Picnic e panino selvaggio vietati nei musei ma ora via libera ai punti di ristoro autorizzati a Mosca, San Pietroburgo…

Picnic e panino selvaggio vietati nei musei ma ora via libera ai punti di ristoro autorizzati a Mosca, San Pietroburgo…

Pranzare all’Ermitage? Non è più vietato.
I poveri turisti affamati che vagano per le sale dell’Ermitage a San Pietroburgo o al Museo Russo di Mosca troveranno pane per i loro denti.
Finalmente, infatti, il ministro della cultura Aleksandr Avdeev ha annunciato che sarà abolito il divieto di realizzare ristoranti all’interno dei musei e dei parchi protetti.
Un divieto che finora ha costretto i visitatori di giganteschi palazzi a digiunare o a fuggire prima di finire la visita. Qualche eccezione era stata fatta – o meglio i punti di ristoro erano
formalmente illegali – a Mosca, alla Galleria Tretjakovskij, dove già ci sono caffè e punti di ristoro, e nel gigantesco museo – parco di Kolomenskoe, e solo l’estate scorsa sono
stati legalizzati, insieme ad altre 140 istituzioni culturali.

L’abolizione del divieto riguarda anche la possibilità di realizzare alberghi all’interno di palazzi storici.
La nuova legge prevede in ogni caso precisi vincoli,  così da non danneggiare l’aspetto dei monumenti in cui i ristoranti e gli alberghi saranno realizzati.  

Patrizia Romagnoli
per Newsfood.com

Notizie su Ermitage di San Pietroburgo
(www.san-pietroburgo.info)
Ermitage L’Ermitage è il più imponente museo in Russia nonchè una tra le più grandi collezioni d’opere d’arte al mondo (2,7
milioni di oggetti).

La fondazione del museo risale all’anno 1794 quando Caterina II
aquistò la prima grande collezione di pittura a Berlino. A partire dal 1852 Ermitage divenne museo pubblico, ma per visitarlo occorreva un permesso rilasciato dal Ministero della Corte Imperiale.
L’entrata senza restrizioni avvenne solamente nel 1863.

Oggi le collezioni esposte sono collocate in alcuni edifici che rappresentano grandi monumenti architettonici, costruiti in epoche diverse.

Il Palazzo d’Inverno, costruito nel 1762 dall’architetto F.B. Rastrelli, fino al 1917 fu la sede ufficiale dell’imperatore. Nel 1837 gli interni del palazzo furono devastati da un incendio e
successivamente ricostruiti dall’architetto russo V. Stasov. Vicino al palazzo è dislocato un padiglione, 1775 (architetti U.M. Felten e J.B. Vallen-Delamot) denominato edificio del
Vecchio Ermitage, 1787 (arch. U.M. Felten). Nel 1842 appositamente per il collocamento del museo venne edificato il Nuovo Ermitage.

Il complesso del museo include anche l’ex teatro di corte, 1787 (arch. G. Quarenghi) e dal 1993 anche l’edificio dello Stato Maggiore Generale, 1827 (arch. C. Rossi), che si trova sulla
Piazza del Palazzo.

Oggi le collezioni sono divise in svariate sezioni: la Storia dell’arte d’Europa occidentale, la storia della cultura primitiva, la cultura e l’arte dei popoli orientali, la storia della cultura russa e la numismatica. Vi sono custodite opere inerenti la pittura, l’incisione in rame, la scultura dall’antichità ai giorni nostri,
l’arte applicata e decorativa russa, orientale e d’Europa occidentale (stoffa,
vetro, porcellana, arma, ecc.)

Nell’esposizione del museo un posto d’eccellenza viene occupato agli interni del Palazzo d’Inverno: la scala degli ambasciatori (arch. F.B. Rastrelli), la sala dei feldmarescialli (arch. O.
Monferran), la sala di Pietro o la sala del trono minore (arch. V. Stasov), la galleria militare (arch. C. Rossi), dove sono esposti 322 ritratti degli eroi di guerra del 1812 compiuti dal
pittore inglese J. Dow e dai suoi compagni russi, la sala di malachite (arch. A. Brullov), ecc.

Nella sezione del mondo antico sono rappresentati i monumenti della Grecia Antica e delle sue colonie sul Mar Nero e in Italia, la collezione della scultura della Roma Antica, i monumenti della
cultura etrusca. Nella sezione dell’arte d’Europa occidentale si possono ammirare le opere dell’arte Italiana dei secoli XIII-XVIII, di quella Spagnola dei secoli XV-XIX, dei Paesi Bassi e della Finlandia dei secoli XV-XVII, della Francia XV-XX sec., della Germania XV-XVIII sec e
dell’Inghilterra dei secoli XVII-XIX. Vi sono in
mostra opere di Leonardo da Vinci, Raffaello, Giorgione, Tiziano, Caravaggio, Tiepolo, El Greco, Velasquez, Jordans, Rubens, Van Deick, Rembrandt, Pussin, Delacroix, Monet, Renoir, Pissarot,
Van Gohg, Matisse, Picasso e altri.

