Il prossimo 16 giugno si terrà nel Castello Grifeo, a Partanna (Tp), una ‘Serata di Gala’ per raccogliere fondi per il restauro di antiche opere d’arte del patrimonio pubblico locale

Testo Maurizio Ceccaioni
Foto Maurizio Ceccaioni/Angelo Campus

La Sicilia, dove le diverse culture hanno forgiato la gente e disegnato le città, fu per secoli terra di conquista e collettore di grandi civiltà. Ma a leggere il ‘Rapporto Turismo 2017’ (dati al 2015), curato da UniCredit e Touring Club Italiano, nonostante tutti gli attrattori turistici volgano a suo favore, con 15 milioni di presenze è ben lontana da regioni come il Veneto, al primo posto con oltre 63 milioni. Qual’è il problema?

Mi capita spesso di vedere facce turbate a dire che amo questa regione, per rapporti parentali, lavoro o per svago. Il problema è che – forse per un distorto condizionamento mediatico dovuto a una notorietà costruita non sulle sue bellezze, la storia, il mare, la cucina –da decenni la Sicilia è troppo spesso sulle pagine di cronaca nera o nelle ‘fiction’, parlando principalmente di ‘Mafia’ e di ‘migranti’.
Ma è proprio questo il vero volto di questa meravigliosa Regione?

Selinunte – Tempio di Hera

Sicilia e Mare Nostrum

Un Mare Nostrum, che mette ancora oggi in relazione popolazioni diverse ma con le stesse necessità, come a Mazara del Vallo, città che ospita la più grande comunità tunisina del nostro Paese. Con il suo porto canale alla foce del fiume Màzaro ormai insabbiato, le stradine della ‘Casbah’ piene di vita, l’Arco normanno in piazza Mokarta, ultima testimonianza del castello fatto realizzare dal conte Ruggero I d’Altavilla tra il 1072 e 1073 per difendere la città dai Saraceni.
 Qui c’è la flottiglia peschereccia più grande d’Italia, ma la pesca, che è la risorsa principale, è messa in crisi da quella industriale dei Giapponesi.

Mazara fu sede del primo Arcivescovato d’Italia e sul portale della Cattedrale (XI sec.), il gruppo scultoreo di fine XVI secolo racconta la cacciata dei Mori ad opera di Ruggero d’Altavilla con Giovanni I Graffeo (poi Grifeo), a cui poi donò il feudo di Partanna, origine di una delle più antiche casate nobiliari siciliane. La stessa rappresentazione simbolica è presente nel Castello Grifeo a Partanna (Tp).

Il Castello Grifeo a Partanna

Il Castello Grifeo

Fuori dalle rotte turistiche, Partanna si trova a 20 km da Selinunte e 35 da Segesta. Lungo la strada i colori della primavera spiccano sui campi di terra rossa, tra uliveti, filari di viti e agrumeti.
 Il Castello Grifeo, posto a sentinella sulle valli dei fiumi Modione e Belice fino al mare (www.retemusealebelicina.it), è il simbolo di Partanna. Con pianta rettangolare a corpo triplo, porta il nome di questa antica casata siciliana, di cui fu residenza principesca fino a metà XIX secolo e dove nel cortile interno, spicca il loro stemma realizzato dallo scultore dalmata Francesco Laurana nel 1468.
 Eretto su un antico casale arabo dell’XI secolo ha superato indenne il violento terremoto che colpì la Valle del Belìce nel 1968 e da fine 2007 è sede del ‘Museo Regionale di Preistoria del Belice e Centro d’interpretazione e valorizzazione territoriale’.

Affresco Palazzo Grifeo

Un po’ di storia di Partanna

«Il primo fu un insediamento arabo. Realizzato tra VII e VIII secolo ai piedi dell’attuale abitato nella piana attraversata da un’antica ‘trazzera’ dal nome arabo, via Zagato, che indicava una zona ricca di profumi ed essenze». 
A raccontarlo la mia “guida”, il dott. Domenico De Gennaro, pugliese d’origine ma partannese d’adozione. Medico come la moglie dalle nobili origini, è un appassionato della storia di questo Paese.

Passiamo un vecchio abbeveratoio e uno ‘Stazzuni’. Qui si facevano tegole o tubi pluviali con l’argilla. Da dove c’erano giardini dai mille colori, iniziavano le mura di cinta medievali oggi scomparse. Ma la tradizione agricola, principale fonte di reddito della zona, continua. Ci sono uliveti, viti, agrumeti, albicocche, carciofi e un prodotto tipico della zona: la famosa ‘Cipudda Partannisa’, una cipolla rossa dalla forma un po’ schiacciata, che può pesare fino a un chilogrammo.
Con polpa carnosa, molto dolce e delicata nel gusto, oltre che nella cucina tradizionale è usata come base per la produzione di marmellate e creme spalmabili salate.

Olio extravergine d’oliva Crescenti

Anche la famiglia del dottore segue la tradizione della zona e, oltre a viti e agrumi, dai suoi uliveti si produce un ottimo olio extravergine a cultivar Nocellara del Belìce a marchio ‘Crescenti’. A gestire tutto, anche con gli insegnamenti ereditati dal nonno materno, il giovane figlio Roberto, promettente tenore lirico.
Siamo nella campagna di fronte ai resti del ‘Castello di Biggini’, di cui rimane precariamente in piedi parte della torre e la chiesetta. Poi convento dei Gesuiti, alla metà del XVI secolo fu sede della Santa Inquisizione.

