L’importazione di pomodoro conservato dalla Cina è passato dai 98 milioni di chilogrammi nel 2005 ai 58,5 milioni del 2006. C’è però preoccupazione per quanto previsto
dalla legge comunitaria 2007 che prevede l’abrogazione dell’obbligo di indicare nell’etichetta la provenienza degli alimenti.
Diminuisce l’importazione di pomodoro concentrato dalla Cina. Dopo anni ininterrotti di crescita le importazioni dalla Cina di pomodori conservati, destinati a essere mescolati con quelli
italiani e spacciati come Made in Italy sul mercato internazionale, sono infatti crollate dai 98 milioni di chili del 2005 ai 58,5 milioni del 2006. Una riduzione del 40 per cento. I dati sono
resi noti da una analisi della Coldiretti sul commercio estero, condotta sulla base dei dati Istat del 2006, che confermano un’inversione di tendenza nell’import di pomodoro: un dato legato
all’obbligo di indicare in etichetta l’origine del pomodoro impiegato nella passata, scattato il 15 giugno scorso e sostenuto con forza dalla Coldiretti.
Con la nuova normativa infatti – sottolinea in una nota stampa la Coldiretti – si sono strette le maglie della legislazione a tutela del mercato nei confronti di truffe, contraffazioni ma anche
di problemi per la salute, perché si tratta di un prodotto trasportato per migliaia di chilometri dalla Cina, che ha regole sanitarie profondamente diverse da quelle nazionali. Sono
stati infatti ripetuti i casi di sequestri di pomodoro conservato con problemi di natura igienico sanitaria effettuati nei principali porti italiani. L’etichettatura di origine, precisa ancora
la Coldiretti, ha invece consentito di salvare la produzione Made in Italy e di tutelare posti di lavoro nelle campagne e nell’industria di trasformazione, offrendo inoltre una corretta
informazione ai consumatori per consentire di fare scelte di acquisto consapevoli.
Secondo la Coldiretti, rischi deriverebbero però dal disegno di legge comunitaria 2007 approvato dal Consiglio dei Ministri e che dovrà essere discusso in Parlamento: la norma si
propone di abrogare l’indicazione obbligatoria nell’etichettatura dell’origine dei prodotti alimentari previsti dalla legge 204 del 2004. Sul disegno di legge comunitaria non mancherebbero
però, sottolinea la Coldiretti, le perplessità da parte della Conferenza Stato Regioni mentre diverse mozioni sono state presentate in Parlamento a difesa dell’etichettatura di
origine degli alimenti.

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