Si tratta di una prima importante risposta alle richieste di qualità e di sicurezza alimentare venuta dai consumatori. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori ha accolto
l’accordo in sede di Consiglio dei ministri dell’Agricoltura Ue sulla proposta di direttiva che contiene regole minime per la protezione del pollame da carne. Una decisione, giunta
in porto dopo più di due anni di discussioni e di confronto politico, consentirà al comparto avicolo di dotarsi di nuove e significative norme di benessere animale.

L’intesa comunitaria -afferma la Cia- si inserisce in una più ampia azione tesa a tutelare gli animali, garantendone il benessere. Non solo. E’ anche un deciso passo in
avanti nella strategia per un’alimentazione sicura che la stragrande maggioranza dei consumatori europei ha più volte sollecitato.

Oltretutto, la decisione presa dal Consiglio dei ministri Ue (che riguarda, in particolare, misure sulla densità animale negli allevamenti) -ribadisce la Cia- va a rafforzare tutte le
iniziative prese in questi ultimi tempi nei confronti del comparto avicolo, la cui produzione è sempre più orientata a garantire la salubrità degli alimenti. Un
provvedimento, dunque, che rende il pollame europeo, soprattutto in una fase in cui il pericolo dell’influenza avaria è tutt’altro che sopito, realmente sicuro e di elevata
qualità.

Garanzie queste -sostiene la Cia- che vanno richieste anche per tutti i prodotti avicoli importati nell’Unione europea.

Insomma, la scelta effettuata dai 27 fornisce ulteriori garanzie ai consumatori che -ricorda la Cia- proprio nei giorni scorsi, attraverso un sondaggio effettuato da Eurobarometro, avevano
affermato l’esigenza di prodotti di qualità e soprattutto sicuri, dichiarandosi disposti a fare degli sforzi supplementari per acquistare alimenti rispettosi del benessere degli
animali, anche se questo significa cambiare supermercato o pagare di più.

Un’indagine -fa notare la Cia- nella quale viene anche evidenziato che i cittadini Ue.

ritengono di non disporre delle informazioni necessarie per poter operare una scelta fondata sul benessere degli animali. Infatti, più della metà delle persone intervistate
dichiarano di non disporre di elementi sufficienti sulle condizioni di allevamento nei loro paesi, nè delle indicazioni necessarie per distinguere gli alimenti prodotti secondo proprio
le norme di rispetto del benessere animale. Per questo motivo una grande maggioranza delle persone interpellate nell’inchiesta si sono definite favorevoli all’idea di
un’etichetta o di un logo specifico che indichi le norme riguardanti il benessere animale che sono state applicate al momento della produzione degli alimenti acquistati.

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