Se facciamo una competizione di avvocati basata sulla corsa, alla fine non potremo dire che il vincitore della corsa è l’avvocato migliore, cioè quello che in
tribunale vincerà più cause. Potremo affermare solamente che, probabilmente, tra i concorrenti, e solo tra questi, l’avvocato vincitore è semplicemente
più veloce degli altri.

La metafora è particolarmente calzante per i concorsi tra baristi che si stanno sviluppando nel mondo con gran successo. In questi va a finire che il barista vincitore diventa un
modello per molti altri, addirittura quando compie errori macroscopici (per esempio non pesa il caffè ma riempie il filtro rasandolo poi con la mano).

Noi italiani nei concorsi internazionali per baristi non vinciamo mai. C’è gente che si è strappata i capelli in analisi meticolose per capire le ragioni del
fenomeno, altra che ha lanciato appelli accorati sul preparare meglio i nostri baristi per le competizioni. Sembra che dal mancato successo dei nostri professionisti in queste gare
dipendano addirittura le fortune dell’espresso italiano nel mondo.

C’è da dire che con le regole internazionali attuali a noi non sarà facilmente permesso vincere. Ma soprattutto c’è da sottolineare che in queste
competizioni si premia il barista, e non la qualità dell’espresso da lui preparato: questa ha ben poco peso nel giudizio finale ed è valutata con misurazioni di
dubbia validità.

Teniamo questo dato bene a mente e rimarchiamolo all’estero continuando invece a lavorare in qualità. Altrimenti se si inizia a pensare che non vinciamo le gare tra baristi
perché non sappiamo preparare l’espresso, la nostra immagine sui mercati globali ne uscirà realmente depressa, con grave danno per tutta la filiera. Continuiamo a
dimostrare di sapere fare espresso eccellenti.

Luigi Odello – segretario generale Istituto Nazionale Espresso Italiano