Poggiorsini, una scommessa da vincere per un turismo ecosostenibile

Poggiorsini, una scommessa da vincere per un turismo ecosostenibile

Poggiorsini, da un press tour nel segno del fungo cardoncello, il volto nuovo dell’antico borgo delle Murge

Testo e foto: Maurizio Ceccaioni

Metti di essere invitato a un press tour, magari a Poggiorsini; e andandolo a cercare su Google Earth, vedi una piccola macchia di colore in un mare di campi. Non lontano dal lago di Serra del Corvo (o Basentello) che segna il confine tra Puglia e Basilicata e, a un tiro di schioppo, da Gravina in Puglia, Altamura e Spinazzola. Da lì Bari dista 70 km, e questo piccolo Borgo è uno dei 2.416 paesi italiani con meno di 5 mila abitanti. Anzi, con i circa 1500 residenti, è il più piccolo tra quelli della Città metropolitana di Bari e del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, area protetta di 68 mila ettari istituita nel 2004.
Dopo aver girato il Salento, devo confessare la mia curiosità di conoscere questo posto e l’occasione è stata Apulian taste tour, un progetto finanziato dalla Regione Puglia per l’ospitalità di giornalisti e opinion maker, finalizzato alla conoscenza del territorio e dei suoi attrattori. Ma ad attirare il mio interesse, è stata quella promessa di fare un viaggio tra i sapori, la storia e la cultura di questa gente. Specie dopo aver letto le parole d’introduzione al libro ‘Poggiorsini Signoria della Murgia’ (F. Raguso-M. D’Agostino, ed. Stilo): «…è meglio umili, tranquilli e fraterni nel nostro villaggio, piuttosto che ricchi, ignoti e sgomenti in una grande metropoli».

Poggiorsini, viale d’accesso e pista ciclabile

Il proverbio dice aiutati che Dio ti aiuta

Venendo qui s’incontrano pale eoliche e pannelli fotovoltaici, ma sono le terre coltivate tutt’attorno, a far capire quale sia la vocazione di questi territori. Però, se la campagna dà lavoro, di sola compagna non si può vivere. Così, rinvangando i miei studi in Sociologia e fatti due conti, ho notato che i cittadini compresi nella fascia d’età, 15-39 anni sono il 38% della popolazione. Di questi, 212 femmine (38%) e 347 maschi (62%). Capisco così che per molti di loro, nonostante i modelli culturali tramandati per generazioni e ritenuti spesso immodificabili, il lavoro nei campi non dà futuro. Come hanno capito anche i giovani amministratori della giunta comunale guidata da Ignazio Di Mauro, un medico oggi in pensione, che dal 1995 ha ricoperto per altre tre volte l’incarico (2004, 2009, 2019). Oggi si sono messi in gioco e, attraverso i bandi regionali, hanno colto l’opportunità per realizzare un nuovo approccio produttivo, per il loro futuro e dell’antico borgo. Una scommessa che stanno affrontando e che dovranno vincere.

Poggiorsini, particolare del Borgo vecchio

A Poggiorsini, non tutto ma un po’ di tutto

Nel loro piccolo, a Poggiorsini non manca niente per le necessità del turista poco pretenzioso: ottima enogastronomia, bed & breakfast, due birrerie artigianali, forno, pasticceria, agriturismi in antiche masserie. Ma principalmente lo spettacolo della vista dai 460 m s.l.m. dal Belvedere, il Borgo antico con la chiesetta che spunta dopo l’arco con lo stemma ducale, il Vecchio Casale. Qui si ergeva palazzo Orsini ormai scomparso, come quel pozzo in pietra per l’acqua del piccolo villaggio, di cui rimangono solo poche casette ai margini dello strapiombo, allora adibite a stalle e abitazioni per i dipendenti. Da lassù lo sguardo si perde sui campi sottostanti, arati o appena seminati. Sono nel vallone del torrente Roviniero e in lontananza un trattore continua la fresatura, creando macchie di diverso colore sulle onde ascendenti del terreno, come fosse un quadro della natura.
Poggiorsini fa parte dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia, quelli spesso lontani dalle pagine patinate dei dépliant turistici. Una rete di piccoli comuni, impegnati a valorizzare questi luoghi da riscoprire, vivere e preservare, con un modello di sviluppo ecosostenibile. Quella Comunità Ospitale, che punta ad attrarre il turista interpretandone le esigenze. Un turismo per molti versi alternativo, esperienziale e di comunità. Quello che è alla base della Soft Economy, un concetto romantico di modello di sviluppo, pensato per creare un’economia senza perdere le proprie radici.

