PESCARA, INIZIO SPUMEGGIANTE DI SPUMANTITALIA

PESCARA, INIZIO SPUMEGGIANTE DI SPUMANTITALIA

PESCARA. INIZIO SPUMEGGIANTE DELLA MANIFESTAZIONE BUBBLE’S ITALIA.  KERMESSE E RIFLESSIONI DEI PIU’ IMPORTANTI ATTORI E PODUTTORI DI BOLLICINE ITALIANE

Pescara, Sabato, 25 gennaio 2020
dal nostro inviato Gianfranco Ferraris

Si avvia alla conclusione l’evento di Pescara 2020 con la domenica aperta al pubblico dedicata agli assaggi aperti agli appassionati abruzzesi che hanno l’occasione di assaggiare circa 150 etichette di bollicine italiane provenienti da tutte le regioni italiane.

Dopo il Forum Spumanti d’Italia (2004-2012) creato e guidato da Giampietro Comolli a Valdobbiadene, Pescara rappresenta un nuovo inizio, un nuovo capitolo. Pescara ha un nuovo obiettivo? Il mondo spumantistico italiano deve interrogarsi? Quali i territori in crescita? Quali etichette sono più richieste dal mercato? Come inserirsi in una globalizzazione con i consumi segmentati?

Comolli a Vinitaly 2019 intervistato da Giuseppe Danielli, Direttore Newsfood.com

Tante domande alle quali molti hanno tentato di dare una risposta. Noi abbiamo cercato di registrare le parole di un “noto” protagonista dei primi due giorni, lo abbiamo seguito, ascoltato, messo sotto controllo, radiografato e sezionato attraverso le sue parole, cercando di capire e carpire informazioni e insegnamenti. Giampietro Comolli è chiamato il Richelieu della Franciacorta, grande diplomatico Oltrepadano e molto trasparente, non incline a compromessi, estensore di disciplinari e regolamenti, chiamato anche il re delle bollicine, in diverse occasioni gli è stato affidato dalla organizzazione il microfono per cercare di dare spiegazioni, rispondere a domande, creare una prospettiva certa.

Giovedì e venerdì a Pescara si chiudono con un grande successo di pubblico e di premi, tanti gli operatori del settore, i winelovers amanti delle bollicine italiane.
Venerdì sera la consegna degli attestati e riconoscimenti di Bubble’s Italia Magazine con gli ambasciatori del brindisi italiano 2020, che si sono distinti per un lavoro continuo di valorizzazione delle bollicine italiane. in questo contesto è mancata però la voce dei “consorzi di tutela” intesa non come presenza e presentazione, quanto come riflessione e valutazione dell’operato, delle diverse crisi che esistono in diverse regioni, delle discussioni in atto in molti consorzi italiani che appaiono poco evidenti in pubblico, ma che ci sono e sono molto chiare.

Dopo il nuovo indirizzo del 1999 con la nuova Federdoc voluta allora dai vecchi direttori di consorzi come Liut, Lazzari, Piazza, Rovati e soprattutto Comolli che ha dato il via alla stagione dei “consorzi riconosciuti, le certificazioni, l’erga omnes”, a 20 anni si sente il bisogno urgente di un cambio di passo: che si fa realmente? Chi oggi può essere il pilastro e il motore di un nuovo cambiamento e adeguamento a nuove necessità di imprese e aziende in un mercato oramai governato da social digital web, e-commerce che 20 anni fa non c’era?

Fra i tanti premi, meritano un posto preminente personaggi e produttori che hanno fatto – ognuno nella propria terra di origine e nelle proprie vigne – la storia di una etichetta, di una denominazione, di un obiettivo, come Vittorio Moretti di Bellavista in Franciacorta, Giorgio Soldati de La Scolca in Gavi, di Mattia Vezzola di Costaripa sul Garda, a Mario Pojer della Pojer&Sandri del Trentino.

Al professor Attilio Scienza  è andato il premio della ricerca scientifica universitario e accademica per le grandi informazioni e le diverse zonazioni svolte nei territori spumantistici italiani. A Franco Adami di Valdobbiadene per il Prosecco Superiore e a Josef Reitener di Arunda in Alto Adige il premio storico Gerolamo Conforto, mentre il  Premio Francesco Scacchi è stato assegnato alla più innovativa azienda spumantistica italiana quella di Salvatore Murana di Pantelleria, premi ideati e creati da Giampietro Comolli in onore dei due grandi medici-abati del XVI-XVII° secolo che hanno scritto due libri che parlano per primi del metodo “tradizionale classico “di elaborazione degli spumanti ben prima di altri, ma dimenticati dagli stessi italiani.

Ecco le parole conclusive di Comolli al termine della prima degustazione comparata e guidata di giovedì 23 gennaio di fronte a 60 attenti degustatori.
Comolli: < Fondamentali, per fare sintesi,  sono due ragionamenti e considerazioni per la spumantistica nazionale cui gli imprenditori devono pestare molta attenzione: avere un quadro chiaro della enorme diversità delle due grandi famiglie che si identificano con i due metodi di produzione dei vini spumanti e conoscere-sapere che ogni metodo deve avere una sua scheda tecnico-analitica degustativa ufficiale, separata una dall’altra, perchè trattasi di due vini differenti, totalmente diversi e anche uno “schema” di percorso degustativo diverso fa cultura, fa storia delle diversità produttive.  Una scheda analitica unica assoluta attualmente ancora in uso presso tutti gli enti, oramai vecchia di 100 anni, creata per dare una votazione al cibo dei marines americani e poi creata da un grande enologo polacco-americano-francese solo per i vini methode champenoise francesi nel 1938 non può andare bene anche per gli spumanti metodo italiano. Il secondo tema fondamentale è il linguaggio comune o univoco:  è importante che tutti si approvi e si condivida di “nominare”nello stesso modo e in modo ben differenziato i due metodi: metodo tradizionale quello methode champenoise e metodo italiano quello da tempo chiamato Charmat o grandi botti o Martinotti. Nessuna alternativa: da scrivere in etichetta senza vergogna!  >

 

Gianfranco Ferraris
Redazione Newsfood.com

 

 

 

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