Santa Teresa, 13 Giugno 2007 – Nelle acque del Golfo della Spezia, nel mese di giugno 2007, si svolgerà una fitta attività di ricerca e sperimentazione finalizzata a
studiare la circolazione marina nelle aree costiere della zona per mettere a punto sistemi di previsione della circolazione. Una corretta gestione dell’ambiente marino e la capacità di
far fronte a possibili emergenze ambientali passa, infatti, per la messa a punto di sistemi previsionali. Le attività si concentreranno tra il 18 giugno ed il 4 luglio e verranno
condotte congiuntamente misure sperimentali innovative e analisi da modelli numerici previsionali di vario tipo, a cui parteciperanno complessivamente 13 istituti di ricerca oceanografici
nazionali ed internazionali: CNR-ISMAR Istituto di Scienze Marine, ENEA-CRAM Centro Ricerche Ambiente Marino, Istituto Idrografico della Marina Militare, INGV Istituto Nazionale di Geofisica e
Vulcanologia, NATO-NURC Nato Underwater Research Center, OGS Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale. La circolazione marina nell’area costiera fra il Golfo ed il Mar
Ligure, con il progetto POET (Pilot Oceanographic Experimental Trial), sarà studiato in collaborazione con un esperimento concomitante sulle interazioni mare-atmosfera, coordinato dal
NURC (esperimento LASIE Ligurian Air Sea Interaction Experiment).

Il Golfo della Spezia è stato scelto per questo tipo di ricerca e sperimentazione perché è una zona di grande interesse sia dal punto di vista fisico che biologico:
è caratterizzato da una dinamica complessa influenzata da diversi fattori (come il vento, la corrente a grande scala, i fiumi) ed è sede di numerose comunità biologiche di
pregio, quali il coralligeno presente sui fondali rocciosi delle isole che delimitano il lato occidentale del Golfo. Inoltre, la zona del Golfo può essere presa come esempio di molte
aree costiere europee adiacenti ad un porto commerciale e caratterizzate da un uso spesso conflittuale del territorio e del mare, dove attività di turismo, pesca e acquacoltura vengono
condotte nelle vicinanze di parchi marini protetti (quello regionale di Porto Venere e quello nazionale delle 5 Terre). Comprendere il funzionamento dell’ecosistema marino e la sua risposta ai
cambiamenti naturali e indotti dalle attività umane è di importanza centrale per una corretta gestione di questo complesso territorio.

Il programma di sperimentazione coinvolgerà complessivamente istituti di ricerca, mezzi navali oceanografici e sofisticati strumenti hi-tech. La nave Urania del CNR e le navi
idrografiche Aretusa e Galatea della Marina Militare copriranno un largo tratto del mar Ligure con misure sia atmosferiche che marine, la nave Leonardo della Nato il tratto più costiero
mentre l’imbarcazione Santa Teresa dell’ENEA sarà utilizzata nell’area del Golfo della Spezia sia per misure fisico-chimiche sia per osservazioni biologiche. Vari tipi di rilevamenti ad
alta tecnologia saranno effettuati al fine di capire i meccanismi delle correnti marine, che trasportano sostanze inquinanti e specie biologiche, e le caratteristiche delle masse d’acqua (come
temperatura e salinità) che influenzano l’ecosistema marino. In particolare l’Università di Tolone installerà un sistema radar per la rilevazione delle correnti costiere
superficiali, boe superficiali alla deriva saranno rilasciate dall’OGS, che userà anche un aliante telecomandato sottomarino (chiamato glider) in grado di monitorare autonomamente un
percorso prefissato. Misure di corrente lungo la colonna d’acqua saranno invece a cura del NURC e dell’ENEA. Al tempo stesso, rilevamenti dedicati e non invasivi saranno effettuati dall’ENEA
sulle comunità biologiche del coralligeno che popolano i fondali rocciosi. L’INGV condurrà anche un monitoraggio geofisico del Golfo, utile per individuare l’ubicazione ottimale
per sistemi acustitico-magnetici per la protezione portuale. Radiosondaggi atmosferici saranno eseguiti in contemporanea dalle navi Urania del CNR e Planet del FBWG tedesco.

La grande massa di dati raccolti sarà utilizzata da una parte per identificare le tecnologie più idonee per un monitoraggio sostenibile a lungo termine e dall’altra per la messa a
punto di modelli di previsione a differente risoluzione spaziale: da quello a scala del Mar mediterraneo curato dall’INGV a quello molto dettagliato della rada della Spezia (risoluzione 50m)
messo a punto da oceanografi del MIT di Boston, a quello dedicato alla dispersione sviluppato da CNR e Università di Miami. I risultati dell’esperimento saranno anche fondamentali per la
messa a punto di sistemi di sicurezza del Golfo e del porto nel caso di incidenti/emergenze ambientali.

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