Roma, 20 novembre 2007 – L’uso di energia da biomassa forestale può aiutare a ridurre l’emissione di gas serra e contribuire alla diminuzione della povertà, ha affermato
oggi la FAO. Ma l’agenzia ha anche messo in guardia che in assenza di una gestione sostenibile delle foreste, un tale impiego può anche avere come effetto la deforestazione ed il degrado
del patrimonio forestale.

La legna è il più importante biocombustibile, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Attualmente la metà della produzione annuale di tondame (assortimenti legnosi senza
corteccia) è usato a fini energetici, secondo uno studio presentato in occasione dell’evento speciale sul tema “Foreste ed Energia”, organizzato nell’ambito della Conferenza biennale
della FAO. Oltre due miliardi di persone dipendono dal legno per il loro fabbisogno energetico quotidiano, soprattutto per uso domestico – per cucinare e per il riscaldamento- e per la piccola
produzione industriale. Nell’Africa sub-sahariana, legna e carbone vegetale coprono oltre il 70 per cento della domanda nazionale di energia.

L’alto prezzo del petrolio, la necessità di fonti energetiche sicure e le preoccupazioni relative al cambiamento climatico hanno portato ad un rinnovato interesse per la bioenergia,
interesse che però potrebbe avere effetti sul patrimonio forestale, dal momento che le foreste occupano superfici che potrebbero essere destinate alla produzione di biocarburante
liquido. Non solo, ma le foreste ed i residui forestali potrebbero diventare molto più importanti per la conversione diretta in biocombustibili liquidi. Secondo alcuni esperti, in
futuro, il legno rappresenterà la maggiore fonte di biocarburanti, rimpiazzando le coltivazioni e i residui agricoli.

L’incremento del consumo di energia determinato da fattori demografici ed economici ed il rapido cambiamento del panorama energetico a livello globale, generano al tempo stesso
opportunità e minacce per le foreste, secondo la FAO.

Evitare l’impatto negativo – Si prevede un incremento della produzione di energia derivante dalle foreste esistenti e dalle superfici rimboschite. Potrebbero contemporaneamente aumentare
le pratiche non sostenibili e l’uso di combustibili legnosi. Con l’aumento della domanda di energia legnosa, potrebbe diminuire l’offerta di legna per altri usi, con il risultato di un
incremento dei prezzi per tutti coloro che la utilizzano.

I terreni in precedenza destinati a coltivazioni alimentari potrebbero essere riconvertiti per la produzione di biocombustibili. Questo potrebbe far aumentare i redditi degli agricoltori ma
potrebbe anche avere un impatto negativo sulla produzione alimentare locale.

Le coltivazioni destinate alla produzione di biocombustibili potrebbero espandersi verso le foreste, generando conflitti per l’uso della terra e incrementando la deforestazione, con
implicazioni pesanti per la biodiversità, per il cambiamento climatico e per le risorse idriche.

“Nonostante gli apparenti benefici dei biocarburanti, occorre cautela quando si concepiscono e si attuano progetti di produzione di biocarburanti liquidi su larga scala”, ha detto Wulf
Killmann, Direttore della Divisione Economia e Prodotti Forestali della FAO. “I governi dovrebbero assicurarsi che non vi siano impatti negativi sull’ambiente e sulla società”.

La FAO ha fatto appello ai paesi membri affinché sviluppino il loro settore di energia d’origine forestale in linea con i principi di una gestione sostenibile del patrimonio forestale.
Le politiche di questo settore dovrebbero essere inquadrate nel contesto delle strategie di riduzione della povertà.

Si deve lavorare al trasferimento del know-how e allo sviluppo di capacità nell’uso di sistemi sostenibili, efficienti e sicuri. Dovrebbero evitarsi indebite distorsioni del mercato. Ed
infine dovrebbero essere introdotte misure di salvaguardia nella produzione di biocarburanti liquidi, al fine di scongiurare indesiderate conseguenze negative per l’ambiente e per le
popolazioni locali.