Pescara con Spumantitalia 2020 apre nuove vie per i vini spumeggianti italiani

Pescara con Spumantitalia 2020 apre nuove vie per i vini spumeggianti italiani

 

PESCARA 2020 – LE BOLLICINE ITALIANE RIFLETTONO SUL FUTURO. I VINI SPUMEGGIANTI ITALIANI (NON SPUMANTI E BASTA COME SOTTOLINEA COMOLLI) HANNO UN GRANDE FUTURO E CONTINUITA’ A PRECISE E MISURATE CONDIZIONI.

IL CLIMA PUO’ NON ESSERE UN PROBLEMA PER PRODURRE BOLLICINE IN CERTI TERRITORI

 

Dopo il grande successo del corso formativo di specializzazione Master Bubble’s Sparkling Wine che ha registrato la presenza di 60 operatori e appassionati guidata da Lamberto Vallarino Gancia e Giampietro Comolli, l’importante inaugurazione di venerdì mattina ha visto la presenza di assessori, sindaci e presidenti di consorzi.  A fare gli onori di casa Valentino Di Campli presidente del Codice Citra Vini Abbruzzo nell’ambito di un primo incontro-congresso dedicato alle tematiche-contenuti che sono poi  diventati gli oggetti dettagliati dei diversi talk show che sono seguiti nel pomeriggio e nell’intera giornata di sabato.

Valentino Di Campli è stato molto chiaro nel sottolineare l’obiettivo di creare un modello-gruppo di imprese vitivinicole abruzzesi orientate a fare “vini spumanti” di qualità e di territorio. Codice Citra, fondata nel 1973, raggruppa nove cantine della provincia di Chieti, è la principale realtà produttiva vitivinicola d’Abruzzo, che unisce tecnologia, controllo e competenze di una grande azienda alla qualità e alle peculiarità del lavoro tradizionale di 3.000 famiglie di soci vignaioli che coltivano 6000 ettari.

Ci sono tutte le potenzialità per fare bene. Presente a Pescara Giampietro Comolli che è intervenuto in tutti i dibattiti delle prime due intense giornate, parlando sempre di Bubble’s Wines, cioè come direttore editoriale dell’ importante e oramai richiestissimo magazine Bubble’s, oltre che scrittore di diversi articoli e soprattutto a capo del panel che assaggia annualmente tutti i vini che poi sono elencati e selezioni sulla rivista Bubble’s nei numeri estivo e autunnale.

Fra i tanti premi, meritano un posto preminente personaggi e produttori che hanno fatto – ognuno nella propria terra di origine e nelle proprie vigne – la storia di una etichetta, di una denominazione, di un obiettivo, come Vittorio Moretti di Bellavista in Franciacorta, Giorgio Soldati de La Scolca in Gavi, di Mattia Vezzola di Costaripa sul Garda, a Mario Pojer della Pojer&Sandri del Trentino. Al professor Attilio Scienza  è andato il premio della ricerca scientifica universitario e accademica per le grandi informazioni e le diverse zonazioni svolte nei territori spumantistici italiani. A Franco Adami di Valdobbiadene per il Prosecco Superiore e a Josef Reitener di Arunda in Alto Adige il premio storico Gerolamo Conforto, mentre il  Premio Francesco Scacchi è stato assegnato alla più innovativa azienda spumantistica italiana quella di Salvatore Murana di Pantelleria, premi ideati e creati da Giampietro Comolli in onore dei due grandi medici-abati del XVI-XVII° secolo che hanno scritto due libri che parlano per primi del metodo “tradizionale classico “di elaborazione degli spumanti ben prima di altri, ma dimenticati dagli stessi italiani.  Ecco le parole conclusive di Comolli al termine della prima degustazione comparata e guidata di giovedì 23 gennaio difronte a 60 attenti degustatori.

