A quando, si chiedono Adusbef e Federconsumatori, interventi corposi sulla questione energetica? Non ci riferiamo, anche se sarebbe importante, ad interventi sulle Istituzioni internazionali,
per eliminare la speculazione che avviene sul prezzo del petrolio e che sappiamo attestarsi attorno al 15 – 20%, causata dall’utilizzo di strumenti finanziari che agevolano tali processi
speculativi.

Non ci riferiamo neppure ad una definizione strategica dell’Europa, per approntare seri piani energetici basati su accordi fra stati per l’approvvigionamento energetico basati sulle reciproche
convenienze.

Noi chiediamo che vi siano rapidi interventi, soprattutto nel nostro Paese, per calmierare i costi ed i prezzi dei prodotti energetici, che hanno pesanti ricadute, dirette ed indirette, sul
potere di acquisto delle famiglie.
Non dimentichiamo che dal petrolio discendono le bollette di luce e gas, il prezzo dei carburanti, il costo del riscaldamento domestico e l’incidenza, quale materia prima, per la produzione dei
prodotti di largo consumo, nonché per i costi di trasposto degli stessi.
«Infatti, con il petrolio a oltre 100 dollari al barile ed il cambio euro/dollaro a 1.50, che ne mitigherà gli effetti, la situazione -sostengono Elio Lannutti e Rosario
Trefiletti- deve preoccupare alquanto sia le famiglie italiane, sia i responsabili istituzionali del nostro paese.

Infatti per costi diretti le famiglie si troveranno a dover affrontare costi più elevati per servizi e beni fondamentali che li riguardano:
– per i carburanti con una ricaduta annua di 140 euro
– per il riscaldamento domestico 150 euro annui in più
– per la luce ed il gas 200 euro in più all’anno
Il totale delle ricadute sulle famiglie è quindi pari a 490 euro annui con una stima inflattiva di circa 1.7% sulla spesa annuale delle famiglie.

Per costi indiretti che incideranno nella determinazione dei prezzi dei beni di largo consumo a causa di tre questioni fondamentali:
– La prima causata da maggiori costi trasporto e pari a 90 euro annui.
– La seconda è relativa all’aumento del costo della Virgin Naphta che è la materia prima ricavata dal petrolio che le industrie utilizzano per la trasformazione chimica e per
l’ottenimento di : plastiche-vernici-detersivi ecc.ecc. tale ricaduta è stimata attorno a 180 euro annui.
– La terza questione attiene ai costi energetici per le trasformazioni industriali con esclusione di quelle alimentari. Tale ricaduta è da noi stimata attorno a 160 euro annui.

Questo secondo totale relativo alle ricadute indirette è pari a 430euro all’anno, con una stima inflativa di circa l’1,4%.
Complessivamente l’aumento inflattivo, per costi diretti ed indiretti, si attesterebbe al 3,1%.
Le considerazioni da farsi, oltre a quelle di carattere generale precedentemente esposte, è che il Paese concertando con l’Europa, necessiterebbe per evitare o mitigare tutto ciò,
di un serio ed accelerato piano energetico con misure urgenti di sostegno verso quattro filoni fondamentali : quello delle politiche di risparmio sia delle famiglie che delle imprese,quello di
una politica di forte impegno sulle energie alternative quali il fotovoltaico per giungere ad una potenza installata pari a quella della Germania, quella della costruzione immediata di
rigasificatori che nel diversificare le fonti di approvvigionamento energetico sono di per sé strumenti di calmieramento necessario del prezzo del petrolio ed infine la razionalizzazione
della rete distribuzione carburanti con l’apertura alla grande distribuzione (risparmi attesi pari a 144 Euro anno).

Inoltre si rende obbligatoria una revisione della materia fiscale i (accisa sui carburanti) che deve variare negativamente quando aumenta il prezzo del petrolio per compensare il contestuale
aumento dell’IVA evitando speculazioni da parte dell’erario come peraltro si è fatto anche con il precedente Governo per oltre 6 Miliardi di Euro.