Nella sezione dell’Oriente ha luogo una mostra permanente dedicata alla cultura
Egiziana antica. Vi sono custoditi oggetti estremamente interessanti della Russia Antica e di quella di Pietro I
esposti nella sezione della Storia della Cultura russa.

Nel museo vi si trova anche l’esposizione autonoma dal nome “il Deposito d’Oro” la quale consiste in oggetti fatti da diversi popoli nelle diverse epoche (dai sarmati fino al XX secolo)
utilizzando gemme e metalli nobili.

Storia
Non esiste al mondo un museo che possa competere per vastità e qualità con l’Ermitage. La sua collezione annovera più di tre milioni d’opere. Il museo è specializzato
nella pittura del rinascimento italiano e dell’Impressionismo francese, ma possiede anche un’immensa collezione di lavori di Rembrandt, Picasso e Matisse. I visitatori possono scoprire la
collezione inerente sia l’arte greca e romana, sia quella siberiana e dell’Asia
Centrale.
Tra le varie attrattive dell’Ermitage vi è il museo stesso, con le sue stanze stuccate e la sua particolare architettura. Essendo l’Ermitage così vasto, le sue collezioni così corpose e diverse, i suoi interni così preziosi, molti
visitatori preferiscono vederlo in più giorni, piuttosto che fare una estenuante e frenetica maratona. Ci sono talmente tanti capolavori da vedere che è meglio dare una scorsa ad un libretto guida o
farsi accompagnare da una guida stessa.

Le origini dell’Ermitage sono rintracciabili nella collezione privata di Pietro il Grande, il quale acquistò molti capolavori durante i suoi viaggi per poi appenderli nella sua residenza. Caterina la Grande estese notevolmente la collezione, e lei e i suoi discendenti acquistarono numerose
opere provenienti da collezioni private d’aristocratici e monarchici dell’Europa dell’Ovest. Quando Nicola II ascese, al potere nel 1894, ereditò la più grande collezione di
opere d’arte d’Europa.

Dopo la rivoluzione del 1917 il museo venne aperto al pubblico e la collezione si arricchì
d’opere moderne provenienti da collezioni private. Oggi, l’Ermitage si è imbarcato in una nuova fatica. Infatti, la sua collezione sta per essere riorganizzata e, per la prima
volta, alcuni suoi capolavori sono pronti per essere mostrati all’estero.

Dei due milioni e settecentomila pezzi che compongono la sua eccezionale collezione, viene esposto solo il 10 per cento per mancanza di spazio. Il resto, o rimane chiuso nei sotterranei o
viene mandato all’estero, in tourneè.

E questo, nonostante che il museo occupi quattro palazzi compresi tra la piazza del Palazzo, la via
Chalturin e il lungo Neva, e possa vantare 374 sale aperte al pubblico (in totale, ventidue chilometri di percorso) ammirate da una media di tre milioni e mezzo di visitatori all’anno. Tra i
primi atti del governo comunista ci fu quello di nazionalizzare il museo; durante il secondo conflitto mondiale oltre centoventimila capolavori, furono trasferiti in gran segreto negli Urali
mentre i mobili e il resto delle collezioni vennero nascosti negli scantinati.

Perché la storia dell’Ermitage è la storia della più superba raccolta di quadri al mondo. Nonostante fosse stato Pietro I a porre le basi della collezioni, sarà Caterina a dare l’impulso
decisivo; la zarina, raffinata mente politica, aveva ben compreso il legame tra il prestigio culturale e il prestigio politico di un’impero. Il museo crebbe a ritmo vertiginoso: in un solo
anno, era il 1768, vi entrarono ben seicento opere di pittori fiamminghi, olandesi e francesi. E si arricchì a tempo di record, acquisendo a scatola chiusa intere collezioni europee, con
opere di Rembrandt, Rubens, Giorgione, Guido Reni, Poussin.

Una passeggiata per le fastose sale dell’Ermitage equivale a ripercorrere la storia della pittura europea: dalla Madonna dell’Annunciazione di Simone Martini, ai grandi maestri italiani del
Quattrocento come Botticelli, Filippo Lippi e Perugino. E, ancora, Leonardo, Raffaello, Caravaggio, Tiziano e Tiepolo. Ma anche splendidi fiamminghi con una quarantina di opere di Rubens e una
trentina di Van Dyck. Si arriva fino a Monet, Van Gogh, Degas e Picasso.

Newsfood.com

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