Roma – Secondo recenti studi la contraffazione alimentare sta raggiungendo vertici preoccupanti. A detta delle ultime analisi della Coldiretti, è falso un prodotto su dieci. Per la
maggior parte dei casi si tratta di frutta e verdura provenienti da Paesi esteri ed etichettati come italiani. Anche il “Rapporto sull’attività 2006” dei carabinieri
delle Politiche agricole parla chiaro. Su 118 aziende controllate nel solo settore dell’ortofrutta, 149 sono state violazioni accertate, 389 le persone segnalate all’autorità
giudiziaria; 48 miliardi di euro i contributi verificati e 21 le aziende proposte per la sospensione dagli incentivi europei. Oltre alle irregolarità delle etichette, generalmente i
carabinieri si trovano di fronte a vere e proprie frodi commerciali che, in alcuni casi, sfociano nel traffico di prodotti avariati. Il rischio maggiore viene in particolare dai prodotti
provenienti dai Paesi extracomunitari privi di standard di sicurezza all’altezza delle norme europee su additivi, coloranti, conservanti e quant’altro. E non è solo la salute
a risentirne. La pirateria ortofrutticola ha ripercussioni anche a livello economico. Tutte queste importazioni a bassissimo costo condizionano l’aumento dei prezzi già, comunque,
influenzati dalla crescente pressione della stessa agricoltura italiana che fa fatica ad esportare. I soli paesi dell’Africa settentrionale hanno quintuplicato le loro esportazioni nel
nostro Paese. L’unica soluzione è un serrato aumento dei controlli che, secondo gli esperti del settore, dovrebbe venire anche a livello dei consorzi, purché estesi ai
singoli punti vendita. E poi l’etichettatura. Proprio sulla questione tracciabilità accrescono le diversità d’opinioni con Bruxelles. “Un logo europeo potrebbe
trasmettere in modo più efficace il messaggio di qualità dei prodotti alimentari”, ha detto Mariann Fischer Boel, commissaria europea all’Agricoltura, sintetizzando il
problema aperto con l’Italia. In gioco è la legge 204 del 2004 sull’etichettatura di alcuni prodotti alimentari tra i quali frutta e verdura. Un obbligo più esteso
rispetto a quello previsto dall’Europa all’indomani dell’allarme mucca pazza. Poiché l’indicazione dell’origine sarebbe lesiva della concorrenza, è
aperta una procedura di infrazioni nei confronti del nostro Paese. Secondo la Commissione “Incita il consumatore a preferire prodotti nazionali.” Ma al riguardo le associazioni sono
categoriche, non vogliono tornare indietro. Anche il ministro delle Politiche agroalimentari Paolo De Castro le appoggia.”Se sarà necessario – dice – e saremo sostenuti dalle
organizzazioni dei consumatori e delle imprese, punteremo a modificare le regole dell’Unione”. Tutto ciò per preservare la salute dei cittadini e delle loro tasche, quindi.
Ma di passi ce ne sono ancora da fare soprattutto se ci si trova di fronte a prodotti rietichettati come europei davanti ai quali il consumatore difficilmente potrà difendersi con
l’astensione. Non si tratta, quindi, di una difesa del Made in Italy a tutti i costi, di un patriottismo sfrenato. Si preme, soprattutto per avere soluzioni concrete e di facile portata.
Come successe per “ l’Sms Consumatori”, il messaggino gratis per sapere in tempo reale il prezzo all’origine, di vendita e all’ingrosso di un dato prodotto.
Riscosse subito successo, coinvolse più di 3 milioni di consumatori e tutto ciò nella sua fase sperimentale del progetto. Peccato che, ad oggi, sia “momentaneamente
sospeso”.