Il Parlamento europeo ha adottato, giovedì 15 novembre, ad ampia maggioranza (345 voti contro 2 astensioni), la relazione d’iniziativa presentata dalla signora Elizabeth Lynne (ALDE,
Regno Unito) intitolata “Bilancio della realtà sociale”, il Parlamento chiede alla Commissione europea e agli Stati membri di perseguire “un obiettivo ambizioso volto a ridurre la
povertà, in particolare tra le persone attive, in Europa”.

Rivolge un appello agli Stati membri affinché istituiscano un salario minimo degno “per rendere il lavoro finanziariamente redditizio”, combattano la povertà dei bambini e
procedano a scambi di buone pratiche in vista d’incoraggiare i giovani a non abbandonare la scuola prima di aver acquisito le competenze necessarie per raggiungere il mercato del lavoro. Il
Parlamento si rallegra inoltre della proposta della Commissione europea di fare del 2010 l’anno europeo della lotta contro la povertà e l’esclusione sociale, e di quella relativa a una
direttiva che preveda sanzioni contro i datori di lavoro di paesi terzi in soggiorno irregolare “per evitare lo sfruttamento dei lavoratori più vulnerabili”.

“Nessuno emendamento della plenaria è stato portato alla relazione della commissione parlamentare degli Affati sociali e dell’occupazione del PE”, ha osservato Elizabeth Lynne, che si
è altresì rallegrata della “cooperazione molto stretta su questo dossier” della Commissione europea e della Presidenza portoghese dell’UE “che ha fatto della politica sociale una
priorità in Europa”. “La sfida che dobbiamo raccogliere in Europa, è l’equità, la speranza persa, il fatto di continuare a vivere senza doni, senza elemosina”, ha
commentato la signora Lynne presentando la sua relazione ai deputati europei. Una situazione incredibile “mentre siamo nel 2007, celebriamo i 50 anni del Trattato di Roma, i 50 anni di una
crescita economica e nonostante questo, oltre 72 milioni di cittadini continuano a vivere nella povertà, e il divario tra ricchi e poveri cresce sempre di più e si estende in
molti Stati membri”. Il nostro obiettivo è chiaro: nessuno deve essere dimenticato. La visione dell’Europa, è la libertà per tutti, è offrire a tutti le stesse
opportunità di avere un lavoro”, ha esclamato Elizabeth Lynne aggiungendo che “l’uguaglianza è complessa e una prevenzione rapida è vitale”. Elizabeth Lynne ha ritenuto
inoltre “scandaloso che cinque Stati membri non abbiano un salario minimo e negli altri, è talmente basso che l’8% della popolazione soffre di una povertà legata all’assenza di
lavoro!”

Per Vladimir Spidla, Commissario europeo agli Affari sociali e all’Occupazione, serve “la volontà politica di combattere l’esclusione, bisogna trasporre i vari obiettivi sociali nelle
legislazioni nazionali appropriate, e se necessario avviare procedure d’infrazione contro gli Stati membri che violano queste legislazioni”. Ha annunciato che la Commissione avrebbe: 1)
proposto principi comuni sull’inclusione sociale sotto forma di raccomandazioni della Commissione. Questo è previsto per la seconda metà del 2008; 2) presentato, tra qualche
settimana, nuove misure per promuovere l’integrazione delle persone disabili, 3)adottato, prima dell’estate 2008, una proposta volta a colmare il divario attuale in materia di protezione
disposto dall’articolo 13 del Trattato (antidiscriminazione). “La realtà sociale sta evolvendo, cambiando. Sono convinto che il concetto di base, vale a dire l’equilibrio tra l’economia
e gli aspetti sociali, ecologici e ambientali, resta primordiale. Spetta a voi trovare le misure giuste per superare i problemi attuali”, ha concluso il Commissario.

Miroslav Mikolasik (PPE-DE, Slovacchia) ha ritenuto importante avere una strategia al livello delle cure mediche per migliorare l’accesso a cure di qualità per tutti. L’eurodeputata Ilda
Figueiredo (GUE, NGL, portoghese) ha difeso servizi pubblici di qualità e una politica dei redditi più egualitaria. La sua collega Edit Bauer (PPE-DE, Slovacchia) ha affermato che
il modello sociale europeo è obsoleto. “Questo non dipende soltanto dalla sfida della mondializzazione, bensì anche dall’invecchiamento demografico”, ha osservato chiedendo che
siano istituiti nuovi indicatori di povertà. Richard Falbr (PSE, Repubblica Ceca) ritiene che si debbano prevedere reti di sicurezza sociale, salari minimi stabiliti convenzioni
collettive o da leggi. Ona Juneviciene /ALDE, Lituania) ha chiesto di prendere esempio dagli Stati che ricorrono con efficienza al Fondo Sociale europeo (FSE). Stepp Kussstatsscher (Verdi-ALE,
Italia) ha osservato che da Lisbona l’Europa non è più giusta di prima. Secondo lui, bisogna permettere a tutti i cittadini, anche a quelli che non versano in povertà, di
avere un salario minimo. Eva-Britt Svensson (GUE/NGL, Svezia), ritiene che si debba rettificare il tiro in materia di pubblicità per i bambini. Kathy Sinnott (IND/DEM, Irlanda) si
è dichiarata delusa dal fatto che “questo bilancio non riflette la realtà sociale, bensì piuttosto gli indicatori economici”. “Vogliamo sapere se le persone sono nutrite
intellettualmente e fisicamente, e non solo se hanno un lavoro”, ha aggiunto la signora Sinnott osservando che “a lungo termine la crescita economica può essere frenata da problemi di
povertà”.