Le migliaia di firme raccolte in tutta Italia contro l’introduzione delle “finestre d’accesso” anche per le pensioni di vecchiaia sono state presentate, oggi, al
presidente della Camera Gianfranco Fini dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi.

Nel corso dell’incontro, Politi, che era accompagnato dal vicepresidente Enzo Pierangioli, dal presidente del Patronato Inac Carla Donnini, dal presidente dell’Associazione
nazionale pensionati Mario Pretolani e dal coordinatore della Giunta Cia Alberto Giombetti, ha illustrato le motivazioni alla base della raccolta di firme della Petizione popolare.

L’iniziativa, promossa dall’Inac nella primavera dello scorso anno, è stata determinata da una misura giudicata “ingiusta” nei confronti di migliaia di
persone che sono state costrette a rinviare la pensione a causa della rigidità dell’introduzione, appunto, delle “finestre d’accesso” anche per le
pensioni di vecchiaia.

Il patronato Inac, insieme alla Cia, si è mobilitato in tutto il territorio nazionale chiedendo ai cittadini di firmare per l’abolire tali “finestre”,
garantendo a chi ha raggiunto i 60 anni (donne) e i 65 (uomini) di poter andare in quiescenza, come per il passato, a decorrere dal mese successivo dal compimento dell’età
pensionabile.

La Petizione popolare dell’Inac ha, dunque, come obiettivo quello di ristabilire quell’equità che dal primo gennaio 2008 è stata stravolta da un provvedimento
punitivo nei confronti di migliaia di persone che, pur raggiungendo i limiti di pensione di vecchiaia, devono ritardare anche di sei mesi la loro uscita dall’attività
lavorativa.

La Cia propone, di conseguenza, l’immediata abolizione delle “finestre” per le pensioni di vecchiaia e il ripristino di una norma più giusta che consenta ai
cittadini la scelta, libera e non vincolata da assurde misure restrittive, di andare in pensione.

Il presidente della Camera Fini ha accolto le istanze della Cia e del patronato Inac assicurando un suo personale interessamento.