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PINOT NERO, PATRIA ITALIANA IN OLTREPO PAVESE 

Un  chiaro, unico e forte progetto  

Non c’è altra storia che non quella di considerare le colline dell’Oltrepò Pavese la patria indiscussa, la capitale del Pinot Nero in Italia. L’Oltrepò è la terza denominazione-distretto italiana per estensione vitata, di gran lunga la prima in assoluto per la superficie impiantata (2800 ettari)  con viti di Pinot Nero di diversa origine, clone, varietà. Questo è dovuto proprio a un continuo rimescolamento di terre e vitigni, di vigne e scelte umane verso una tipologia di prodotto piuttosto di una altra, in tempi brevi. Basta ricordare il grande lavoro di inizio secolo XX° quando le uve e i vini Pinot Nero prodotti in alta valle Scuro Passo trovavano destinazione in Piemonte, poi quando le stesse vigne producevano il Pinot Nero vinificato in bianco frizzante e tranquillo, quando poi le stesse basi di mosto prendevano altre vie lombarde e trentine per necessità, quando poi fu lanciato il “pinottino”, per arrivare al disciplinare del Cruasè.

Oramai da oltre 170 anni il vitigno Pinot Nero risiede principalmente nelle colline della valle Versa e Scuro Passo… ma da Canevino a Stradella, da Broni a Borgo Priolo….  .

Non dimentichiamo che il Pinot Nero, in tutte le sue fasi di vita, è considerato una pianta difficile sia da curare che da vinificare. Occorre sapienza e fermezza dei parametri e dei metodi, occorre una scelta precisa di cloni e varietà in base alla destinazione. Oggi è impossibile improvvisarsi produttore di Pinot Nero. Abbiamo negli ultimi mesi assaggiato  140  etichette diverse di vini Pinot Nero tranquilli in purezza dichiarata prodotti in diverse regioni italiane, dall’Alto Adige alla Campania, dal Piemonte al Trentino, dall’Emilia alla Lombardia.

Ebbene molto meno della metà sono stati giudicati vini validi e rispondenti a quelle caratteristiche generali che il Pinot Nero deve esprimere per essere considerato tale, in purezza, secondo i parametri presi in considerazione da diversi Master Wine esperti nell’assaggio.

Certo l’Oltrepò è territorio posto sullo stesso parallelo della Bourgogne, ma ciò non è sufficiente. Il terreno è diverso, ma non tanto, certamente l’ambiente in generale è molto simile. Quello che distingue veramente i due territori ( mi piacerebbe vedere una bella e sana competizione mondiale e aperta fra i due grandi distretti) è la organizzazione e la strategia produttiva, la scelta dei cloni porta innesti, le cultivar innestate, la cura e il metodo della coltivazione.

Oggi il vino nazionale e mondiale sono in una fase di grande evoluzione, ristrutturazione e rinnovamento se vogliamo accorgercene senza girare attorno al palo. Fra queste nuove scelte sicuramente il rapporto identità-valore del distretto è un fattore determinante per molti distretti ( italiani, ma anche australiani, americani, cileni, spagnoli…), quindi saper scrivere un unico disciplinare per ogni vino che si vuol produrre diventa improcrastinabile dando al progetto una valenza almeno ventennale, ma con step fissi ogni 5-6 anni per poter modificare procedure e modelli. Il vino è sempre più un prodotto fuori dalle commodities, sempre più manifatturiero e artigianale.  Da questo può nascere una discussione interessante.

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
Mob +393496575297

 

Redazione Newsfood.com