D: Può un’azienda dirottare il personale in altra azienda con un numero di dipendenti inferiore a 15 per poter poi dalla seconda far effettuare i relativi licenziamenti? Tutto sarebbe
a norma, ma quali tutele ha a questo punto il lavoratore di fronte ad un atteggiamento così strafottente delle norme da parte del datore di lavoro?

R: Il datore di lavoro non può cavarsela così semplicemente come sembra. Il lavoratore ha una tutela sostanziale del proprio posto di lavoro. Se viene scoperto l’espediente
attuato dalla società cedente, e ciò non è difficile, la reintegra sarà disposta dal giudice in quanto gli atti in frode alla legge sono nulli.
Le citiamo a tale riguardo la decisone della Corte di Cassazione (sentenza del 7 febbraio 2008, n. 2874), che ha confermato la reintegrazione, peraltro disposta già negli inferiori gradi
di giudizio, di alcune lavoratrici cedute da una società ad altra società con meno di quindici dipendenti solo per far perdere loro le tutele di cui all’art. 18 della L. n. 300
del 1970. La Cassazione ha considerato tale passaggio delle stesse ad altra azienda nella forma dell’affitto di un ramo della stessa come un atto in frode alla legge e quindi nullo.

Per la Cassazione, la frode alla legge in tema di affitto di ramo d’azienda non incide affatto sulla libertà economica riconosciuta all’iniziativa imprenditoriale dall’art. 41 della
Costituzione.
Come affermato dalle Sezioni Unite della stessa Corte, infatti, «il contratto in frode alla legge è caratterizzato dalla consapevole divergenza tra la causa tipica del
contratto prescelto e la determinazione causale delle parti indirizzata alla elusione di una norma imperativa». In sostanza «si tratta di contratto inficiato da
nullità perché caratterizzato, nel suo insieme, da causa oggettivamente illecita, che postula la necessaria comunanza dell’intenzione fraudolenta, giacché attraverso un
oggettivo collegamento strutturale e funzionale, è utilizzato un contratto tipico e permesso per realizzare un risultato vietato da norme imperative».

In altre parole, la frode alla legge funziona come clausola generale di tipizzazione delle condotte negoziali tenute in violazione di norme imperative, di guisa che, a seguito del combinato
disposto della norma imperativa generale di cui all’art. 1344 c.c. e della norma imperativa speciale, vengono tipizzate non solo le violazioni dirette del precetto imperativo, ma anche le
elusioni, gli aggiramenti e le violazioni mediate e indirette.
In tale quadro, non può in alcun modo disconoscersi la configurabilità di una frode alla legge posta in essere al fine di eludere la disciplina di cui alla L. 300 del 1970, art.
18, ricorrendo i presupposti oggettivi e soggettivi di cui all’art. 1344 c.c.