Parmesan, CIA: «resta aperto il problema degli interventi a tutela delle denominazioni d'origine»

Una vittoria non completa per il Parmigiano Reggiano, così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta la sentenza della Corte di Giustizia Ue sul Parmesan che, nonostante il
pronunciamento a favore del nostro formaggio, mette in evidenzia la mancanza di un’azione decisiva contro le imitazioni e contraffazioni dei prodotti da denominazione d’origine.

E’ importante che la Corte abbia dichiarato che Parmesan può essere definito solo il Parmigiano Reggiano. Nello stesso tempo, però, la sentenza europea -rileva la Cia- mostra i
suoi limiti, lasciando aperto il problema delle modalità e dei controlli nei confronti di chi imita prodotti a denominazione. Aver rimandato la questione solo agli Stati di origine delle
Dop significa unicamente aver reso meno efficace l’azione per prevenire e combattere efficacemente qualsiasi tipo di sofisticazione in campo alimentare.

Per questa ragione -sottolinea la Cia- è indispensabile che il nostro governo intervenga con determinazione a Bruxelles al fine di ottenere le indispensabili modifiche normative per
rendere ancora più forte il sistema di tutela delle nostre denominazioni d’origine.
D’altra, parte, ogni anno l’agricoltura italiana -ricorda la Cia- perde 2,8 miliardi di euro a causa del crescente assalto dell’agropirateria sui mercati internazionali, che genera un business
di 52,6 miliardi di euro, praticamente poco meno della metà del fatturato agroalimentare italiano. Da qui l’esigenza di una difesa che non significa soltanto la tutela di un patrimonio
culturale, dell’immagine stessa dell’Italia, ma anche la valorizzazione di un settore economico che ha un fatturato al consumo di 8,851 miliardi di euro ed un export di 1,844 miliardi di euro.

Una situazione, quindi, difficile: ci troviamo -sostiene la Cia- davanti ad un immenso supermarket del «falso», dell’«agro-scorretto», del «bidone
alimentare». Il più «copiato» tra i prodotti Dop e Igp è proprio il Parmigiano Reggiano. Ad esso appartiene il primato delle imitazioni. Il suo
«tarocco» lo troviamo in Argentina, in Brasile, in Giappone, ma anche in Germania e nel Regno Unito.

Insomma, l’Italia, subito dopo la Francia, è la più colpita dalla contraffazione, dall’agropirateria, dai «falsi d’autore» dell’alimentazione. Nel nostro Paese
-avverte la Cia- si realizza più del 21 per cento dei prodotti a denominazione d’origine registrati a livello comunitario. A questi vanno aggiunti gli oltre 400 vini Doc, Docg e Igt e
gli oltre 4000 prodotti tradizionali censiti dalle Regioni e inseriti nell’Albo nazionale. Una lunghissima lista di prodotti che ogni giorno, però, rischia il «taroccamento».

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