Verona, 10 maggio 2007. Al trancio, da asporto o surgelata, la pizza si conferma la «più amata dagli italiani». A Siab, Salone internazionale dell’Arte Bianca
(che si conclude oggi a Veronafiere), dove il disco di pasta, mozzarella e pomodoro l’ha fatta da protagonista grazie ad eventi di richiamo internazionale, emerge anche un leggero calo
nella vitalità di un comparto che rappresenta ancora la «bandiera» della cultura gastronomica italiana nel mondo.

L’intramontabile «Margherita» mantiene saldamente il primato dei consumi, avanzano però lentamente i nuovi gusti: mais, formaggio caprino, mozzarella di bufala e
pomodori Pachino, che si adagiano sempre di più su basi realizzate spesso con impasti senza glutine, adatti a chi soffre di celiachia, o con farina integrale.
Secondo i dati forniti dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe), in Italia attualmente il consumo di pizze a settimana si attesta sui 56 milioni, ovvero quasi 3 miliardi di pizze
consumate in un anno.

Secondo l’Istituto Europeo della Pizza, le pizzerie, in particolare in Italia, non riescono ad uscire dalla situazione di stagnazione causata dall’introduzione dell’euro e
degli aumenti indiscriminati introdotti dal settore nella fase della conversione dalla lira alla nuova moneta.
Pizze buone e digeribili, con prodotti innovativi e con servizi moderni e innovativi esistono e sono davvero la «formula di successo» di questo settore, ma sono gestiti solo da una
minoranza che rappresenta meno del 5% del mercato della pizza di oggi.
Unico ingrediente sicuramente sgradito ai consumatori è quello del prezzo, cresciuto in media di 50 centesimi rispetto allo scorso anno. Il primato dei costi più alti spetta a
Milano, la città che ha registrato l’aumento più elevato dei prezzi è Brescia e non manca il sud Italia dove – precisamente a Bari – lo scontrino è
aumentato del 13,79%.
Ancora una volta uniti, nel nome della pizza.