Il pesce, ed il salmone norvegese, è più forte della crisi. Nel 2017, nonostante la difficile situazione economica, l’intero comparto dei prodotti ittici ha fatto segnare una crescita del 5%, con una netta crescita di volume (+3%) e purtroppo anche di prezzo (+2%).

A spiegare come, il Norwegian Seafood Council, l’ente di promozione per i prodotti ittici norvegesi, autore di una ricerca sul fenomeno.

Secondo il Concilio, i dati sono più che significativi. In primis il consumo di salmone ed altre specie è in aumento costante. Tra tutte le varietà, al primo posto il salmone congelato, con l’aumento percentuale più alto, seguito dal salmone fresco (+5%); non benissimo invece il salmone fresco, che vede un lieve calo di volume (-2%) con però un aumento di prezzo (+10%).

In generale, nell’anno appena passato, il salmone norvegese ha ottenuto una crescita del 24% delle esportazioni di salmone norvegese verso il nostro Paese, dall’inizio dell’anno a maggio.

Riassume così, Trym Eidem Gundersen, Direttore per l’Italia del Norwegian Seafood Council: “Il numero di famiglie che nel 2017 ha acquistato prodotti a base di salmone, tra le specie preferite, è aumentato in modo considerevole durante gli ultimi anni. Abbiamo infatti assistito a una crescita della domanda: il mercato del salmone in Italia è ancora forte nonostante l’aumento dei prezzi del salmone nel 2016”.

Dietro al successo del salmone norvegese, una pluralità di fattori. Ad evidenziare i più importanti, Valentina Tepedino, medico veterinario e direttrice di “Eurofishmarket”, periodico specializzato

di settore. Secondo la dottoressa Tepedino, la ragione del successo è una triade: il benessere dei pesci, la sostenibilità ambientale, la tutela del consumatore. Per questo, “La Norvegia rappresenta un modello positivo e di grande innovazione”.

La direttrice Eurofishmarket ricorda infatti una ricerca recente, che ha messo in luce il ruolo del pesce nell’alimentazione sostenibile. Secondo il team di scienziati, infatti, consumare pesce sarebbe sufficiente a fornire le proteine necessarie ed a ridurre il consumo di suolo. I dati raccolti parlano di una differenza sostanziale, una mucca richiede circa 8 kg di mangime per ottenere 1 kg di biomassa, il salmone d’allevamento ha bisogno di circa 1,2 kg per fare lo stesso.

Le Nazioni Unite hanno fissato nel 2050 la data ultima per un cambio di alimentazione, con il pesce allevato al posto di quello pescato. L’acquacoltura norvegese (ed il suo salmone), efficiente e rispettosa di uomo ed ambiente, potrebbe essere la risposta al problema.

Matteo Clerici