Parte la nuova PAC 2021-2027 … per un’Europa più forte e unita

Parte la nuova PAC 2021-2027 … per un’Europa più forte e unita

Strasburgo, 15 marzo 2019

Dal nostro inviato speciale Giampietro Comolli

 

PAC 2021-2027 UN SETTENATO DECISIVO, DETERMINANTE NON SOLO PER L’AGRICOLTURA MA PER LA SOLIDITA’ E UNITA’ D’EUROPA

UNA PAC CHE GUARDI PIU’ AI DIVERSI  AGRICOLTORI CHE ALL’AGICOLTURA

 

Il ministro Centinaio è già in pista sulla nuova PAC agricola dell’UE per il prossimo settenato,  anni 2021-2027, della nuova Commissione UE. Con o segna il Regno Unito.

Il caos che regna fra i banchi della camera dei comuni a Westminster ha messo in allerta tutti. C’è sicuramente un momento di vera tensione perché nessuno veramente conosce quanto un no-deal possa recare di danno per tutti, in più o in meno per qualcuno. Le politiche agricole degli ultimi anni hanno visto in prima linea le scelte in merito alla carne, agli allevamenti di bestiame e alla innovazione tecnico-meccani voluta spesso dagli uomini UK seduti ai tavoli degli sherpa nella preparazione dei nuovi testi.

Non c’è solo una paura di carattere economico-finanziario, di occupazione degli altri europei a Londra, degli aumenti o non dei dazi doganali per il 100% dei prodotti importati …ma anche di meccanismi e di modalità di accesso alle diverse direttive e regolamenti che hanno scadenze settenali.

Il ministro Moavero anch’egli è già in prima fila e pronto, dice, a qualunque evenienza e soluzione. Giovedì della prossima settimana si avrà un quadro certo almeno nella tempistica, vincolante addirittura. Intanto il ministre Centinaio ha già programmato – con intelligente anticipo – le prime riunioni in merito alla nuova PAC – UE 2021 – 2027.

Centinaio ha avuto modo di fare questa affermazione difronte al commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan, anticipando che ci sarà un gran lavoro preparatorio per individuare anche  nuove politiche.

Il punto primo che è emerso è quello dei tagli dei fondi economici per la PAC per i prossimi anni. una opzione cui tutto il mondo agricolo italiano si oppone, non è d’accordo. vanno bene le assicurazioni “ nell’ascolto” da parte di Hogan delle richieste italiane, ma non è sufficiente.

Occorre che gli agricoltori non debbano fare altri sacrifici. Centinaio chiede risorse in cambio. Come Ceves abbiamo già sottolineato che la attuale PAC 2014-2020 presenta, come la precedente, una impostazione non in linea con le reali necessità del mondo agricolo, soprattutto quello dell’Europa del sud.

Non è la solita lamentela, non è piangersi addosso, ma l’Europa deve capire che non è la stessa cosa fare l’agricoltore nella pianura danese-olandese-tedesca-polacca oppure sull’appennino, alpi e dolomiti italiane, sui Pirenei spagnoli e francesi, nel massiccio  del Parnaso e del Pileo, nell’Estrela e Arrabida in Portogallo.

Non è sufficiente prevedere un campo largo dei vari piani di sviluppo dei singoli landers, occorre che già nelle definizione generale della PAC sia chiara la differenza, le modalità, la semplificazione e l’indirizzo non più solo di una agricoltura svantaggiata, ma di un agricoltore-impresa.

La nuova PAC non deve più essere solo oggettiva del sistema, ma deve essere soggettiva verso gli attori più che verso la filiera di prodotto o di sistema attraverso i soliti pilastri di reddito o di produzione. Ben venga una liberalizzazione di certi prodotti, ma pur sempre controllando domanda/offerta in funzione degli andamenti esportativi e di scambi interni.

Non è più in linea con i tempi climatici e di consumo calare dall’alto delle % green lineari e orizzontali, quando ci sono paesi, come l’Italia, che già hanno “ naturalmente” da anni molte aree non coltivate e non allevate per motivi non agricoli ma sociali, civili, di servizi, di trasporti.

L’Europa deve non solo appoggiare istituzionalmente e politicamente le giornate “ del clima” ( soprattutto alla viglia di elezioni) deve agire, deve fare una PAC intelligente, graduale, ma con un obiettivo certo concreto che vada oltre i Sindaci 2020, o altri programmi diretti e lineari. Occorre una Europa non massimalista, non massificata, non omogeneizzata su tutto.

Occorre una UE forte, unica, unita su temi strategici tipo finanza, capitalismo, immigrazione, razzismo, diplomazia, difesa, armamenti, moneta unica, bilanci non strozzati da austerità ma pur sempre controllati, ma occorre una UE che sappia governare le differenze, i dettagli, i particolarismi in funzione di cambiamenti che riguardano tutti (clima) ma che hanno effetti diversi da un paese all’altro ad iniziare pe esempio dalle condizioni idriche e dai fenomeni improvvisi calamitosi.

In questo modo il futuro dell’UE unita sarà ancora più forte, non ci sarà lo spauracchio delle fughe in avanti o a latere di certi Paesi. Più delega sostanziale su certi temi, non tagli al bilancio UE per la PAC 2021-2027 . Questo chiediamo e chiederemo

Giampietro Comolli
Inviato Speciale a
Strsburgo –
Newsfood.com

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

Redazione Newsfood.com
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