In relazione alla presentazione della ricerca dell’Istituto del Professor Mannheimer sulle culture del bere a confronto, il Ministro della Salute Livia Turco ha rilasciato la seguente
dichiarazione: “I dati presentati oggi dall’istituto di ricerca del Professor Mannheimer sul rapporto tra gli italiani e l’alcol, messo a confronto con quello esistente in altri Paesi europei,
appaiono in linea con quanto già rilevato da precedenti ricerche dell’Oms. Queste ricerche evidenziano come l’ubriacatura, con conseguente intossicazione acuta da alcol, resti un
fenomeno ancora limitato rispetto ad altri Paesi europei. Tuttavia sarebbe un errore sottovalutarlo, perché le stesse statistiche dell’Oms ci mostrano un pericoloso incremento
dell’abitudine al bere per ubriacarsi, anche nel nostro paese e soprattutto tra i giovani. Basti pensare che se nel 1999 la percentuale dei giovani italiani che si ubriacavano almeno tre volte
in un mese era del 3%, nel 2003 (ultimo anno di osservazione disponibile) risultava del 7%. Quindi più che raddoppiata, anche se sempre inferiore a quella di molti Paesi europei. Per
questo i risultati dell’indagine di Mannheimer, per quanto confortanti laddove mostrano una maggioranza di approcci corretti al bere, non devono fuorviarci da una forte attenzione alla
correlazione tra abuso di alcol e salute.”

L’abuso di alcool resta infatti uno dei principali fattori di rischio di malattia e morte.

● In Italia l’abuso di alcool uccide almeno 20 mila persone ogni anno.
● 7 mila muoiono per cirrosi epatica.
● Oltre 2.500 giovani, perdono la vita per incidenti stradali causati dal bere.
● Più di 100mila italiani si ricoverano, ogni anno, in ospedale per conseguenze dell’abuso di alcool
● L’alcool contribuisce a tante malattie, dalle patologie epatiche ai tumori, dalle malattie cardiovascolari a quelle nervose.

D’altra parte l’Italia è un Paese in cui il consumo di bevande alcoliche, e in particolare di vino, fa parte di una radicata tradizione culturale e l’assunzione moderata di alcol
è una consuetudine alimentare molto diffusa, oltre che socialmente accettata.

Esistono tuttavia gravi criticità da affrontare:

● la crescita del numero dei consumatori, che comporta comunque una maggiore esposizione della popolazione ai rischi, anche quando si tratta di consumi
moderati;
● c’è comunque un aumento dei consumi alcolici al di fuori dei pasti, che comporta rischi maggiori di quelli collegati a un consumo
alimentare;
● la diffusione di consumo, abuso e ubriacature fra i giovani e giovanissimi, ivi comprese le giovani donne, come dimostrano i dati già citati
dell’Oms;
● l’elevata e crescente mortalità giovanile per incidente stradale che in Italia si stima correlato ad abuso di alcol per più del 40% dei
casi e che rappresenta la causa di più del 46% del totale dei morti di età compresa tra 15 e 24 anni.

La realtà italiana richiede dunque la programmazione di adeguati interventi per prevenire questi danni e per promuovere comportamenti e stili di vita coerenti con il mantenimento di un
buono stato di salute.
Elemento cruciale delle politiche di prevenzione appare, soprattutto per la protezione dei più giovani, l’adozione di politiche e azioni adeguate alle trasformazioni culturali in atto,
che tengano conto dell’aumento dei comportamenti di consumo a rischio, favoriscano la corretta conoscenza e percezione dei rischi correlati ai vari comportamenti, e promuovano nei diversi
contesti della società la crescita di fattori protettivi.
In questa direzione vanno il recente ‘Piano nazionale alcol e salute‘ approvato dalla Conferenza Stato-Regioni lo scorso 29 marzo e il programma ‘Guadagnare SaluteRendere
più facili le scelte salutari
‘ proposto dal Ministro della Salute e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 25 maggio, finalizzato a sostenere gli stili di vita salutari della
popolazione e a facilitare le scelte di salute dei cittadini, tramite la collaborazione di tutte le istituzioni e soggetti, di ambito sanitario e non, che possono svolgere un ruolo per il
raggiungimento di questo obiettivo.

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