Parma – ll Parmigiano Reggiano è il “formaggio” per antonomasia, ovvero, la sublimazione delle caratteristiche “buone” del formaggio. Un alimento cardine della tradizione
italiana e uno dei simboli del “fatto in Italia”.

E’ quanto emerge dalla indagine di EURISKO presentata nei giorni scorsi al tradizionale convegno di Monticelli Terme. Ma vi è di più, nell’immaginario collettivo il
parmigiano reggiano è associato a tutto ciò che di bello e buono esprime l’Italia;la Ferrari, le dolomiti, la moda. Sul piano simbolico, al re dei formaggi, i consumatori
associano esclusivamente, dei valori positivi. E’ simbolo della raffinatezza e preziosità, rappresenta “la cucina italiana”, addirittura è vissuto come mito alimentare.

Prendendo le mosse da queste considerazioni e dalla constatazione che le attuali quotazioni in partita neppure coprono i costi di produzione (poco più di 7 euro al kg. con un
calo del 25% rispetto ai corsi di qualche anno fa ed alla media 2007), Fabio Massimo Cantarelli, presidente del Consorzio Agrario di Parma ha accostato questa emergenza ad un altra
rilevazione emersa nello stesso convegno. A Monticelli, infatti, era presente la Grande Distribuzione che ha lamentato il fatto che, quanto al Parmigiano non c’è guadagno. La
motivazione, secondo quanto ha affermato il rappresentante della GDO, risiede nel fatto che circa l’80% del formaggio è venduto in promozione, a prezzi al di sotto dei 10 euro /
Kg. con un margine lordo oscillante tra il 10 e il 20%.

“Sono considerazioni che fanno molto pensare, commenta Cantarelli, e confermano come il Parmigiano Reggiano, all’interno del canale moderno, assolva perfettamente al ruolo di prodotto
d’attrazione e di traffico; il classico prodotto “civetta”, come candidamente ammesso dal rappresentante della grande distribuzione.” Il Parmigiano viene venduto grazie alla sua
notorietà diffusa nel mondo e nel nostro Paese ma anche grazie alla campagna pubblicitaria e di comunicazione che vengono poste in essere dal Consorzio di Tutela. Ma chi finanzia
queste campagne di promozione?

“A finanziare la comunicazione, conclude Cantarelli, è un solo soggetto della filiera. Non la finanziano gli intermediari né i commercianti. La finanziano solo i
produttori i quali corrispondono al Consorzio qualcosa come 6,00 €/forma 2/3 dei quali spesi dal Consorzio per la comunicazione. Si tratta pressappoco di 12 milioni di Euro
all’anno.”
Il paradosso è che i produttori si fanno carico della comunicazione e della pubblicità, pubblicità e comunicazione che non produce il maggior ritorno in capo a chi
la finanzia, anzi, serve per attrarre il consumatore il quale, tra gli scaffali, farà sicuramente altri acquisti più remunerativi per il supermercato.

“Insomma, spesso la pubblicità e la comunicazione, servono a tirare la volata, ad altri prodotti meno importanti ma più remunerativi!
Un ulteriore effetto negativo derivante dalla promozione ad oltranza risiede nella svalutazione del prodotto. Così facendo si sta educando il consumatore a un prezzo che è
ben distante da quello reale del Parmigiano. La filiera è come una processione; c’è chi canta e chi porta la croce. Peccato che a portare la croce siano ancora una volta i
produttori.”