Pesticidi, UE contro le grandi aziende chimiche

Pesticidi, UE contro le grandi aziende chimiche

I colossi della chimica sfidano l’Unione Europea: motivo della divisione, una decisione della Commissione, che ha vietato tre pesticidi, a base di neocotinoidi.

Tutto nasce dai controlli degli esperti e dai messaggi degli ecologisti: in Europa, le colonie di api sono in netta diminuzione, in alcuni casi anche del 30%.

La faccenda è stata poi presa in esame dall’EFSA, l’autorità comunitaria per la sicurezza alimentare. Il
rapporto, uscito in aprile, parlava di “Gravi rischi legati all’uso di tre pesticidi su diverse colture”. Si accusano i prodotti di danni sui sistemi nervosi degli insetti, con effetti (anche
sé) minori sui mammiferi.

Allora, la questione è ridiventata politica, con gli Stati singoli divisi sul verdetto finale. La Germania capitanava il fronte dei favorevoli al bando. Quello dei contrari, guidato
dalla Gran Bretagna, comprendeva anche l’Italia. A riguardo, il governo di Roma ha cambiato idea in corso d’opera, sopratutto per la non accoglienza della richiesta per l’applicazione dei
neonicotinoidi in granuli sulle foglie degli alberi da frutto prima della fioritura, mentre sarà possibile farlo dopo la fioritura stessa. Secondo alcuni, fondamentale è stata
l’azione degli agricoltori.

In ogni caso, la Commissione ha preso la sua decisione: bando per due anni, a partire da dicembre 2013.

Pronta la controffensiva: le aziende chimiche hanno parlato di “Verdetto inaccurato ed incompleto”, ma il pericolo sta negli affari a rischio, un volume di 800 milioni solo per le aziende
italiane.

In ogni caso, è tempo di ricorsi: il primo, della Bayer CropScience (controllata dalla BayerAg), mirato a poter commercializzare prodotti contenenti i principi attivi clothianidin e
imidacloprid.

Entro poco tempo, arriverà anche quello di Syngenta, concentrato su un terzo neonicotinoide,
il thiamethoxam, utilizzato per la protezione dei semi prima della germinazione.

Proprio Syngenta viene preso come esempio negativo da Greenpeace. Il suo
comunicato
è piuttosto chiaro: “Syngenta ignora le prove scientifiche; invece di far causa alla Commissione dovrebbe smettere di vedere prodotti letali per le api”.

Matteo Clerici

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