Il via libera alla strategia tematica sui
pesticidi precede di poco la presentazione ormai prossima di un nuovo regolamento che modifichera’ sostanzialmente le attuali procedure di autorizzazione di pesticidi e prodotti
fitofarmaceutici, in vigore dal 1991.

Le autorizzazioni avvengono oggi a due diversi livelli: la Commissione europea approva (o respinge, dipende dalla valutazione d’impatto su ambiente e salute) ogni singola nuova sostanza attiva
che entri nella formula del prodotto da commercializzare, mentre sono gli Stati membri che autorizzano i pesticidi e fitofarmaci da usare sul proprio territorio nazionale, dopo aver verificato
che i loro principi attivi sono presenti nella “lista positiva” comunitaria.

La nuova strategia prevede invece che l’Ue sia divisa in tre grandi ‘zone’ o regioni (meridionale, centrale e settentrionale), omogenee dal punto di vista delle condizioni geografiche,
climatiche e di coltivazione. Ogni autorizzazione di un pesticida concessa in un paese varra’ automaticamente in tutti gli altri paesi della zona di appartenenza. Cosi’ per poter
commercializzare un fitofarmaco in tutta l’Ue, se oggi si deve ottenere l’autorizzazione in 25 Stati membri, con le nuove regole basteranno tre approvazioni nazionali, ottenute ognuna in una
zona diversa. La ‘regione meridionale’ comprende, oltre all’Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Grecia, Cipro e Malta.

La durata del processo comunitario di autorizzazione delle sostanze attive verra’ ridotta dagli attuali cinque anni a due. Con le nuove regole, inoltre, le autorizzazioni, che oggi devono
essere rinnovate ogni 10 anni, varranno indefinitamente dopo il primo rinnovo (ma dovranno essere riviste in ogni momento in cui emergano nuove preoccupazioni sui rischi per la salute e
l’ambiente). D’altra parte, verra’ abolita la possibilita’ che oggi hanno gli Stati membri di concedere “in anticipo”, in attesa del verdetto Ue, delle autorizzazioni nazionali provvisorie per
i pesticidi che contengono sostanze non ancora approvate a livello comunitario.

Le nuove misure, che verranno meglio dettagliate nel regolamento, mirano anche a incoraggiare l’applicazione del “principio di sostituzione”: le sostanze che presentano rischi per la salute o
per l’ambiente dovrebbero essere sostituite con alternative meno pericolose ogni volta che cio’ diventa possibile tecnicamente (ma tenendo conto anche di considerazioni economiche e pratiche).
L’incentivo alla sostituzione si articola in un meccanismo piuttosto complicato. Intanto, coerentemente con il regolamento Reach sulla chimica non saranno piu’ autorizzate le sostanze
appartenenti al gruppo Cmr (cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione), quelle con effetti negativi sul sistema endocrino e quelle persistenti nell’ambiente. In secondo luogo, tutte
le sostanze pericolose oggi usate verranno “candidate alla sostituzione” e inserite in una lista apposita.

Prima di approvare un prodotto che contiene una o piu’ sostanze di questa lista negativa, gli Stati membri dovranno verificare se esistono delle alternative sostenibili, attraverso una
“valutazione comparativa”. Non esiste tuttavia, un obbligo per i Pesi membri di imporre le alternative eventualmente esistenti: potranno ancora dare, infatti, il proprio via libera ai pesticidi
contenenti sostanze “candidate alla sostituzione”, ma in questo caso gli altri Stati membri della stessa zona di appartenenza saranno liberi di non riconoscere l’autorizzazione. E’ previsto,
infine, un divieto generale dell’applicazione dei pesticidi sulle colture tramite polverizzazione aerea, una pratica gia’ proibita in alcuni paesi, ma ancora diffusa in altri, come la Spagna e
l’Ungheria.

Saranno previste deroghe solo per particolari situazioni, quando non vi siano alternative praticabili. Secondo gli esperti sono circa 600 le sostanze attive delle quali 150 sono state approvate
mentre 450 sono ancora sotto esame. Resta aperto il problema della gestione delle giacenze di pesticidi scaduti in numerosi paesi candidati e in quelli di recente adesione. In effetti, ingenti
quantita’ di pesticidi tuttora in uso in numerosi paesi candidati potrebbero giungere a scadenza. Pare che esistano gia’ giacenze significative di pesticidi scaduti.

In mancanza di provvedimenti appropriati, i paesi candidati potrebbero non disporre di inceneritori adeguati in grado di rispettare i limiti di emissione imposti, da cui la necessita’ di
modernizzare gli impianti di incenerimento o di trasportare i pesticidi. Una parte dei pesticidi scaduti rientrera’ nel campo di applicazione della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti
organici persistenti (POP), ma e’ probabile che si riveli necessario fornire un sostegno complementare ai paesi candidati all’adesione.

La Comunita’ e gli Stati membri dovrebbero contribuire all’uso sicuro dei pesticidi nei paesi in via di sviluppo e nei nuovi Stati indipendenti (NSI), valutando e sorvegliando in modo piu’
severo le loro esportazioni e i loro doni di prodotti chimici.

Fonte: www.ansa.it