Una zona ricca di sorgenti che portano l’acqua a Castelvetrano e che dissetava Selinunte,con l’acqua raccolta nella ‘Vasca Selinuntina’, una cisterna del V-IV secolo a. C., scoperta dell’archeologo palermitano Antonino Salinas nel 1882, in pietra arenaria e tufo di circa 15 metri di diametro e 4 di profondità. Da lì partiva un lungo condotto sotterraneo che sarebbe passato sotto il castello.

Castello Grifeo – discesa sotterranei secondo livello

Ma tutta l’area di Partanna ha profonde radici storiche e alcuni ritrovamenti si possono vedere in un percorso diacronico, dal Neolitico ai giorni nostri, nelle sale del Castello Grifeo. Tra questi, utensili, vasi nello stile ‘Partanna-Naro’ e Campaniforme, zanne di elefanti antichi, resti di animali e un cranio trapanato di 5 mila anni fa, che pare sia uno dei primi esempi di raffinato intervento chirurgico.

I sotterranei del castello

Scendendo nei 4 livelli sottostanti, non avresti mai immaginato quanto lavoro servisse per essere autosufficienti durante gli assedi. Se l’acqua veniva raccolta in una grossa cisterna sotto le scuderie, oggi centro congressi, il cibo era conservato nel ‘nevaio’, una grossa cisterna scavata nella roccia, riempita con strati di neve pressata e ghiaccio, intervallati a strati di paglia.

Le grandi botti nella cantina del Castello

C’è il frantoio con le anfore olearie, la grotta per la vinificazione con botti troppo grandi per essere passate dalla porta scavata nella roccia, la cantina con grandi tini e almeno 5 enormi botti secolari in noce di Slavonia, del diametro di oltre 3 metri. All’ultimo livello, i cunicoli con le vie di fuga.

Le sale principali del castello

Tra le più importanti sale del castello, quella dedicata alla genealogia dei Grifeo -tra antiche foto e documenti d’archivio dal XV secolo contenuti in diversi volumi- si passa al Salone centrale dove si tenevano le feste, oggi pinacoteca. Qui a far bella mostra sono i dipinti, tra cui una grande Pala d’altare detta ‘La Madonna del Rosario’, realizzata nel 1585 dal pittore fiammingo Simone de Vobrek. L’opera si trova lì grazie al dottor De Gennaro e ha la stessa impostazione iconografica di quella dipinta da Vincenzo degli Azani da Pavia nel 1540, che si trova nella Chiesa di San Domenico a Palermo.

Pala d’altare di Simone de Vobrek

Sfregiata nel 1910 da un tal ‘Giliberti’, per contrasti con il parroco di allora, durante il restauro conservativo sono state lasciate  volutamente fuori le deturpazioni fatte con un oggetto tagliente.
Ma a risaltare su tutto, il grande affresco sulla sinistra che riproduce la scena già descritta sulla facciata della Cattedrale di Mazara, con il ‘Gran Conte’ Ruggero d’Altavilla che uccide il condottiero arabo Mokarta, assieme a Giovanni I Grifeo con lo scudo col grifone e, sullo sfondo, le mura di Mazara del Vallo.

I due dipinti da restaurare (ph. Angelo Campus)

Opere bene comune della collettività, come i due dipinti ’Incoronazione della Vergine con Santi’, attribuito a Vito D’Anna e l’altro, ‘San Benedetto con Madonna e Redentore’, di autore ignoto, conservati nella Chiesa del Carmelo a Partanna. Due dipinti olio su Tela del XVIII secolo (f.to 270×200 cm), con urgente necessità di un intervento di restauro. Ma, come sempre, mancano i soldi. Allo scopo, l’Associazione Culturale il Medioevo di Partanna ha organizzato per il prossimo 16 giugno, la Serata di Gala ‘Vissi d’Arte sulle ali del Grifo’, terzo evento di questo tipo nell’antico Castello, con quota individuale di partecipazione di 80 euro.
«Sarà una serata magica sul terrazzamento sopra i giardini del Castello, sotto le antiche mura merlate», precisa Giuseppe Grifeo, erede della nobile casata e giornalista professionista. «Un richiamo ad antiche atmosfere, per il lodevole scopo di contribuire alla conservazione di opere del nostro patrimonio artistico».

Evento 2017 Castello Grifeo (ph. Angelo Campus)

Il progetto di restauro, che sarà curato dalla dottoressa Rosalia M.C. Teri e del professore Antonino Teri, si avvierà coi fondi raccolti nell’evento e alle contribuzioni spontanee dei non partecipanti, oltre alla sostanziosa contribuzione da parte della ‘Fondazione Cultura e Arte’, grazie al presidente onorario Prof. Avv. Francesco Maria Emanuele Emmanuele, presidente della Fondazione Roma.

Con i fondi raccolti nella passata edizione è stata restaurata la statua lignea del 1500, raffigurante San Giovanni Battista.
Allieteranno la serata i pianisti e maestri Luca Lione e Vincenzo Marrone d’Alberti con opere di Franz Liszt, Fryderyk Chopin e Maurice Ravel. Tra i numerosi ospiti blasonati, l’ambasciatore di Cambogia, principe Ravivaddhana Monipong Sisowath.

Per info:
tel. 329 915 5527;
[email protected];

www.grifeo.it

Foto apertura: Vista sulla valle dal Castello Grifeo

Maurizio Ceccaioni
in esclusiva
per Newsfood.com