Preparazione latticini nella Latteria caseificio Genuario

Parlando di turismo esperienziale, qui basta fare un giro per i vicoli. Magari entrando nel forno a legna di Pietro Cantore (via Torlonia 25), dove la figlia Giusi ci ha fatto assaggiare dei biscotti al vincotto di fichi appena sfornati e un meraviglioso calzone ripieno con baccalà, olive nere, cipolle, acciuga e altro ancora.
Poco distante il Birrificio degli Ostuni (via G. Mazzini 9), o Sbam (Social Brewery Alta Murgia), il primo birrificio sociale pugliese nato per favorire l’accesso al lavoro delle persone con disabilità psichica (via dei Mille 11). Sono posti dove scoprire come sono prodotte le loro birre artigianali, che vanno assolutamente assaggiate. Sempre in tema di esperienze, tra i mestieri storici quello della produzione casearia e dell’olio d’oliva. Nella Latteria caseificio Genuario (via V.Veneto 24), si è assistito alla preparazione e degustazione di mozzarelle e caciocavallo e il giorno dopo abbiamo partecipato alla raccolta delle olive, poi lavorate nel moderno Frantoio oleario Gemanco di Gravina, dove si produce anche olio extravergine a marchio Olivò.

Raccolta delle olive presso Poggiorsini

Uno sviluppo urbanistico ordinato, integrato col passato

Venendo da una grande città caotica, in questo piccolo borgo scopri l’essenza della vita. Qui vedi alberi curati, pulizia in strada, la pista ciclabile fino alla Provinciale n. 230, una palestra all’aperto e un sistema di raccolta differenziata da fare invidia alle città più virtuose del Nord. Poca gente in giro: molti sono fuori per lavoro o studio, ma quelli incontrati davanti al Bar Centrale, hanno i calli sulle mani e salutano senza conoscerti.
Siamo in piazza Aldo Moro e in pochi metri c’è il Comune, la caserma dei Carabinieri e la chiesa di Maria SS. Addolorata dei Sette Dolori, che ha surrogato quella omonima del XVIII secolo, pericolante dopo il terremoto del 22 luglio 1930. Sulla parte alta delle pareti affreschi degli anni 30 con scene sacre. In basso, due opere di gran pregio trasferite dalla chiesa del nel Borgo antico: un quadro con S. Antonio e il Bambinello e una Deposizione di Leonardo Antonio Olivieri (XVIII sec.) dietro l’altare maggiore.
La patrona di Poggiorsini è Maria Santissima Addolorata e la Festa del Paese si svolge dal 9 all’11 agosto.

Poggiorsini,Chiesa parrocchiale di Maria SS. Addolorata

Ospitalità ed enogastronomia

In paese ci sono tre B&B e altri attorno, in grado di ospitare intere comitive di visitatori, come quella incontrata al ristorante Al Fagiano (Tel +39 0803237285). Arrivano nei fine settimana per gustare le specialità enogastronomiche locali, come in questo periodo, il fungo cardoncello tipico della Murgia e ballare nella grande sala.
Questo fungo si prepara in tanti modi e noi l’abbiamo gustato un po’ in tutti i ristoranti in cui siamo stati. Come al ‘Borgo Antico’ (piazza Borgo Vecchio 1) dove, la mamma di Vincenzo, il titolare, ci ha insegnato a fare le orecchiette pugliesi. Ottimo anche il menù presentato nella ‘Taberna degli Orsini’ proprio lì accanto, dove a dirigere la cucina c’è la giovane e apprezzata chef Simona Marrulli.
Una scelta enogastronomica tra i locali, che non può dimenticarsi dell’ottimo buffet con prodotti tipici e la pasticceria tipica del Bar commercio (via V.Veneto 42), la cucina locale e la carne alla griglia del ristorante Al Poggio (piazza Aldo Moro 28) e della vicina Braceria dal Boucher.

