di vacanza sulla base del marchio dell’UNESCO. Non a caso tutte le guide internazionali, dalla Lonely Planet alla Routard, passando per diversi siti internet dedicati al turismo, come anche TripAdvisor, segnalano sempre, a carattere cubitali, se un luogo o una certa pratica hanno ottenuto questo prestigioso riconoscimento.

L’iscrizione nella Lista dell’UNESCO della pratica agricola della coltivazione dello Zibibbo di Pantelleria trasformerebbe, di conseguenza, questa pratica e tutto ciò che vi è collegato (l’isola, il vino, il territorio) in una eccellenza internazionale. Una eccellenza, peraltro, unica nel suo genere visto che sarebbe la prima pratica agricola al mondo ad ottenere questo riconoscimento.

L’impegno delle istituzioni per salvaguardare e promuovere Pantelleria e lo Zibibbo

Ma l’UNESCO, a differenza di ciò che si crede, non protegge di per sé un bene o un elemento iscritto nelle sue prestigiose Liste. L’UNESCO non assicura una forma di protezione diretta del bene; non ha “caschi blu” da inviare nel caso in cui questo bene sia mal gestito o in pericolo. L’unica cosa che l’UNESCO può fare, in certi casi, è cancellare il bene o l’elemento dalla Lista, ma non può intervenire direttamente. E nonostante ciò, l’iscrizione di una pratica come quella di Pantelleria nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO rappresenterebbe, di per sé, una importante misura di salvaguardia oltre che di valorizzazione e questo perché tale iscrizione accende un riflettore mondiale su Pantelleria. Come dire: dal momento in cui l’elemento sarà iscritto nella Lista, tutto ciò che riguarderà tale elemento sarà discusso non solo dalla comunità pantesca o siciliana ma dalla comunità mondiale. Dire, infatti, che un bene o un elemento è patrimonio dell’umanità, significa accettare il fatto che chiunque, a prescindere dalla sua cittadinanza,  ha il diritto a vivere quel patrimonio, a esserne parte, e il dovere di rispettarlo, tutelarlo, valorizzarlo.

Stando così le cose, il Comune di Pantelleria, la Regione Sicilia e il Ministero dell’Agricoltura dovranno svolgere un ruolo cruciale per sostenere lo Zibibbo di Pantelleria e la sua tradizione. In particolare, in caso di iscrizione nella Lista dell’UNESCO, sarà fondamentale che queste istituzioni – e in primo luogo la Regione Sicilia, data anche l’autonomia regionale in questi temi – definiscano un piano di salvaguardia e di promozione dedicato a Pantelleria e alla coltivazione dello Zibibbo, affinché tale elemento sia valorizzato puntando, da un lato, sui giovani (così da ridurre l’abbandono dei terreni) e, dall’altro, sui 161 Stati che aderiscono alla Convenzione UNESCO e che devono poter conoscere il paesaggio, i prodotti, i vini e le coltivazioni di Pantelleria.

Bisogna evitare ciò che è successo con la pizza, col gelato, col caffé: l’Italia è famosa nel mondo per questi prodotti, e tuttavia la pizza più famosa nel mondo si chiama Pizza Hut, il gelato più famoso nel mondo si chiama Haagen Dazs, la caffetteria più famosa nel mondo si chiama Starbucks. Prima che qualcuno s’inventi una “Pantelleria’s” in Cina o in America, è importante intervenire. Da questo punto di vista il riconoscimento dell’UNESCO, se ci sarà, sarà fondamentale.

Mascia Maluta
Inviata Speciale a Pantelleria
Newsfood.com

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