Pesca tonno Sicilia, dopo l’assegnazione delle quote pesca, minaccia una nuova chiusura la storica Tonnara di Favignana

Pesca tonno Sicilia, dopo l’assegnazione delle quote pesca, minaccia una nuova chiusura la storica Tonnara di Favignana

La tonnara di Favignana a rischio scomparsa per la bassa quota di pescato assegnato dal Mipaaft

di Maurizio Ceccaioni

Tempi sempre più duri per la tonnara di Favignana, nelle isole Egadi. Se non fosse bastata la contrarietà degli animalisti, l’aggressiva concorrenza di paesi esteri e l’ormai superata frode del 2013 sulle scatolette di tonno rosso (che in realtà era catturato a Malta) spacciate per locali, a un mese dalla riapertura, oggi si parla di nuovo di chiusura della storica tonnara di Favignana.

Nata nella seconda metà del XIX secolo come ‘Stabilimento Florio delle tonnare di Favignana e Formica’, dal 1985 la gestisce fu affidata all’imprenditore trapanese Nino Castiglione, i cui eredi ancora gestiscono la tonnara di Favignana e lo stabilimento per la trasformazione del tonno in contrada San Cusumano a Erice.

Le ragioni della chiusura sono racchiuse nei nuovi criteri di assegnazione del pescato, descritti nel decreto del 17 aprile 2019, emesso dal ‘Dipartimento delle Politiche competitive, della Qualità agroalimentare, Ippiche e della Pesca – Direzione generale della Pesca marittima e dell’acquacoltura’, e il recente D.M. 235 del 30/05/2019, che fa riferimento alla tabella A allegata al D.M. 16/5/ 2019 n. 210, in merito alla ripartizione delle quote non divise (Uncl).

Una ripartizione ritenuta iniqua dalla ‘Nino Castiglione’, primo produttore italiano di tonno in scatola a marchio delle principali marche della Gdo nazionale, che non permette – a detta dell’azienda – di recuperare i forti investimenti fatti negli anni scorsi per farla rimanere sul mercato e salvarla da cancellazione certa da parte dell’Unione Europea, scongiurando la fine della tonnara di Favignana.

Le quote di tonno pescato assegnato dall’Ue all’Italia nel triennio 2018-2020, è di 12.968,47 tonnellate in totale; di cui 3.894,13 per il 2018, 4.308,59 per il 2019 e 4.756,75 per il 2020. Di queste, il contingente da ripartire tra le tonnare a rete fissa (Trap) per il triennio è di 328,36 tonnellate per il 2018, 364,42 per il 2019, e 402,66 per il 2020. Ripartite tra tutti gli impianti attivi negli anni 2015-2016 e 2017 come ‘Isola Piana’ – Carloforte (188,24 t); ‘Capo Altano’ – Portoscuso (130,11 t); ‘Porto Paglia’ – Portoscuso (10,01 t).

Tra queste non c’erano però quelle che avevano ripreso la loro attività solo nel 2019, come la tonnara siciliana di Favignana e quella di Cala Vinagra, con sede a Carloforte, in Sardegna. A queste sono stati assegnate il 50% (14,525 t) ciascuna della cosiddetta quota aggiuntiva per il 2019, pari a 29,05 t.

Per quanto riguarda Favignana, parliamo di quote che valgono 1/6 di quanto le spettava di diritto prima della chiusura (84 t). Perché se facciamo due conti, 14,5 tonnellate equivalgono a circa un centinaio di pesci e con questo misero quantitativo non si può impedire la chiusura di questa che è tra le più grandi e antiche tonnare del Mediterraneo. Mettendo a rischio 230 posti di lavoro diretti e molti altri indiretti.

Di questo è ben conscio l’amministratore dell’azienda Castiglione, Filippo Amodeo, secondo il quale «L’attuale distribuzione delle quote non garantisce la sostenibilità economica della tonnara perché il rischio imprenditoriale è molto alto».

Un criterio che mette a rischio il piano di rilancio dell’azienda, propostasi come «partner tecnico di amministrazioni locali e nazionali e insieme a loro dare dignità al territorio attraverso la pesca sostenibile, l’indotto e il turismo, la ripresa degli antichi mestieri, le produzioni di eccellenza». Un impegno che aveva visto al fianco degli eredi di Nino Castiglione, Mipaaft, Regione Siciliana e comune di Favignana, e coronato nel 2017 con l’iscrizione tra le tonnare spettanti quota.

Forti critiche sulle direttive del Ministero guidato da Gian Marco Centinaio (Lega), sono arrivate anche dalla politica regionale. A cominciare dal presidente dell’Assemblea regionale siciliana (Ars), Gianfranco Miccichè, che dal suo account Facebook, ha attaccato duramente l’operato del sottosegretario Franco Manzato (Lega), firmatario del Decreto ministeriale sotto accusa.

«Oggi è morta la Tonnara di Favignana. Lo ha deciso un sottosegretario della Lega-Salvini Premier e la cosa, credetemi, non mi dà pace», scrive Miccichè. «L’azienda Nino Castiglione, con un enorme sforzo economico e con il sostegno della giunta Musumeci, aveva da poco riaperto la storica struttura dando lavoro a centinaia di maestranze, restituendo al mondo una tra le più grandi tonnare del Mediterraneo e dal passato glorioso. Soltanto un leghista di Oderzo, comune che dista 50 chilometri dal mare, uno che non sa neanche cosa sia il mare – figuriamoci l’industria conserviera ittica – poteva rendersi protagonista di una distribuzione delle quote tonno a totale svantaggio di Favignana».

L’appello di Miccichè si conclude con l’invito tutti i deputati siciliani a Roma, di qualsiasi schieramento o partito, «ad inchiodare alle sue responsabilità l’uomo di Salvini e a chiedere una immediata revisione della distribuzione delle quote tonno».

Se tuona la politica, di certo non rimane in silenzio il Distretto della Pesca e Crescita Blu, massima espressione di rappresentanza della pesca siciliana. Il suo presidente, Nino Carlino, che dopo aver appreso la notizia della chiusura a seguito delle quote assegnate a Favignana ha affermato: «Il Distretto della Pesca manifesta la propria vicinanza all’azienda Nino Castiglione ed auspica che, attraverso una seria interlocuzione fra il Ministero e la Regione Siciliana, si possa trovare una soluzione per la riapertura della Tonnara di Favignana al fine di evitare sia un gravissimo danno economico all’Azienda trapanese, che rappresenta una delle maggiori eccellenze dell’agroalimentare Siciliano, e di tutelare il lavoro di quanti operano nell’impianto sul quale, dopo l’affidamento della gestione, la stessa Azienda ha molto investito».

Foto apertura: Google immagini

Testo e foto di Maurizio Ceccaioni
per Newsfood.com
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