Una importante riforma della politica di distretto, rurale e agroalimentare, è stata varata oggi dalla Giunta con un disegno di legge (“Istituzione, individuazione e disciplina dei
distretti rurali e dei distretti agroalimentari di qualità”), che sarà ora sottoposto all’approvazione del Consiglio Regionale ed è finalizzato a ristrutturare,
in forme omogenee e flessibili, le modalità di gestione delle aggregazioni territoriali.

La necessità di riforma del sistema prende spunto anzitutto da un’incongruenza insita nell’attuale quadro normativo: i Distretti dei vini sono regolati dalla legge regionale
20/99 di carattere specialistico, mentre i distretti agroalimentari di qualità sono normati dalla legge regionale “generalista” n. 26/03. La nuova norma mira a far rientrare
i Distretti del Vino all’interno di linee di indirizzo omogenee, e cerca di ovviare alle lentezze attuative e alle complicazioni burocratiche sinora registrate.
La proposta di legge definisce i Distretti agroalimentari di qualità – candidati a subentrare alle forme distrettuali odierni – come sistemi produttivi locali, caratterizzati da
uno o più prodotti merceologicamente omogenei, certificati e tutelati, la cui valenza economica risulti significativa; inoltre deve sussistere una interdipendenza tra imprese agricole,
di trasformazione e di commercializzazione, tale da poter definire una filiera integrata, che comprenda anche aspetti culturali e turistici di valorizzazione del territorio. La legge definisce
altresì i Distretti rurali, come entità caratterizzate da un’identità storica consolidata, coerente con la vocazione del territorio e integrazione tra attività
agricole e altre attività locali.
Il Distretto potrà essere costituito da aree non necessariamente contigue dal punto di vista geografico, laddove sussistano correlazioni economico-culturali di filiera, così come
lo stesso territorio potrà appartenere a più distretti; gli enti potranno essere stabili o anche temporanei, legati da obiettivi comuni di sviluppo dettati dalle condizioni di
mercato. Si inseriscono nel sistema le aree di periferia urbana, che possono sviluppare, nell’ambito della multifunzionalità, progetti agricoli di utilità sociale.

“La nuova norma, in quanto norma di programmazione, non prevede stanziamenti di risorse specifiche per progetti – spiega l’assessore all’Agricoltura Mino Taricco – salvo
45.000 euro per studi, monitoraggio ed eventuale sostegno al funzionamento, ma attingerà per ogni tipologia di intervento a normative ordinarie regionali. La vera riforma che il disegno
di legge introduce è un diverso approccio culturale alla politica di distretto, che non si limita a distribuire risorse, ma a fare sistema sul territorio, a coordinare le iniziative di
promozione, a sostenere progetti integrati non solo tra soggetti diversi, ma anche in ambiti diversi, dalla produzione, alla commercializzazione, dalla tutela del paesaggio al turismo. Una
modalità di progettazione partecipata e integrata di un territorio, che si riconosce nella sua produzione trainante, e che crediamo possa dare nuovo slancio in molti settori e molti
territori.”

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