Più grano per l'Italia

Il prezzo del grano aumenta e i coltivatori rispondono in massa, se fino all’anno scorso le semine del frumento tenero e di quello duro sono state al ribasso, il 2008 segna un ritorno al
passato, secondo le ultime stime Ismea (l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), gli agricoltori hanno deciso di puntare sui due cereali rispetto ad altre piantagioni.

Lo studio è stato condotto in collaborazione con l’Unione seminativi, prendendo in considerazione un panel di esperti privilegiati individuati tra produttori agricoli, cooperative,
sementieri e istituti di assistenza tecnica delle organizzazioni professionali agricole. Agli interessati è stato chiesto di indicare cosa avrebbero piantato nella campagna di semina
2007/2008. Dai dati è emersa una netta crescita per le superfici coltivate a frumento.
Nello specifico, le previsioni Ismea parlano di un aumento del 18,2 percento per il frumento duro, con quasi 1,7 milioni di ettari seminati, e del 14 percento per il frumento tenero, che
avrebbe superato quest’anno i 750.000 ettari. Per il grano duro gli aumenti riguarderanno in maniera particolare le regioni del Nord, soprattutto Veneto, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna.
Anche nel Sud, comunque, si dovrebbero registrare dei notevoli aumenti delle superfici coltivate in regioni come la Puglia e la Sicilia, storicamente predisposte a questo tipo di colture.

«La crescita delle superfici a fumento», ha spiegato l’Ismea, «è stata determinata dai forti aumenti dei prezzi del grano registrati in questi ultimi mesi e
dall’abolizione del set-aside (dell’obbligo cioè del mantenimento di una quota dei terreni agricoli a riposo) per la campagna di semina 2007/08. Una misura varata dalla Commissione
europea per fronteggiare gli eccezionali rincari delle materie prime cerealicole».
Per il 2008, in pratica, gli agricoltori hanno ritenuto più conveniente scegliere il frumento. Una cosa che non avveniva dal 2005, quando con il varo della nuova riforma della Pac
(Politica agricola comune) decisa dalla Commissione Europea, si era assistito a una diminuzione delle superfici coltivate a grano.
Una volta diffuse le previsioni, il parere degli esperti è stato positivo anche se non del tutto ottimistico. Per Francesco Bettoni, presidente della Borsa Merci Telematica italiana,
«l’aumento del 18 percento di semine di grano duro e l’azzeramento delle colture set/aside creano la possibilità di dar vita a una maggiore offerta e teoricamente a un
riallineamento dei prezzi dei cereali, soprattutto grano duro e tenero». Lo stesso, però, ha sottolineato come prima di trarre qualsiasi conclusione sia necessario
«verificare l’andamento della domanda mondiale delle granaglie». «Questo perché», ha proseguito Bettoni, «è bene ripetere che il nostro Paese al pari
degli altri è parte di un contesto mondiale». E «l’esiguità delle scorte e la difficoltà ad incrementarle dipendono anch’esse dall’andamento mondiale dei prezzi
dei cereali. Prezzi che aumenteranno nella misura in cui aumenterà la richiesta mondiale».

La stessa prudenza è stata espressa anche dal presidente di Italmopa (l’associazione industriali mugnai e pastai), Ivano Vacondio: «Fino a settembre-ottobre, periodo cioè di
raccolto negli Usa e in Canada, noi non sapremo quale sarà l’offerta mondiale di frumento». «Io sono ottimista», ha dichiarato Vacondio, «e dico che nel prossimo
autunno sarà possibile avere un miglioramento significativo dei prezzi del frumento». Tuttavia, il numero uno di Italmopa ha voluto evidenziare come le dinamiche del prezzo del
grano dipendono da molteplici fattori. «Basti pensare», ha concluso, «ai possibili ridimensionamenti mondiali della produzione che possono derivare dalle condizioni meteo o
quanto può influire un 5 percento in meno di produzione di un Paese come il Canada».

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