Alcuni prodotti della gastronomia locale e la chef Simona Marrulli

In queste terre abitarono gli uomini dell’età della pietra

Anche a Poggiorsini la storia conosciuta inizia dalla Preistoria e, per meglio dire, dal Paleolitico. Come lo testimoniano gli insediamenti umani rinvenuti nelle aree di Grottelini e della Rocca del Garagnone. Questo territorio fertile fu strategico e di conquista. Se anticamente erano i tratturi le vie di comunicazione principali, con la via Appia i Romani ne fecero un importante nodo di collegamento con la capitale dell’impero e i porti dell’Adriatico e Ionio. Di qui passarono Sanniti, Romani, Longobardi e Normanni. Qui si insediarono i Cavalieri Templari, i Gerisolimitani di Malta e gli Angioini. Dalle prime indicazioni fu Monte Folicato e poi Macchia Vetrana, ma Poggiorsini ricevette il nome dal 1726, dopo l’avvento degli Orsini, duchi di Gravina e antica famiglia dell’aristocrazia romana, dalla cui progenie venne papa Benedetto XIII.
Dopo il 1907, quando per un dissesto economico le proprietà della famiglia Orsini andarono all’asta, per mezzo secolo fu una frazione di Gravina in Puglia prima di diventare un Comune autonomo nel 1957.

L’acqua della Murgia, nelle case e in bottiglia a km zero

La natura carsica delle Murge fa sì che di acqua buona ce ne sia tanta, come ben sanno i poggiorsinesi, che usufruiscono di un pozzo artesiano autonomo gestito dall’Acquedotto Pugliese. Ma anche lo stabilimento Acqua Orsini (già Orsinella) in contrada Filieri, della Sorgente di Puglia srl, una società locale che produce e commercializza a km zero. Anche se con Black & Platinum, la nuova linea di acqua minerale in vetro dedicata all’Alta Ristorazione (formati da 0,75 e 0,50 cl), puntano ad espandersi anche sul mercato nazionale ed estero.

Rocca e castello del Garagnone

Escursioni nel territorio

Per chi fosse interessato ad escursioni e trekking, consigliamo il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, dove da Poggiorsini, si può visitare paesi come Gravina in Puglia, la romana Silvium. Per le case e le chiese scavate nel calcare su un fianco del Canyon della Gravina è considerata la Matera pugliese. Da vedere il ponte-acquedotto della fine del XVII secolo che portava l’acqua in città, ma crollò nel terremoto del 1722 e fu ricostruito dagli Orsini. Da non perdere anche la Gravina Sotterranea e i resti del Castello di Gravina del 1220, che di notte viene illuminato.
Ma per queste escursioni è meglio affidarsi a esperte guide ambientali come Giuseppe Carlucci, fotografo naturalista e guida Aigae, conosciuto in questo tour stampa e che ci ha fatto scoprire luoghi e storia di posti come l’area della Rocca del Garagnone, con i resti di quello che fu uno dei castelli imperiali di Federico II (XIII sec.). Poco sotto la Masseria Melodia e gli jazzi, recinti per le pecore caratteristici di qui, prima di arrivare al tratto dell’antica via Appia.

Poggiorsini, borgo vecchio

Come arrivare a Poggiorsini

Anche se presso la stazione ferroviaria c’è una lapide del XVII secolo, che ricorda il luogo come stazione per il cambio dei cavalli e taverna per il ristoro dei viaggiatori, non pensate di venire a Poggiorsini in treno, perché da fine 2010 questa tratta della linea Rocchetta Sant’Antonio-Gioia del Colle ha le rotaie arrugginite. Il territorio è però ben servito dalle linee su gomma (Stp o Sita), ma serve tanta pazienza e positività. Da Bari centrale Fs, si può arrivare in treno a Gravina e poi in bus. Da Bari Aeroporto, a Corato con la Bari Nord e poi in bus. Sempre dall’aeroporto in bus ‘Sita’ ad Altamura e poi in bus ‘Stp’ a Poggiorsini. Ma per girare liberamente, conviene affittare un’auto.

Per informazioni è possibile contattare gli uffici comunali al +39 0803237062, oppure al sito www.viaggiareinpuglia.it

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