Reggio Emilia, 28 giugno 2007 – “Il parere espresso dall’Avvocato generale della Corte di Giustizia non lascia dubbi: il termine “Parmesan” non è affatto generico e costituisce
una evocazione della denominazione “Parmigiano-Reggiano”; conseguentemente, il suo uso per formaggi non conformi al disciplinare costituisce una infrazione alla nostra DOP. Siamo molto
soddisfatti di questo riconoscimento articolato ed esplicito, che rappresenta un’altra tappa importante per consolidare forti meccanismi di salvaguardia dei produttori e di tutela dei
consumatori”.

Così il presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, Giuseppe Alai, commenta il parere espresso oggi dall’Avvocato generale M. J. Mazak a proposito del procedimento che vede opposta
la Commissione Europea alla Germania, che il 13 febbraio scorso, in sede di udienza presso la Corte di Giustizia delle Comunità Europee, aveva sostenuto non solo che il termine
“Parmesan” era da considerarsi generico, ma che altrettanto poteva dirsi della denominazione “Parmigiano”.

“A prescindere dalla questione se il termine “Parmesan” sia la traduzione della DOP “Parmigiano-Reggiano – scrive l’Avvocato generale – ritengo che “Parmesan” possa costituire un’evocazione
della DOP “Parmigiano-Reggiano” e pertanto rientri nell’ambito della tutela conferita dal regolamento di base alla DOP “Parmigiano-Reggiano””. Un passaggio decisivo, questo, che porta
l’Avvocato generale a concludere – tenendo conto del fatto che le denominazioni registrate sono tutelate contro qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione – che “l’uso del termine
“Parmesan” per formaggio non conforme al disciplinare della DOP “Parmigiano-Reggiano”, ai fini della controversia in esame, deve essere considerato infrazione alla tutela prestata a tale DOP”.

Una infrazione vera e propria, e non una “incompatibilità” come appare nella traduzione in italiano del parere; “il termine tedesco “verletzung” usato dall’Avvocato generale –
sottolineano i legali del Consorzio di tutela – corrisponde infatti all’italiano “violazione”, e d’altra parte nelle versioni in inglese e spagnolo viene correttamente tradotto in tal senso”.

Misurata, comunque, la reazione del Consorzio. “Siamo soddisfatti, e lo ripeto – sottolinea il presidente Alai – ma ora attendiamo la sentenza della Corte di Giustizia. Certo, con una buona
iniezione di ottimismo in più, ma anche consapevoli del fatto che il parere mette in evidenza una debolezza strutturale nel meccanismo di tutela delle DOP a livello europeo”. Secondo lo
stesso Avvocato generale, infatti, la Germania, in base al regolamento di base riguardante la tutela delle DOP, non era tenuta a procedere d’ufficio contro i produttori di “Parmesan”. “Questo
significa – sottolinea Alai – che c’è una lacuna grave nel regolamento, perché non asseconda una logica di Unione Europea, entro la quale si deve sancire un meccanismo di
corresponsabilità e di reciprocità nella tutela di tutte le DOP da parte dei Paesi membri”. “Senza questo meccanismo, i Consorzi di tutela sono costretti ad individuare ad una ad
una le violazioni e a procedere legalmente senza il concorso degli Stati in cui le violazioni avvengono; un sistema, questo, che lascia maggiori spazi a contraffazioni e imitazioni che
dovrebbero essere perseguite d’ufficio da ciascun Paese per la tutela dei consumatori e dei produttori”. Un po’ d’amaro in bocca, dunque, che va oltre il parere dell’Avvocato generale. Su
quello Alai ribadisce: “è un passo in avanti per la tutela di tutte le DOP”:

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