Dare piena «rintracciabilità» alla filiera del Parmigiano Reggiano affinché il consumatore sia protetto non solo da imitazioni ma anche da qualità scadenti,
è l’invito lanciato dalla Federconsumatori che confida in una risposta positiva del Consorzio di tutela oltre che dell’intera rete commerciale.

La Fida (federazione dei dettaglianti alimentari della Confcommercio) ha già aderito all’iniziativa con il dichiarato appoggio dei due gruppi della distribuzione organizzata (gdo)
Sigma e Conad.

 Mancano all’appello i grossisti-confezionatori che forniscono i maggiori gruppi distributivi che operano sia in ambito nazionale che estero.

 Il progetto per una «etichetta trasparente» è stato presentato ieri da Donatella Prampolini, presidente provinciale e vice nazionale della Fida (65.000 negozi di
vicinato) e da Gianfranco Cristofori, per la Federconsumatori.

 L’idea è quella di dotare ogni «punta» di formaggio di un marchio con la matricola del caseificio e il luogo di produzione, la stagionatura della forma,
l’identità del confezionatore. Il problema si pone soprattutto nella fase di vendita «a banco» e per il «preconfezionato sottovuoto».

 Se ci fossero le condizioni (tutta l’operazione richiede la certezza di verifiche e controlli a tappeto) si potrebbe arrivare addirittura alla certificazione del
«grattugiato» nel quale purtroppo si rischia di trovare prodotti di qualsiasi genere.

 «Vogliamo conoscere quel che ci viene venduto – ha osservato Cristofori – e se la qualità è scadente sapere chi ha prodotto e/o confezionato per negargli la nostra
fiducia in futuro. Sarebbe inoltre necessario pubblicizzare maggiormente i livelli di stagionatura con marchi Extra ed Export. I bollini del Consorzio vengono apposti dopo soli 12 mesi e non
bastano a certificare la conservazione successiva della qualità. Infine c’è purtroppo la tendenza ad appiattire i gusti e questo penalizza la qualità vera espressa
dai nostri prodotti tipici. La trasparenza gioverebbe infine a capire meglio come si formano i prezzi, perchè in un paio d’anni le quotazioni all’ingrosso sono calate del 30%
mentre al consumo i costi sono rimasti invariati». Prima di concludere: «Ora ci interessiamo del formaggio poi sarà la volta di affrontare il problema in altre dop come il
prosciutto e l’aceto balsamico tradizionale».

 «Siamo dalla parte del consumatore – la spiegazione della Prampolini – e rivendichiamo la nostra serietà. Non siamo in grado di incidere più di tanto sui costi che ci
vengono imposti anche nei livelli della promozione. Non a caso – conclude la Prampolini – abbiamo aderito all’idea della massima trasparenza sull’intero percorso; se il mercato
è trasparente ci guadagna la vera qualità».