Pescara 2020 Premio a
Salvatore Murana

Comolli: < Fondamentali, per fare sintesi,  sono due ragionamenti e considerazioni per la spumantistica nazionale cui gli imprenditori devono pestare molta attenzione: avere un quadro chiaro della enorme diversità delle due grandi famiglie che si identificano con i due metodi di produzione dei vini spumanti e conoscere-sapere che ogni metodo deve avere una sua scheda tecnico-analitica degustativa ufficiale, separata una dall’altra, perchè trattasi di due vini differenti, totalmente diversi e anche uno “schema” di percorso degustativo diverso fa cultura, fa storia delle diversità produttive.  Una scheda analitica unica assoluta attualmente ancora in uso presso tutti gli enti, oramai vecchia di 100 anni, creata per dare una votazione al cibo dei marines americani e poi creata da un grande enologo polacco-americano-francese solo per i vini methode champenoise francesi nel 1938 non può andare bene anche per gli spumanti metodo italiano. Il secondo tema fondamentale è il linguaggio comune o univoco:  è importante che tutti si approvi e si condivida di “nominare”nello stesso modo e in modo ben differenziato i due metodi: metodo tradizionale quello methode champenoise e metodo italiano quello da tempo chiamato Charmat o grandi botti o Martinotti. Nessuna alternativa: da scrivere in etichetta senza vergogna!

 

 

Comolli, a beneficio dei tanti giornalisti presenti  all’inaugurazione, ha svelato il vero motivo della presenza a Pescara nell’ambito dell’evento Festival voluto e realizzato dall’editore Zanfi. Infatti Bubble’s srl, da solo magazine cartaceo e portale web nato nel 2016, oggi è diventata una società a tutti gli effetti con a capo Andrea Zanfi e soci Lamberto Vallarino Gancia e Giampietro Comolli.  A Comolli , a margine dell’evento e come co-firma di Bubble’s, chiediamo di illustrarci le finalità del progetto Bubble’s. In primis chiediamo perchè a Pescara e cosa significa Pescara.

Comolli: < Come ha ricordato anche Gancia, in 170-180 anni la spumantistica italiana ha fatto cambiamenti, strategie, evoluzioni e scelte che sono sicuramente alla base di una solida produzione nazionale e che dà garanzie di un futuro che può durare a condizioni molto chiare: è nota la ciclicità dei consumi e delle scelte di mercato nel vino. Nel 1850-1910 alcuni brillanti imprenditori, da Gancia a Vistarino, a Carpenè hanno iniziato la produzione di metodo tradizionale, poi sono diventati leader del metodo italiano creando un modello industriale durato fino agli anni 1960-1980. Poi la Franciacorta e il Trento hanno risvegliato la antica storia etrusco-romana dei vini frizzanti-spumanti puntando sul metodo tradizionale. Poi è nato il Forum spumanti di Valdobbiadene (come evoluzione del sopito Istituto e della Mostra chiusa) per lanciare nel 2004 la sfida della piramide del Prosecco.

Il nuovo Prosecco che ha portato l’Italia ad essere leader mondiale, facendo una grande chiarezza sul metodo italiano e aprendo le frontiere per tutte le bollicine italiane chi poco e chi tanto. Ma soprattutto il successo planetario dell’Universo Prosecco ha svegliato passioni, ricerche e accreditato imprenditori che hanno prodotto (nel 2019 sono state oltre 150 le nuove etichette del centro-sud Italia) nuovi vini spumeggianti, ottimi, tutti di ottimo livello dalle Terre Teramane, all’Abbruzzo, alla Sicilia, a Pantelleria, in Puglia, a Matera, a Marino, a Viterbo.

Questa è la importante realtà e espressione di una “innata e già matura” eccelsa qualità che non ha bisogno di essere valutata, ma solo spiegata, descritta, notata, conosciuta diffusa! Credo che Pescara debba lanciare una nuovo identità comune, ma non marchio, deve aggregare come sistema, come universo una piccola e grande spumantistica italiana: varietà di vitigno, patrimonio delle biodiversità.  Nessun marchio unico: anzi ancor più differenza e diversità ma da condividere in un programma unitario, una egida, un imprinting nazionale verso l’alto profilo come può essere il singolo sforzo imprenditoriale, la singola identità produttiva-territoriale… ma tutta del made in Italy.

