Reggio Emilia, 26 giugno 2007 – “Siamo fiduciosi. Attendiamo con serenità questo passaggio, consapevoli che non si tratta di un atto definitivo, ma ugualmente contando sul fatto
che sia favorevole alle tesi che da sempre sosteniamo”. Così parla il presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, Giuseppe Alai – alla vigilia del parere che sarà espresso
giovedì 28 giugno dall’Avvocato della Corte di Giustizia delle Comunità Europee sulla procedura d’infrazione aperta dalla Commissione europea contro la Germania per il mancato
rispetto della normativa sulle indicazioni geografiche, ed in particolare per l’uso della denominazione “Parmesan” per formaggi prodotti in Germania in violazione del disciplinare del
Parmigiano-Reggiano.

Una vicenda che si è fatta nel tempo sempre più dura, e che all’inizio di febbraio è approdata in Corte di Giustizia con un autentico colpo di scena.

In quella sede, infatti, nonostante le osservazioni raccolte dalla Corte di Giustizia nel 2002, in base alle quali diversi Governi sottolineavano che la denominazione “Parmesan” non era
generica, ma costituiva la traduzione fedele della Dop “Parmigiano-Reggiano”, la Germania ha sostenuto che sono da considerarsi generici anche i termini “Parmigiano” e “Reggiano”, alzando i
toni di un confronto che si trascina da anni e sulla quale è appunto atteso per giovedì 28 il parere dell’Avvocato prima della sentenza della Corte di Giustizia, attesa entro
l’anno.

“Una posizione – commentò allora il direttore del Consorzio di tutela, Leo Bertozzi – francamente inaccettabile e un po’ paradossale, visto che già la Commissione Europea ha
avviato la procedura d’infrazione contro la Germania per l’uso del termine “Parmesan”, che dall’88% dei cittadini tedeschi al di sopra dei 15 anni viene collegato ad un formaggio proveniente
dall’Italia. Se dunque basta questo a trarre in inganno i consumatori, è evidente che ancor più lo sarebbe l’uso del termine “Parmigiano”. Peraltro – come rilevato anche
dall’Avvocato di Stato italiano – nemmeno si dovrebbe discutere nel procedimento dell’appropriazione del termine “Parmesan”, in quanto pienamente riconosciuta dalla legislazione comunitaria e
ratificata dalla Corte nella sentenza del 2002″.

“Il parere dell’Avvocato della Corte di Giustizia – conclude lo stesso Bertozzi – non equivarrà automaticamente al contenuto della sentenza, ma è evidente che assume una
particolare importanza, e per parte nostra contiamo su un vero atto di giustizia nei confronti dei nostri produttori e degli stessi consumatori, che vorremmo non fossero più esposti a
denominazioni e pubblicità ingannevoli”.

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