Perché uno spread fra agricoltore Olandese e agricoltore delle Langhe?

Perché uno spread fra agricoltore Olandese e agricoltore delle Langhe?

Milano, 2 gennaio 2014

Fra Agricoltore Attivo e ….Passivo! Perché uno spread fra agricoltore Olandese e agricoltore delle Langhe?

Alcuni economisti non allineati (chissà che cosa intendono) sostengono che il nostro Paese da 30 anni non ha una politica industriale, cioè una proposta  legata alla strategia
paese e alla realtà delle potenzialità e materie industriali fruibili. Diciamo l’ordinarietà.

Tante idee, nessuna di lungo periodo. Aggiungo che anche l’agricoltura è nella stessa situazione.

A livello distrettuale queste forti mancanze sono ancor più evidenti, ancor più incisive per la dimensione di impresa.  20 anni di Pac-Ue e i prossimi 10 sulla stessa lunghezza
d’onda non hanno fatto e non faranno che accentuare il divario nord-sud e a spingere verso una agricoltura di estensione pilotata e di specializzazione marginale.

Diverse figure politiche degli ultimi 20 anni hanno spinto per questo disaccoppiamento. -Giampietro Comolli per Newsfood.com-Diversi docenti della Facoltà di Agraria di Piacenza stanno
ponendo da anni il dilemma.

Meno terra coltivata vuol dire obbligo di incremento delle Ogm per dare da mangiare a tutti; meno rese per ettaro vuol dire non sprecare terra se si vogliono soddisfare le esigenze minime della
popolazione mondiale. Double face della stessa medaglia.

La Pac non ha risolto questa ovvietà: men che meno in Italia dove una agricoltura fa sempre più l’occhiolino all’industria multinazionale e un’altra agricoltura  veste
più l’abito del consumatore.

Giusto o sbagliato?  Forse è corretto che ci siano più agricolture attive, di conseguenza agricoltori diversi. Ma tutti devono avere stessa dignità e stesso accesso alle
misure e interventi.

Non ha nessuna logica di Sistema Paese o di strategia economica vedere che si emanano Leggi dello Stato italiano che trasformano il consumo di energia elettrica di una lampadina in una casa a
Bressanone come a Lampedusa in  un contributo e uno sgravio fiscale per chi costruisce su terreno agrario fertile della pianura padana dei pannelli solari.

Altre soluzioni ci sarebbero state e avrebbero consentito di non sprecare terreno e ambiente. Infatti ogni 100 comuni italiani abbiamo 800 aree di sviluppo industriale-artigianale e commerciale
di capannoni  con mediamente 12.000 metri quadrati di tetti non usufruiti e ricoveri già disponibili, urbanizzati,  liberi per attrezzature e accumulo energia in piena
sicurezza.

Pure le 300 stazioni ferroviarie principali nazionali hanno mediamente 3000 mq di tetti sui fabbricati e ricoveri treni oltre ad una superficie equivalente che si poteva recuperare con le
coperture delle pensiline dei binari.

Anch’esse non utilizzate, eppure idealo da destinare come sostegno ai pannelli fotovoltaici.

Senza parlare dei parcheggi coperti o delle aree scoperte delle soste autostradali, anch’essi altre migliaia di mq da utilizzare. Forse più consone ad un servizio di mero supporto di
pannelli!

Dall’altro lato siamo presenti ad una agricoltura in aree svantaggiate, sempre più abbandonate, senza pascolo, più nessuno che fa canali e cura la regimazione a monte delle acque
piovane e di scolo, non c’è più in montagna chi toglie piante secche che ostruiscono canali e strade, chi ripianta le piante sui cigli per bloccare le frane. Questa agricoltura
difficile e svantaggiata e disagiata rappresenta in Italia un 1/3 della Superficie Agraria Utile.

Speriamo che lo Stato e le Regioni usino lo strumento dell’ “agricoltore attivo” nella nuova Pac per invertire il percorso, collegare il lavoro di impresa con il lavoro dell’ambiente, porre
finalmente l’agricoltura al centro dei programmi 20.20.20 e Horizon della UE.

La figura umana, il ruolo nell’ambito della localizzazione d’impresa, le funzioni “agrarie vere” di coltivazione e di allevamento devono tornare al centro della strategia e politica agraria, non
si può essere contro a priori alle Ogm giuste, governate e controllate, -Giampietro Comolli per Newsfood.com- ma nello stesso tempo l’agricoltore olandese che allestisce serre non è
paragonabile al coltivatore dell’appennino emiliano-toscano che coltiva erbe dell’orto, officinali, aromatiche e medicamentose o alleva piccoli greggi, gruppi di animali e non ha l’autostrada o
l’aeroporto o il treno  a portata di mano, ma svolge un compito importante per il futuro del pianeta.

“Nutrire il pianeta” enuncia Expo 2015, ma realmente che misure si prendono? Bla-bla e basta.

Per questo la PAC 2014-2020 deve per forza prevedere di descrivere e individuare “LE” diverse figure e ruoli di ogni agricoltore: correttamente una PAC europea unica e con accessi uguali per
tutti, ma nello stesso tempo una PAC di “agricoltori attivi” diversi, per forza: chi ha un ruolo più collettivo, più legato alla trilogia terreno-ambiente-lavoro, deve avere di
più e non di meno senza diventare un venditore-consumatore di se stesso. Il rischio è che anche molti altri prodotti agricoli facciano la stessa fine dei campi di barbabietole, non
più coltivati in Italia e con lo zucchero che arriva da altri paesi, come la passata di pomodoro che oramai è cinese, l’olio di oliva spagnolo, i crisantemi olandesi, il latte e i
formaggi tedeschi……… Questi sono gli esempi concreti che dimostrano che l’Italia non ha una strategia agraria, ben che meno una politica di economia
agraria.

Giampietro Comolli

per Newsfood.com

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