Questo è il futuro per differenziarsi da  altri paesi e mantenere la leadership perché il vino spumante, come hanno detto Scienza e Lanati, ha potenzialità ampelografiche, botaniche, agronomiche per adattarsi meglio ai cambi climatici, alle revisioni DO in base ai cambi climatici. Questo è il vero obiettivo e tavolo di regia su cui puntare >

 

Diversi giornalisti e produttori presenti hanno chiesto a Comolli di fare una previsione, di lanciare un messaggio al mondo produttivo spesso restio a fare le cose in comune e a lavorare per un obiettivo sicuro che non sia solo la vendita di bottiglie. Comolli: < La spumantistica italiana è matura, è qualificata nel senso oggi ha una qualità di elaborazione e affinamento e di sapore molto diffusa ( la diffusione garantisce un livello alto), ha raggiunto livelli di conoscenza e notorietà nazionale e internazionale e non è più in fase imitativa, non si deve sentire come una produzione di ripiego o di serie B o complementare o succube di altre tipologie o denominazioni. La maturità indica anche una autonomia decisionale e di affermazione sui vari mercati e canali di consumo e una referenzialità diretta e riconosciuta al punto che continuare a parlare di rapporto qualità/prezzo come indice qualificante o valutativo di un vino spumaggiante è sempre deprimente il prezzo, mai lo eleva, e da un alibi alla valutazione e all’acquisto del consumatore. Oggi bisogna parlare solo di “rapporto valore/identità” in quanto nell’identità non c’è solo la maturità qualitativa, il territorio, la denominazione ma ci sono anche i vignaioli, le uve coltivate internazionali, i vitigni autoctoni ben dosati e anche monovitigno,  le sperimentazioni nelle università e i valori aggiunti dati dalle analisi universitarie come quelle presentate in modo mirabile da prof Scienza o da Donato Lanati, un grande enologo che hanno tenuto una lectio-magistralis da ricordare, pietra miliare, da 100 crediti universitari. Mentre con il termine “valore” non bisogna pensare solo al prezzo perché è solo una componente del valore e non la più importante, ma dentro c’è anche l’impegno produttivo, la sperimentazione, la cura maniacale, le conoscenze e le professionalità dei vignaiuoli, dei cantinieri, degli imbottigliatori e quindi della ricerca enologica  aziendale>

 

Conclusione del full immersion sui territori identitari e consorzi e grandi etichette nord-sud < La spumantistica italiana è diversa da quella spagnola e francese: la prima è in mano a due grandi cantine che raccolgono uve e vino da diverse zone, assemblano a piacere e vendono un brand marchio aziendale in cui la composizione è molto variabile. I francesi da sempre hanno solo 4 zone dove si producono bollicine, per l’82% methode champenoise, con 6-7 vitigni base in cui la scala dei valori e delle identità vengono realizzate e create  soprattutto all’interno della singola azienda, nell’ambito di incroci di valori lungo la filiera produttiva, partendo dal vigneto classificato e dalla cura elaborativa (nella stessa azienda c’è l’etichetta da 12 euro e da 250 euro). In Italia invece oggi c’è un patrimonio e una ricchezza diffusa unica (non c’è paragone) simbolo della biodiversità naturale di 50 vitigni oggi vinificati per fare vini spumanti in cui il 90% è ottenuto con il metodo italiano (non più quello del 1860 ma di altissima tecnologia e garanzia sanitaria), in cui la sostenibilità ambientale  è reale, concreta, è diffusa in 20 regioni, dove la denominazione e il territorio fanno la classificazione in base a disciplinari chiusi e rigidi, forse troppo. E’ su questa differenza (Italia contro-tutti) che bisogna giocarsi il futuro sostenendo la differente territorialità e produttività in un contesto “made in Italia” generico ad usum solo di copertina da libro. Le pagine del “titolo” del libro sono i singoli territori autonomi chiari e con una propria identità che diventa quel rispettivo valore senza serie A e serie B>

Gianfranco Ferraris
Newsfood.com

Leggi Anche
Scrivi un commento