Dopo settimane di trattative serrate, i sindacati lanciano qualche segnale positivo, esprimendo un (seppur cauto) apprezzamento per la
proposta del ministro Damiano di portare lo scalone a 58 anni dal 2008 e di avviare una sperimentazione sugli incentivi per chi resta al lavoro.
Secondo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, è una proposta “positiva”, mentre Luigi Angeletti, leader della Uil, ha dichiarato che “è una strada, ma non la
soluzione”.
L’accordo per la riforma del sistema pensionistico, quindi, potrebbe essere in via di avvicinamento, ma la maggioranza si dimostra ancora una volta spaccata.
Gennaro Migliore, capogruppo Prc alla Camera, si è affrettato a sottolineare che “in questo momento la proposta che è stata avanzata dal governo non è ancora condivisa da
tutta la maggioranza”. “Penso che sia giusto accogliere la richiesta del sindacato di avere una proposta unitaria – ha aggiunto Migliore – Per noi, per adesso, questa non c’è”.
Ma Migliore non è da solo: gli fa eco anche il ministro per il commercio internazionale, Emma Bonino, che ha dichiarato che le risorse devono essere utilizzate per gli ammortizzatori
sociali: “E’ un problema di priorità – ha spiegato – ci vuole una nuova politica di ammortizzatori sociali. Ci sono milioni di ‘co.co.co’ non tutelati da niente. Le risorse non ci sono,
come dice D’Alema, ma seppure ci fossero non dovrebbero essere utilizzate così”.
E al coro di no contro la proposta di Damiano si è aggiunto il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa,che l’ha definita una forzatura perché sono “troppo blandi i 57 anni
che diventano 58 per l’uscita, idem gli incentivi per chi resta al lavoro e i tre anni per la verifica”.
Il Premier Prodi, così, ha ricominciato a mediare, ricordando che “serve un accordo forte ed alto in tempi brevi” e che in un modo o nell’altro “le cose si muovono”.
“Dobbiamo mostrare che sappiamo raggiungere l’unità sulle cose che contano – ha ribadito Prodi – che toccano la vita di tutti gli italiani, le famiglie, i giovani e chi più ha
bisogno. Che sappiamo costruire futuro e giustizia sociale. Al di là delle differenze, dei punti di partenza diversi. E’ questo il modo per rilanciare davvero il ruolo e l’immagine del
governo”.
Intanto Paolo Ferrero, ministro per le politiche sociali, ha ricordato che l’abolizione dello scalone è stato uno dei cardini del programma elettorale e che alle parole devono seguire i
fatti: “Penso che la base per fare l’accordo con sindacati sia il programma con cui l’Unione si e’ presentata alle elezioni -ha spiegato Ferrero – perchè questo è il patto che
abbiamo fatto con gli italiani ed a questo riguardo consiglio a tutti i ministri di rileggersi bene quel programma perchè non è possibile chiedere i voti per abolire lo scalone e
poi quando si governa far finta di nulla”.
“Sulle pensioni il governo si gioca molto – ha continuato – vedo che alcuni ministri hanno posizioni che non c’entrano nulla con il programma con cui siamo stati eletti e penso che questo non
sia bene anche perchè la crisi della politica si risolve solo se alle parole che si dicono in campagna elettorale seguono i fatti quando si governa”.
Concludendo, Ferrero ha ironizzato: l’accordo “non può essere sulla linea indicata dal Fondo monetario internazionale o dalla Banca centrale europea che notoriamente non si presentano
alle elezioni perché, infatti, non li voterebbe nessuno”.