Parmigiano Reggiano, caseifici aperti 5-6 ottobre per scoprire il vero Made in Italy, con l’indifferenza dell’Ue per le nostre ricadute dopo i dazi Usa

Parmigiano Reggiano, caseifici aperti 5-6 ottobre per scoprire il vero Made in Italy, con l’indifferenza dell’Ue per le nostre ricadute dopo i dazi Usa

Il 5 e 6 ottobre il Consorzio Parmigiano Reggiano riapre i suoi caseifici, con lo spettro dei dazi Usa e le ricadute sul Re dei formaggi

di Maurizio Ceccaioni

Se non bastassero i danni provocati dall’Italian sounding, con i cibi taroccati spacciati come  prodotti made in Italy, è in arrivo un nuovo duro colpo alle nostre eccellenze enogastronomiche. A infliggerlo, in un clima da guerra fredda che si riteneva ormai superato da tempo, l’americano Trump e il cinese Xi Jinping, con un lungo braccio di ferro iniziato con le accuse alla Huwei per il ‘5G’, le reti mobili di quinta generazione, fatto di ritorsioni e ricatti reciproci.

Dazi imposti dagli “alleati” americani, che dopo le elezioni del magnate del cemento Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d’America, pensano sempre di più a casa loro, disdettando accordi e convenzioni, al grido di “America First”. Dazi per 7,5 miliardi di dollari che per il Wto (World Trade Organization) gli Usa potranno imporre agli europei, a fronte di quelli che sono stati ritenuti aiuti illegali concessi al consorzio aeronautico Airbus, di cui fanno parte Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna.

Quindi ci sarebbe da dire: Che c’entra l’Italia in tutto questo? Le nostre colpe, in questa guerra dei dazi, probabilmente non derivano dall’essere europei, ma più verosimilmente sono una sorta di ritorsione per la firma, a fine marzo, di quel memorandum of understanding sulla Nuova via della Seta, che a livello commerciale ha avvicinato ancora di più il nostro Paese alla Repubblica popolare cinese.

Ma il problema vero, è che l’Unione europea – come sempre – non sta portando avanti una risposta unitaria e l’Italia è un po’ come un vaso di coccio tra vasi di ferro, costretta a fare i conti con i nostri maggiori clienti in fatto di esportazione di prodotti enogastronomici, come Cina e Usa.

Così, nonostante i sorrisi di circostanza nell’incontro di Trump con il premier Conte a inizio settembre, e le pacche sulle spalle del Segretario di Stato americano, Michael Pompeo a Palazzo Chigi, i dazi scatteranno il prossimo 18 ottobre, come ha confermato Robert Lightizer, responsabile Usa per il commercio.

Parmigiano Reggiano grattugiato al ristorante

Dazi che non dovrebbero colpire olio d’oliva, mozzarella di bufala campana e prosecco, ma che graveranno del 25%, su pecorino romano, provolone, prosciutto e, in particolare, sul Parmigiano Reggiano, per il quale gli Usa sono il secondo mercato mondiale, con un export di 10 mila tonnellate di prodotto l’anno.

Quindi, se non dovesse cambiare qualcosa, il dazio per il Re dei formaggi passerà dagli attuali 2,15 dollari/kg a circa 6 dollari/kg. Come a dire che se oggi il costo del Parmigiano Reggiano sullo scaffale americano è di circa 40 dollari al chilo, dal 18 ottobre a sarà ben oltre 45 dollari al chilo.

A beneficiarne saranno formaggi a pasta dura come il Parmesan prodotto in Wisconsin, o quello della multinazionale Kraft Foods Group Brands LLC, contro la quale il Consorzio Parmigiano Reggiano ha fatto ricorso per il tentativo di registrazione del Kraft Parmesan cheese, come marchio ufficiale in Nuova Zelanda.

Sull’argomento è intervenuto anche il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli. «Il Parmigiano Reggiano è un prodotto di altissima qualità – ha detto – e faremo del nostro meglio perché i consumatori americani siano consapevoli del valore della nostra Dop, così che siano disposti a spendere qualche dollaro in più per avere in tavola l’autentico Re dei Formaggi. Siamo amareggiati, perché si va a colpire ingiustamente uno dei settori più forti della nostra economia – ha continuato – . L’Italia, che non c’entra nulla con il consorzio Airbus, si trova a pagare una bolletta veramente insensata e a questo punto servirà un piano d’intervento straordinario dell’Unione Europea per evitare che gli effetti dei dazi diventino traumatici per le filiere coinvolte».

 

Il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano Nicola Bertinelli

Ma Bertinelli ha colto l’occasione anche per lanciare un appello a tutti i buongustai, invitandoli al prossimo appuntamento di Caseifici aperti, che si svolgerà sabato 5 e domenica 6 ottobre nelle zone d’origine. Un’esperienza unica con visite guidate nei caseifici dei produttori di Parmigiano Reggiano e nei magazzini di stagionatura, con degustazioni, eventi per bambini e vendita diretta negli spacci interni.

«Contiamo sulla fedeltà dei nostri consumatori che in questi giorni ci hanno dimostrato di considerare il nostro prodotto un vero tesoro da difendere e li invitiamo a venire a trovarci questo weekend per toccare con mano che cosa vuol dire produrre il Parmigiano Reggiano», ha continuato Bertinelli, ma principalmente, «Per capire perché Governo e Unione Europea debbano a tutti i costi difendere un patrimonio che fa parte, non solo della nostra tradizione, ma della nostra cultura e che produce un valore al consumo pari a 2,4 miliardi di euro, dando lavoro a ben 50 mila persone sul territorio», ha chiosato il presidente del Consorzio.

Per info: www.parmigianoreggiano.it

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